“Se fossi sindaco”

Intervista a Leo di Renzo, art director dell’agenzia “ArtefattiAd&P” curatori della campagna elettorale del candidato sindaco di Andria, Nunzio Liso (centro-sinistra).

Come si caratterizza la vostra strategia? E soprattutto perché avete proprio scelto quella che chiamate “di rottura”?

Prima di parlare di strategia è importante capire il contesto in cui la nostra campagna si inserisce. C’è un centro-destra che ha anticipato di molto la diffusione di messaggi elettorali (più di un mese prima delle primarie). Quindi, con evidenti risorse economiche, ha acquistato la maggior parte degli spazi per affissione (i migliori) oltre che far partire a “martello” gli spot su due televisioni private tendenzialmente di destra. Quindi sin da metà gennaio la città di Andria è stata interamente “tappezzata” da manifesti dedicati al candidato sindaco di centro-destra.

Il 25 gennaio si svolgono le primarie e il candidato di centro-sinistra è nominato. A questo punto inizia il nostro intervento. Poche risorse economiche, spazi pubblicitari quasi inesistenti se non in periferia, e in città non si parla d’altro che del candidato sindaco del centro-destra. Da esterno alla città sembra quasi che il candidato è solamente uno. E pensare che Andria ha presentato 5 candidati, ma tutti poco visibili.

  • Stefano Porziotta (Unione Di Centro ma poi abbandonato dal partito, così ha scelto di correre da solo) con la lista “Porziotta sindaco” con una campagna “La mia risposta”, seguita dall’agenzia Tom di Bari;
  • Giovanna Bruno (idv, UDC, io sud) con la lista denominata “Andria3”;
  • Nicola Giorgino (Popolo della Libertà);
  • Nunzio Liso (sal, PD, Federazione della sinistra, agricoltura/ambiente/territorio);
  • Giuseppe d’Ambrosio (5 stelle).

Evidentemente la sfida nel campo comunicativo è tra il centro-destra e il centro sinistra e cioè tra Nunzio Liso e Nicola Giorgino

Dopo aver analizzato i “parametri” in cui muoversi e dopo aver studiato tutte le campagne (e questo è stato l’unico vantaggio per essere partiti ultimi!), l’unico modo per “spostare” l’attenzione dal candidato di centro-destra al nostro candidato Liso doveva essere una “scossa”. Ecco perché parliamo di “rottura”: la nostra campagna doveva ed è stata di “rottura” sia visivamente che mediaticamente.

La parte visiva, il primo impatto, è stata progettata in modo tale da creare un “segno” che desse fastidio alla lettura.

Mentre in tutti i manifesti vi erano belle facce in mostra, il nostro candidato aveva una fascia rossa sul viso. Quasi un senso di “fastidio” a prima occhiata ma nel complesso il progetto è estremamente elegante, minimale, pulito e curioso. I manifesti poi erano dotati di spazio bianco per interagire e lasciare un messaggio “pirata” al candidato. L’affissione grande e piccola ha suscitato immediatamente scalpore. Non l’ennesima “faccia” in bella vista ma una faccia leggermente nascosta da una fascia trasparente di color rosso, su cui annotare qualcosa da dire e farsi sentire (il payoff era appunto “fatti sentire”). Abbiamo registrato messaggi interessanti ma anche scherzi e ingiurie, ma era tutto previsto. L’interazione doveva essere libera.

Questa la prima fase della campagna. Meraviglia e “rottura” rispetto alle altre.
La seconda fase è stata di massimo stupore. Strumento per suscitare questo sentimento è stato il poster mt 6×3 “realistico”. Non carta stampata ma veri oggetti applicati sulle superfici dei poster, a “dialogare” con il cittadino. Si parla dell’uso delle biciclette? Ecco apparire in una strada del centro 13 biciclette, grandi e piccole, montate sul poster.

Si parla di più verde in città? Ecco che il poster diventa il “primo” nuovo spazio verde della città, rappresentato da del prato vero sulla superficie del pannello.

Si parla di energie rinnovabili? Ecco che il poster diventa una superficie utile per produrre energia, con veri pannelli fotovoltaici in bella mostra.

Quello che è successo in città conviene farselo raccontare dai cittadini. Non si è parla d’altro per diversi giorni e si continua a parlare. Il candidato ha avuto richieste di permanenza dei pannelli perché belli e d’arredo per la città. Ci sono stati veri pellegrinaggi per ammirare questi pannelli “vivi”. E poi… ingorghi, centinaia di fotografie (la sera sembrava ci fossero monumenti da fotografare). I pannelli, poi, hanno continuato a vivere. Le bici per esempio, dal pannello sono state smontate e utilizzate per guidare un corteo di ciclisti per tutta la città!

Insomma, la rottura c’è stata e si è aperto un varco da attraversare, così da veicolare il messaggio del candidato di centro-sinistra.

Quali sono i punti di forza della vostra strategia?

Come detto prima i punti di forza sono stati la meraviglia e lo stupore. Abbiamo parlato di “rottura” perché abbiamo “rotto” la monotonia delle campagne elettorali, senza essere superficiali e/o essere accusati di non prendere le cose sul serio. Parliamo sempre di una campagna elettorale, quindi di grandissima importanza e utilissimo strumento per veicolare i messaggi seri e importanti per il governo di una città.

Quale giudizio stanno dando gli elettori alla vostra campagna elettorale?

Il giudizio è estremamente positivo. E non lo diciamo perché “di parte”, ma è una piacevolissima constatazione. I complimenti ci sono dalla gente comune, colleghi, e aprite bene le orecchie: dall’opposizione! Non nascondiamo di aver avuto complimenti (solo e soltanto) dagli elettori di centro-destra. Penso sia un buon risultato, no? Speriamo che votino il nostro candidato Liso!

Qual è il valore aggiunto del design nella comunicazione e in particolare nella comunicazione politica?

Il valore aggiunto c’è, e questo è un dato di fatto. Devo dire che ciò si è capito maggiormente in questa tornata elettorale; oserei dire che è partito tutto dall’ondata di innovazione portata dal nostro presidente Vendola. Grazie a lui, tutti e ripeto tutti hanno capito che una campagna elettorale non è una cosa da “fare in casa” ma un prodotto da presentare e da far comprendere. Ecco, “comprendere”. La vera difficoltà. Un candidato effettivamente non è un barattolo di pomodori ma un cervello, un modo di fare e di pensare che può influenzare lo sviluppo o il decadimento di un territorio. A questo, il design è chiamato a contribuire insieme ad altre componenti, per aiutare a comprendere e perché no, rendere “piacevoli” i messaggi. E anche in politica questo ha rilevanza. Spesso però ho notato l’utilizzo esasperato di creatività, rasentando il cattivo gusto. Questo è deplorevole. La politica è una cosa seria e ci vuole sobrietà e non parlo del messaggio ma anche nell’utilizzo di un buon design.

È risaputo che il marketing politico e il design siano attività poco sviluppate in Italia, a differenza di quello che invece accade negli altri Paesi Europei e Occidentali in generale, qual è la vostra motivazione?

Secondo un mio modesto parere il design e il marketing è poco sviluppato e applicato non solo in politica ma in ogni settore. O meglio, esempi di un buon marketing ci sono. È il design che è completamente assente, tranne che in casi estremamente isolati. La causa? Sarebbe molto complesso affrontare questo argomento. Potremmo dire solo che ciò che manca è la “cultura del design”. Sembra veramente strano dire ciò in un Paese che è stato culla di grandi designer e progettisti, ma purtroppo questa è la realtà Un paese che il mondo ha guardato e continua a farlo (peccato che venga guardato per il passato e non per il presente).

Quando si sviluppano strategie di marketing politico come le vostre, quanto conta la disponibilità del politico?

La disponibilità del politico è fondamentale. Abbiamo seguito altre campagne politiche e devo dire che una è completamente diversa dall’altra. Le campagne politiche pensiamo debbano veramente essere “sentite” dal candidato. Senza poi calcolare che se non corrispondono alla persona diventano veri e propri boomerang.

Dalle vostre esperienze i politici, i partiti, credono che il marketing politico, legato ovviamente anche ad altri importanti elementi, possa contribuire alla vittoria?

Noi sicuramente siamo convinti che una buona campagna e un buon mix di operazioni possano contribuire alla vittoria. I politici, non ne sarei certo. O meglio, ne sono consapevoli ma fanno finta che non è la campagna che fa la differenza. Verrebbe meno la loro persona e la propria forza comunicativa. Penso che difficilmente un politico dichiarerebbe che alla vittoria ha contribuito in maniera fondamentale anche la campagna di comunicazione. Forse a vittoria ottenuta, ve lo saprò dire!

Pensate che il marketing politico si possa finalmente sviluppare anche in Italia?

Certamente. Siamo all’anno zero. Mai viste tante campagne carine come in questa tornata elettorale. E non parlo di design e marketing. Parlo anche del coinvolgimento di giovani registi, quindi case di produzione per la realizzazione di spot, designer multimediali per sigle e codini e produzione video per la tv e per il web. Insomma, c’è un indotto che è stato chiamato a contribuire. Per avere un’idea basta frequentare il sito di Nichi Vendola (http://www.nichivendola.it/) per capire come la comunicazione e il marketing politico potrebbe evolversi. Noi, nel nostro piccolo abbiamo pensato ad una campagna veramente fatta con l’aiuto dei cittadini. E l’idea nasce dopo aver visto le “Fabbriche di Nichi”.

La nostra campagna si svolge con l’ausilio di FB e blog vari. Ma la vera forza e la vera notizia è nell’utilizzo del “banale” SMS che dopo esser stato inviato, appare nel sito del candidato e va ad arricchire un database di consigli per la futura amministrazione. Gli stessi messaggi sono stati fonte di ispirazione per la realizzazione dei claim della campagna, proprio a sottolineare un modo nuovo e diverso di fare comunicazione politica: condividere i messaggi e gli slogan. Avreste mai pensato cose del genere un paio di anni fa?

Quali sono le vostre previsioni?

Se parliamo di previsioni sull’utilizzo di più design e più marketing nelle campagne politiche, beh, pensiamo che si sia aperta una nuova stagione. Invece per le previsioni sulle attuali elezioni amministrative, penso sia il caso di dire, e non me ne voglia nessuno: vinca il miglior candidato e non la migliore campagna!

Luca Checola

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