Archivi del mese: febbraio 2010

Ad Andria gli elettori diventano finalmente protagonisti

La campagna elettorale di Liso, candidato sindaco con il centrosinistra per la città di Andria, si caratterizza sicuramente per la grande originalità e creatività. Il suo staff, viste le difficili condizioni in cui si svolge il confronto, hanno dovuto studiare qualcosa che colpisce gli elettori. Una difficoltà è stata partire dopo rispetto agli avversati ma è giusto cercare di far in modo che tutto diventi un’opportunità da sfruttare positivamente. In questo senso, ritengo assolutamente appropriato puntare su una strategia di rottura e soprattutto accattivante, come quella di Liso. Mi piacciono molto infatti i suoi manifesti (si intuisce una ispirazione dal “ciclone” Vendola). Penso che il colore rosso, scelto per ricordare lo schieramento di appartenenza sia assolutamente opportuno. Oltre a questo, a me personalmente piacciono molto i manifesti elettorali che puntano o sul candidato o sullo slogan o ancora su una specifica iniziativa (soprattutto in una competizione locale in cui la persona, inteso come il candidato, può fare la differenza anche se il suo schieramento è in minoranza nella città), cercando quindi di smarcarsi dai partiti che oggi più che mai sono in una fase di assoluta difficoltà. Anche il loro “modo di fare”: se fossi sindaco, mi piace molto perché hanno trovato un sistema originale per far partecipare i loro cittadini e renderli così protagonisti della campagna elettorale. Questo però ha anche delle controindicazioni e cioè che deve prevedere la presenza di un forte staff che “governi” l’immensa mole di proposte, cercando non solo di ascoltarle ma soprattutto di farle sentire davvero protagoniste, ma da come si può constatare fin ora, questo viene opportunamente fatto, anche perché “la partecipazione non è a parole (come dicono tutti in campagna) ma è fattiva”. Ancora, ottimi i tanti strumenti che mettono a disposizioni sempre per rendere il cittadino parte assolutamente attiva: scrivere provocatoriamente sui manifesti, poi hanno le cartoline, gli sms, le mail, le video idee da caricare sul sito. Mi permetto solo di fare un inciso, secondo me infatti, si dovrebbe in parallelo a questo, pubblicizzare quello che il candidato propone, ovviamente cercando di tenere in considerazioni le indicazioni dell’elettorale: i cittadini, soprattutto in questa particolare fase storica, vogliono risposte e rassicurazioni! Molto buono lo slogan scelto dal candidato: le tue idee saranno i nostri fatti. Fatti sentire; si poteva anche parlare al plurale per dare il senso delle tante persone che seguono queste iniziative e quindi: le vostre idee saranno i nostri fatti. Fatevi sentire. Giusto rimarcare il termine “fatti”, è quello che la gente vuole! Trovo inoltre molto interessante, sicuramente il pezzo forte, la loro fase B della campagna (veramente molto originale e bella). Penso che l’idea dei pannelli sia davvero molto geniale e che ravviva la comunicazione politica che purtroppo in Italia cercano sempre di “ridicolizzarla”. Ottimi ancora i manifesti con 13 biciclette montate su pannello e 4 veri pannelli solari. Giustissimo inoltre che gli oggetti siano accompagnati dai messaggi pervenuti tramite mail e sms. Ovviamente guidati, ma che servono a non perdere mai di vista l’oggetto della campagna e cioè la partecipazione. Molto bello anche il sito internet, (www.lisosindaco.it) curato, molto completo che riprende, giustamente, l’impostazione della campagna elettorale. L’unico dubbio è che una campagna del genere riesce difficilmente a “parlare” anche quegli elettori anziani, meno istruiti e soprattutto stufi della politica, ma, come preannunciato dal candidato Losi, per questa categoria di elettori ci sarà una specifica strategia, dove vedrà protagonista proprio il candidato sindaco. Detto questo, in conclusione, la strategia in questione mi piace davvero molto perché è inedita e dà una grande speranza a chi ama questa professione e crede che gli strumenti di marketing politico possano fare la differenza; ovviamente accompagnati anche da altri importanti fattori. È indispensabile a questo punto continuare a seguire la sfida di Andria!  Luca Checola

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La strategia Velardi

Cosa succede quando uno spin doctor decide di lavorare per due schieramenti differenti? Potrebbe accadergli di confondersi? Scambiare le carte (o i colori)? Velardi per le Regionali 2010 lo fa a posta! 

  

Claudio Velardi è ad oggi consulente politico di Vincenzo De Luca, candidato del centrosinistra in Campania, e di Renata Polverini, candidata del centrodestra nel Lazio. Lo spin doctor campano punta tutto sulla trasversalità dei suoi due candidati e sulla loro capacità di attrarre consensi sia da destra che da sinistra. Per questo motivo veste prima di rosso la Polverini, attirando polemiche su polemiche, e poi immerge nel blu De Luca, invertendo di fatto gli universi culturali e ideologici delle due organizzazioni politiche avverse. Ma non basta, cancella i simboli di partito dalla linea grafica di manifesti, sito web, materiale di propaganda e investe sulle personalità dei candidati e sulle loro storie.

In realtà, Velardi non fa altro che guardare a fondo il suo contesto d’intervento, ovvero il mercato elettorale in cui va ad operare. La Campania e il Lazio si presentano, infatti, come due regioni dove la fiducia verso la politica e i partiti è al limite (scandalo rifiuti, caso Marrazzo, etc.), delusione e incertezza la fanno da padrone, e di conseguenza i simboli e le ideologie si sciolgono sotto le pressioni dello scetticismo. È noto che in tali contesti gli unici ad emergere sono i cosiddetti meneur de foule, i leader carismatici, ed è ovvio che lo spin doctor abbia ben pensato di seguire la scia della leaderizzazione come soluzione alla confusione tra destra e sinistra, oramai non più portatrici di differenze sostanziali. L’obiettivo, quindi, non è confondere le idee degli elettori, ma chiarire loro le caratteristiche dei candidati “al di là dei partiti” (così recitano esplicitamente i manifesti di Vincenzo De Luca). Cambiano le categorie, dunque. Non l’individualismo del centrodestra, ma la solidarietà dell’universo sindacale, non la tradizione del centrosinistra, ma il decisionismo risolutore del buon amministratore. 

Velardi è probabilmente convinto che non sarebbero bastate delle campagne tradizionali di partito e/o di coalizione per far affermare i suoi candidati. Lo spin doctor decide di tentare la strada più ardua, ma forse l’unica possibile, poiché la vera minaccia è proprio la brand awareness, soprattutto se si guarda al caso campano, dove le possibilità di vittoria del centro sinistra inizialmente erano praticamente nulle.

Rimarcare la distanza con la nomenklatura politica lasciando cadere ogni riferimento agli schieramenti di appartenenza. Ecco l’obiettivo di un’operazione strategica difficile, un’operazione di management simbolico sulla costruzione dell’immagine dei candidati nella mente degli elettori. Naturalmente un consulente incide prima di tutto sui simboli, sul linguaggio, sui rituali, in quanto, essi determinano gli universi culturali delle organizzazioni. 

Tutte le organizzazioni sono intrise di cultura, ma i partiti ancora di più sono frutto della storia politico-culturale di una società, delle sue esigenze, dei suoi bisogni. Essi rappresentano identità specifiche e valori profondi, rappresentano la weltanschauung di intere comunità. Ma come afferma Schumpeter «un partito non può essere definito per i suoi principî». Secondo l’economista austriaco «un partito è un gruppo i cui membri si propongono di agire in accordo dentro la lotta competitiva per il potere politico»[1]. E in una società liquida, purtroppo, sono le logiche competitive a prevalere, e simboli di partito diventano talmente “liquidi” da scomparire

Così Velardi rompe le righe e scompagina i codici simbolici della politica italiana, l’attribuzione dei colori come espressioni culturali degli schieramenti. Gli unici rimasti a difesa della separazione tra destra e sinistra. Per fare una citazione gaberiana, è come se dicessimo che la mortadella ora è di destra e che il culatello è diventato di sinistra! 

Forse alcune regole non andrebbero violate, ma in nome della competizione elettorale e delle necessità strategiche contingenti tutto è possibile. Eppure, lasciatemi passare quest’ultima citazione… 

“Ideologia, malgrado tutto, credo ancora che ci sia.
 È la passione, l’ossessione della tua diversità,
 che al momento dov’è andata non si sa”
(Destra Sinistra, Giorgio Gaber) 

Marina Ripoli


[1] SCHUMPETER J.A. (1995), Capitalismo, socialismo, democrazia, Milano, Edizioni di Comunità, p. 269.

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Lombardia 2010: i siti web

L’home page, la pagina iniziale, è l’elemento che meglio rappresenta un sito internet, quella a cui la maggior parte degli utenti accede ogni volta che visita il sito web. Io credo però che prima ancora dell’home page del sito, un elemento che davvero lo caratterizza e lo rappresenta sia proprio la sua URL: vale a dire, il suo “indirizzo”, quella stringa che andiamo a scrivere nel nostro Browser per accedere alle pagine che desideriamo consultare. In questi casi per accedere ai siti di Formigoni e Penati bisogna digitare rispettivamente: www.formigoni.it  e www.penatipresidente.it.

L’indirizzo credo sia assolutamente “centrato” e corretto, rispecchiando così la norma di Jakob Nielsen il quale afferma: “Se gli utenti riescono a ricordare il vostro nome di dominio, possono quantomeno raggiungere la vostra home page”.1 L’URL riporta infatti solo il cognome dei due candidati; nel caso di Penati con la sola aggiunta del termine “presidente” (nessuno infatti li chiama sia con il loro nome proprio sia con il cognome: “Roberto Formigoni” e “Filippo Penati”): un dato di fatto è che gli elettori già faticano a ricordarsi il cognome dei candidati, figurarsi anche il nome proprio.

Graficamente la pagina è molto semplice ma efficace con in grande l’immagine e i cognomi dei due candidati posta assolutamente ben in vista e con i simboli dei maggiori partiti che li appoggiano: PD e PDL.

Ci soffermeremo adesso ad analizzare esclusivamente l’impostazione grafica e l’impaginazione. Come detto, i siti offrono sicuramente un ottimo impatto grafico, e sin da subito è evidente, grazie alla grossa immagine dei candidati e alla scritta “Roberto Formigoni” e “Penati Presidente”, che si stanno visitando le pagine web ufficiali dei due candidati alla presidenza della Regione Lombardia.

La pagina risulta compatta sia in verticale sia in orizzontale, non costringendo così il visitatore a uno scorrimento troppo prolungato, e il layout rimane fisso per tutte le pagine presenti nel sito.

Per compiere poi l’analisi plastico-visiva, prendo spunto da quella che Piero Polidoro2 compie sui portali. Proprio come i portali informativi, infatti, anche il sito internet di Formigoni e Penati, usa la metafora del “quotidiano” (inteso come pubblicazione), portando l’utente a fruire dei contenuti come se stesse leggendo, appunto, un quotidiano cartaceo.

Dal punto di vista dell’organizzazione spaziale possiamo suddividere entrambi in tre moduli, vale a dire, in pratica, tre fasce orizzontali:

La fascia superiore

Contiene la testata che è normalmente posizionata al centro dei quotidiani, e più spostata a sinistra nel sito web (in questo caso riporta la scritta: “Penati Presidente”). Quella di Formigoni invece la troviamo in basso (“Roberto Formigoni”). Ci sono inoltre, solitamente, delle inserzioni pubblicitarie, magari dei banner. In questo caso essendo sito internet di personaggi politici ciò non accade. Sono invece riportati i simboli dei maggiori partiti e gli slogan più significati dei due candidati (“Roberto, uno di noi”) e (“L’alternativa lombarda”). Nel quotidiano sono inoltre presenti le informazioni editoriali e della distribuzione, mentre nel sito web questo spazio è occupato dalla presenza dei link alle altre pagine e sezioni.

La fascia centrale

È quella che raccoglie tutto il materiale informativo, le notizie, e occupa lo spazio maggiore all’interno della pagina; essa è a sua volta divisibile in tre fasce verticali:

  • Nella colonna centrale sono posizionate tutte le notizie più rilevanti, nonché quelle più recenti. Questo accade nel sito di Penati ma non in quello di Formigoni, infatti in questo ultimo caso in questa colonna è posizionata l’immagine del candidato. Di fianco a una foto posta alla sinistra della pagina (nel caso di Penati), vengono riportati i titoli, collegati naturalmente alle notizie, suddivisi in diverse categorie fisse con in fondo alla pagina, per Formigoni, alla destra per Penati, opzioni per collegarti ad altri canali informativi (yuo tube, facebook, flickr, invio di sms, ecc.
  • nelle colonne laterali sono solitamente presenti nei quotidiani degli articoli di commento. In caso invece del sito di Formigoni, sono posizionati sia a destra sia a sinistra tutte le ulteriori opzioni e link alle diverse sezioni del sito. Da un lato sono presenti infatti i collegamenti alle pagine per sondaggi, news, video, ecc.

La fascia inferiore

È solitamente dedicata dai quotidiani alle notizie secondarie o alle rubriche o spesso alla pubblicità. Nel sito di Penati e non in quello di Formigoni sono invece presenti tutti i relativi contatti.

Da un punto di vista eidetico (lo studio delle forme) sia i portali informativi, sia i quotidiani, sono caratterizzati dalla “presenza quasi esclusiva di linee rette” e dal “predominio dell’ortogonalità” (quadrati, rettangoli, ecc.)3. Questo accade molto bene anche nei siti di “formigoni.it” e “penatipresidente.it”. Inoltre prevale l’organizzazione topologica rettilinea (contrapposta a quella curvilinea), caratterizzata dalle dicotomie “alto/basso” e “destra/sinistra”. Per i colori invece, vengono utilizzati soprattutto i radicali cromativi (in questo caso prettamente blu-azzurro, nel caso del sito di Formigoni) e tinte a forte saturazione e ottima luminosità4.

È anche rilevante la presenza di cornici e divisori che separano alcune parti della pagina o alcuni gruppi di notizie tra loro. In alcuni casi, come in quello dei quotidiani e dei portali informativi, a ciò si può collegare il dèbrayage semiotico proposto da Greimas, con “la funzione di stabilire un distacco chiaro ed evidente tra enunciatore ed enunciato. L’effetto di senso che ne deriva è quello dell’oggettività5. In questo caso più che di oggettività si potrebbe parlare di credibilità e di attendibilità, caratteristiche di uno strumento di comunicazione ufficiale direttamente gestito dallo staff dei candidati.

In conclusione quindi si può stabilire se “formigoni.it” “penatipresidente.it” forniscono le tre funzionalità che secondo Jakob Nielsen non dovrebbero mai mancare in una buona home page. Sicuramente è presente una directory dei contenuti principali del sito. È posta infatti nella fascia superiore poco sotto la grande “immagine-testata” nella pagina in quella di Penati, a destra in quella di Formigoni. Risulta quasi automatico vederli; inoltre consentono di raggiungere l’informazione desiderata in modo chiaro e veloce. Oltre a questo è sicuramente presente anche un sommario delle novità più importanti. Tutta la parte centrale della home page è totalmente incentrata sulle notizie e sugli articoli più recenti. Anche le due fasce sono aggiornate dopo ogni evento disputato dai candidati. Il terzo elemento, una funzione di ricerca è presente solo nel sito di Penati. Nella home page, e precisamente in alto a destra, è presenta infatti una stringa per compiere ricerche all’interno del sito. Questo risulta molto utile soprattutto per chi visita il sito per la prima volta: possono accedervi infatti tutti coloro i quali abbiano necessità di fare una veloce ed efficace ricerca sul sito. Non è presente nel sito di Formigoni.

1 Nielsen J., Designing Web usability, MacMillan Computer Publishing, 2000 (trad. it. Web usability, Apogeo, Milano 2000), pag. 247

2 Polidoro P., Essere in rete: banner e portali, in Pezzini, Isabella, (a cura di), Trailer, spot, clip, siti, banner. Le forme brevi della comunicazione audiovisiva, Meltemi, Roma 2002

3 Polidoro P., op. cit., pag. 180

4 Le categorie cromatiche sono sostanzialmente tre: i radicali cromatici (i toni: rosso, verde, giallo, ecc.), la saturazione e il valore (cioè luminosità). http://digilander.libero.it/pieropolidoro/

5 Polidoro P., op. cit., p.182

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Il Design nella comunicazione politica: il caso Vendola

Cosa rende un manifesto elettorale innovativo e allo stesso tempo attraente? E’ la domanda che sorge spontanea di fronte ai manifesti “diversi” di Nichi Vendola. La risposta, o meglio il segreto, lo hanno rivelato nella nostra newsletter i tre giovani esperti di design dello studio pugliese FF3300 che collaborano alla creazione della campagna del candidato presidente: Alessandro Tartaglia, Carlotta Latessa e Nicolò Loprieno.

Le campagne di Vendola e del PD sono curate dalla stessa agenzia di comunicazione. Il risultato, però, è evidentemente diverso. Cos’è che fa la differenza? E qual è il vostro ruolo?

Premessa: noi non partecipiamo al progetto della campagna PD, quindi possiamo parlare di quella che stiamo curando per Nichi.
Nessun candidato in Italia ha mai avuto la lungimiranza di Nichi Vendola circa la comunicazione (e la sua apertura mentale, probabilmente).
Sebbene i più credano che le campagne politiche siano il frutto di un lavoro d’agenzia, questa campagna sperimenta nuove alchimie progettuali.
Su questo concept l’agenzia Proforma ha curato i contenuti, il copy, e la strategia.
FF3300, insieme a Carla Palladino (una forza esterna allo studio, ma con la quale lavoriamo spesso) ha invece curato il “design della comunicazione”.
Quando parliamo di design intendo dire che abbiamo progettato il sistema di icone, con il quale sono stati “sintetizzati” i concetti chiave; abbiamo scritto un programma (con un linguaggio java-derivato) per trasformare l’immagine fotografica di Vendola in un ritratto composto dalle icone delle sue politiche; abbiamo studiato una gamma cromatica che potesse “accompagnare con leggerezza” lo sguardo del cittadino, e soprattutto, abbiamo stravolto l’usuale stereotipo delle campagne politiche, mettendo al centro della comunicazione la realtà, i fatti, l’informazione (e non le promesse, i punti di vista, e il populismo).
Direi che abbiamo fatto tesoro dell’esperienza Obama, reinterpretandola in chiave “locale”.

Ritenete dunque che questo sia un punto di forza per la campagna di Vendola?

Se c’è un buon messaggio, basta comunicarlo con onestà e semplicità. In questo caso il lavoro che viene svolto dai noi progettisti è semplificato dalla grande esperienza di chi cura testi e contenuti, e quindi più che in altre occasioni per noi è possibile investire energie e risorse nello sviluppo di un visual vincente.

In che termini le due agenzie collaborano per costruire la campagna? Quali sono le fasi che portano alla combinazione delle strategie con il “messaggio” e la parte visiva di quest’ultimo?

Noi per fortuna o sfortuna, non siamo un’agenzia, ma un piccolo studio di tre designer, che lavora quasi artigianalmente sulle immagini. Ciò significa che per noi, a differenza che per le grandi agenzie, il messaggio è l’immagine che lo comunica, sono la stessa cosa.
Proforma in questo ci è venuta incontro, permettendoci di trasferire questo modello semiotico anche nella comunicazione politica.
La sintesi di un’esperienza pluriennale sui testi, coniugata con la semplicità e l’immediatezza di codici linguistici ampiamente condivisi, come lo sono le icone, permettono la comprensione del messaggio ad una fascia di utenti maggiore.

Qual è il valore aggiunto del design nella comunicazione e in particolare nella comunicazione politica?

Riteniamo che i partiti politici italiani abbiano tutti un grande problema di comunicazione.
Si muovono su schemi semantici obsoleti, ignorano i social network, e non hanno la minima cura della propria immagine pubblica.
Mi viene in mente quello che ci disse Vendola quando vide i primi manifesti della Fabbrica di Nichi, quelli cuciti a mano, di stoffa: “mi avete portato fuori dalla terza internazionale” disse.

Il design nella comunicazione politica è una pratica poco diffusa in Italia. Perché?

Da sempre in Italia le Agenzie Pubblicitarie hanno imposto una sorta di “orientamento” al mercato, basato sulla quantità al posto della qualità.
A nostro parere, purtroppo, non serve studiare cinque anni per progettare la maggior parte delle campagne politiche in circolazione (probabilmente per noncuranza di chi le commissiona, o per scarsa educazione alla “buona comunicazione” oltre che alla “buona politica”).
Bisogna dare credito, valorizzare la cultura e i giovani che approfondiscono lo studio della comunicazione.
Non possiamo credere che Obama sia un caso, il mondo si trasforma e bisogna capire come poter essere uomini del proprio tempo, bisogna sentire lo spirito del tempo.

Dalle vostre esperienze, quanta responsabilità ha il politico nella scelta di ricorrere al design per la sua campagna? In poche parole, l’utilizzo del design nella comunicazione politica è direttamente proporzionale al grado di innovatività del candidato e del suo staff?

Vendola non è un politico come gli altri, e lo sta dimostrando.
La Puglia è un posto migliore, per questo c’è tanta mobilitazione.
Il fiorire della cultura, delle capacità progettuali diffuse, senza dubbio facilita il cammino di chi promuove la qualità. Nel nostro caso l’invito a partecipare a questo progetto è arrivato in seguito alla visibilità che avevamo avuto curando la comunicazione di un importante festival di teatro internazionale. Come diceva Munari, da cosa nasce cosa, ma per iniziare questa spirale, c’è bisogno di una grande volontà di innovazione.

Cosa avviene invece all’estero?

Il modello Obama, i social network, la semplificazione, e lo studio delle gerarchie delle informazioni sono solo alcuni degli spunti da cui abbiamo attinto.
Spesso non bisogna guardare a cosa fanno gli altri, basta fermarsi a riflettere su come andrebbero fatte le cose, se fossimo alla prima volta.

Quali sono le vostre attese e le vostre previsioni?

Non facciamo previsioni, non siamo astrologi, posso solo dire che noi la nostra battaglia la stiamo giocando al meglio delle nostre possibilità, stiamo cercando di cambiare il modo di fare la comunicazione politica in Italia.

(Intervista a cura di Marina Ripoli)

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Stefano Maullu (Lombardia-PdL)

Stefano Maullu dal luglio del 2008 ricopre la carica di Assessore alla Protezione Civile, Prevenzione e Polizia Locale e in queste elezioni regionali si candida per il Consiglio Regionale della Lombardia con il Popolo della Libertà. Da qualche giorno per le vie di Milano si vedono i suoi manifesti elettorali. Onestamente devo ammettere che li ho trovati diversi dai manifesti degli altri candidati e per questo ho voluto approfondire la mia conoscenza in merito. Da una prima analisi penso che, per ora si stia dimostrando una campagna assolutamente efficace.

MANIFESTI ELETTORALI – LA FORZA DEL FARE

Per quanto riguarda i suoi manifesti elettorali, a differenza di (quasi) tutti gli altri candidati, Maullu ha ritenuto, secondo me giustamente, opportuno puntare molto di più sulla sua figura rispetto che sul simbolo del proprio partito di appartenenza (PdL), infatti non appaiono simboli di partito. È presente inoltre la sua immagine con abbigliamento “sobrio” per rendersi più familiare, “uomo-comune”, e un sorriso smagliante (che ricorda molto il suo leader “Berlusconi”). Punta su un messaggio breve ma incisivo (“la forza del fare”), anche qui riprende uno slogan che ricorda quello del Popolo della Libertà, quindi, anche se non esplicitamente, fa riferimento al suo elettorato, ma non solo. Per quanto riguarda i colori, ancora una volta non ci sono riferimento espliciti che possano ricordare subito la sua provenienza politica: insomma anche in questo caso c’è una personalizzazione del leader, o comunque del politico (cosa questa che è ben presente anche nei manifesti di Formigoni e Penati).

SITO INTERNET – WWW.MAULLU.IT

Stefano Maullu ha inoltre un proprio sito internet: “http://www.maullu.it”. Un elemento che davvero caratterizza un sito internet è il suo URL: vale a dire, il suo “indirizzo”, quella stringa che andiamo a scrivere nel nostro Browser per accedere alle pagine che desideriamo consultare. In questo caso per accedere al sito di Maullu bisogna digitare: “http://www.maullu.it”.

L’indirizzo credo sia assolutamente “centrato” e corretto, rispecchiando così la norma di Jakob Nielsen il quale afferma:

“Se gli utenti riescono a ricordare il vostro nome di dominio, possono quanto meno raggiungere la vostra home page”. L’URL riporta infatti solo il suo cognome (Maullu) in quanto penso che pochi si ricordino anche il suo nome (Stefano) e comunque ogni volta che parliamo dei politici in generale li chiamiamo (quasi) sempre solo con il loro cognome.

Graficamente la pagina è molto semplice ma efficace con il suo volto, il suo nome e cognome, il logo del partito di provenienza e il suo slogan bene in vista.

Ci soffermeremo adesso ad analizzare esclusivamente l’impostazione grafica e l’impaginazione. La pagina risulta compatta sia in verticale sia in orizzontale, non costringendo così il visitatore a uno scorrimento troppo prolungato e il layout rimane fisso per tutte le pagine presenti nel sito.

Per compiere poi l’analisi plastico-visiva, prendo spunto da quella che Piero Polidoro compie sui portali. Proprio come i portali informativi, infatti, anche il sito internet di Maullu, usa la metafora del “quotidiano” (inteso come pubblicazione), portando l’utente a fruire dei contenuti come se stesse leggendo, appunto, un quotidiano cartaceo.

In conclusione quindi si può stabilire “maullu.it” fornisce le tre funzionalità che secondo Jakob Nielsen non dovrebbero mai mancare in una buona home page. Sicuramente è presente una directory dei contenuti principali del sito. È posta infatti nella fascia superiore della pagina, poco sotto la grande “immagine-testata”. Risulta quasi automatico vederli, e consentono di raggiungere l’informazione desiderata in modo chiaro e veloce. Oltre a questo è sicuramente presente anche un sommario delle novità più importanti. Tutta la parte centrale della home page è totalmente incentrata sulle notizie e sugli articoli più recenti.  Non è presente invece l’ultimo elemento, una funzione di ricerca. Questo funzione invece risulta molto utile soprattutto per chi visita il sito per la prima volta: possono accedervi infatti tutti coloro i quali abbiano necessità di fare una veloce ed efficace ricerca sul sito.

A livello “comunicativo”, dunque è sorprendente la quantità di strumenti utilizzati da Maullu. Vengono infatti utilizzati:

  • i manifesti elettorali (il modo assolutamente efficace),
  • il sito internet che riporta al suo interno (la possibilità di ricevere newsletter, video, la possibilità di inviare sms, rassegna stampa, social network con una propria pagina su facebook, flickr

Insomma tutto ciò che si poteva utilizzare è stato preso in considerazione. Ovviamente oltre che utilizzare questi strumenti, bisogna farlo in maniera professionale, e a me sembra che questo stia avvenendo.

Luca Checola

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Fund and people raising: le strategie delle “giacche rosse”

Organizzare una campagna elettorale coincide necessariamente con la ricerca di risorse finanziarie sufficienti per mettere in pratica le strategie migliori al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Nulla, però, deve essere lasciato al caso, e quando si parla di fund raising, si discute sulla scelta delle fonti di finanziamento e sulle metodologie di raccolta fondi, ma soprattutto si tiene conto dello spartiacque segnato dalle ultime elezioni negli USA. Barack Obama, infatti, ha rappresentato una novità assoluta nella comunicazione e nel fund raising politico. Attraverso internet e strumenti di personal fund raising, ha raccolto “dal basso” ben 700 milioni di dollari, liberandosi di fatto dai vincoli burocratici del finanziamento pubblico.

Nel Lazio, inizialmente, nessuna delle due candidate “dalla giacca rossa” ha optato per una campagna di recupero fondi presso i piccoli elettori. Mentre sul sito web  della candidata di centrodestra  non vi sono sezioni dedicate al sostegno on line in stile obamiano,  Emma Bonino –  con la recente creazione del sito personale www.emmapresidente.it – utilizza tale strumento, tralaltro molto indicato nel caso di un elettorato attivo come quello dei Radicali. Era già infatti presente sul sito Lista Bonino-Pannella, in alto a destra, un piccolo bunner per le donazioni, anche se non direttamente rivolto al sostegno della campagna della Bonino. 

Entrambe le candidate, tuttavia, scelgono la strada del people raising (“Unisciti a Noi” – Renata Polverini; “Per darmi una mano compila il modulo…” – Emma Bonino), ossia la mobilitazione delle risorse umane. Come nel fund raising è necessario coinvolgere intorno ad una buona causa e far sì che la donazione (di tempo, energie e capitale relazionale) sia solo uno step di un processo più profondo di fidelizzazione. È necessario, inoltre, adottare un approccio strategico al reperimento dei volontari avendo chiare quali funzioni essi possono svolgere e con quali modalità organizzative.

La Bonino punta sul tipico stile partecipativo dei Radicali e chiede sostegno attraverso raccolte firme e coinvolgimento in prima persona. Anche la Polverini propone campagne di ascolto per la costruzione del programma, incoraggia ad aprire un comitato, proporre iniziative ed eventi, ma a fronte di una linea di comunicazione inclusiva (l’utilizzo del TU, il tono confidenziale, lo slogan “Con te”) rivolta agli elettori ed ai potenziali volontari, per il fund raising vero e proprio si rivolge ad un altro target, quello dei poteri istituzionali e dei rappresentanti delle lobby…strano per una sindacalista (!?!) che propone un programma basato sul lavoro, sulle famiglie e sui servizi pubblici.

Così, mentre la Bonino lamenta scarsità di fondi per la sua campagna, lo staff della Polverini punta tutto sul più classico degli strumenti di fund raising. La candidata a Governatore del Lazio incassa infatti ben 800.000 euro grazie ad una cena elettorale di autofinanziamento.

Al palazzo dei congressi, tra Chardonnay, Merlot e palloncini con la scritta ‘Con te’, Berlusconi, Alemanno e altri rappresentanti del mondo politico ed imprenditoriale hanno gustato un raffinato menù da 1.000 euro a persona.

Di regola, nello scegliere i gruppi di pressione e/o i personaggi con cui entrare in relazione, il politico deve fare attenzione che i loro obiettivi ed interessi siano coerenti con la sua immagine e il suo programma. Se viene a mancare questa condizione, egli perderà inevitabilmente credibilità, e quindi, i vantaggi ottenuti dall’aver conquistato dei finanziamenti risulteranno in fin dei conti annullati da un ben più grave calo di immagine.

Fundraising e mission dovrebbero marciare sempre insieme!
Una buona regola che i politici italiani dimenticano troppo spesso.

Marina Ripoli

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Intervista Doppia “IENE”

Mercoledì 10 febbraio 2010 su Italia uno le iene hanno trasmesso un’inedita “intervista doppia”. I due protagonisti sono stati: Filippo Penati (candidato del centro-sinistra per la Presidenza della Regione Lombardia) e Roberto Formigoni (candidato del centro-destra per la Presidenza della Regione Lombardia). L’intervista, come era facile immaginare, è stata visto molto, soprattutto su you tube; mi è sembrato quindi opportuno cercare di svolgere una mia umilissima analisi.

L’intervista è durata 5 minuti e 36 secondi e sono state poste molte domande. Le più interessanti, a mio avviso, sono state:

  • La prima telefonata che fai per comunicare l’esito delle elezioni?
  • Quanto scommetti su Renata Polverini/Emma Bonino?
  • Quanto scommetti su Roberto Cota/Mercedes Bresso?
  • Quanto scommetti su Rocco Palese/Niki Vendola?
  • Quanto scommetti su Filippo Penati/Roberto Formigoni?
  • Facci vedere come dici che hai vinto?
  • Cosa pensi della situazione Berlusconi-trans?
  • Dagli un consiglio?

Ovviamente tutte le domande sono state opportune e centrate, ma penso che in queste sia uscito maggiormente il “come” entrambi i candidati hanno voluto impostare questa intervista.

Dalle risposte infatti, emerge un Filippo Penati più “uomo-comune” che si cala perfettamente nella parte della trasmissione, molto ironica, ma ovviamente che tratta anche tematiche molto serie. Roberto Formigoni sembra invece prendere troppo sul serio questa intervista, facendo invece emergere una persona troppo poco ironica. Ottima, la risposta di Penati in merito a chi telefoneresti se vincessi: “Ai miei figli!”. Ancora una volta c’è la dimostrazione di “uomo-comune” molto attento alle tematiche della famiglia. Forse un po’ troppo professionale quella di Formigoni: “A Silvio Berlusconi”. L’ironia di Penati viene dimostrata anche dalla risposta alla domanda che cosa diresti se vincessi: “Non ci credevate neanche voi”. Un po’ troppo “spavalda” (forse perché i sondaggi sono assolutamente dalla sua parte” quella di Formigoni: “Ovviamente ce l’abbiamo fatta”. Mezzo punticino in meno a Penati, invece, in merito alla risposta su Berlusconi-trans: “È sotto gli occhi di tutti”. Poteva essere un po’ più pungente!

In generale forse meglio Penati sulla lunghezza delle risposte: lui infatti risulta molto rapido e con battute molto brevi. Formigoni forse un po’ troppo discorsivo in alcune risposte. Meglio Penati alla lunga perché riesce a trovare il tempo per ridere quando l’intervista lo richiede e diventare serio in caso contrario. Forse Formigoni poteva accennare qualche sorriso in più.

Ottimo il voto per entrambi sulla scelta del vestiario. Scuro per entrambi e non troppo serio: giusto cocktail per il tipo di trasmissione.

In conclusione penso che sia stata molto divertente e con buoni spunti comunicativi. Il voto finale è: Filippo Penati 8 ½ e Roberto Formigoni 7.

 

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