Archivi del mese: maggio 2010

Le parole della Politica

Quanto contano le parole nella conquista del consenso politico? Cosa evocano? Riescono da sole a tener stretti i voti degli elettori?

Ci sono parole che riecheggiano all’infinito dalle stanze della politica alla carta grigia della stampa, dai salotti delle tv ai comizi nelle strade. Federalismo, Crisi, Giustizia, Libertà, Europa, Lavoro, Immigrati, Decreti, Evasione, Maggioranza e poi Riforme, riforme, riforme… come nuvole di Tag ci rimbalzano davanti agli occhi sempre più grandi, ci riempiono la testa, ci confondono…s’ingarbugliano all’infinito e creano dentro di noi credenze, convinzioni… formamo i nostri giudizi, i nostri voti: e alla fine scegliamo!

E allora corrono – e si rincorrono – i partiti, i politici per accaparrarsi le parole migliori, quelle più forti quelle più “sexi”. Le scrivono nei loro nomi, le gridano sui loro blog, nelle case della gente… si percepiscono distinte nel pastone dei tg, emergono sulle altre nelle pagine dei giornali. Alcune sono tirate come molle da una parte e dall’altra, prendono forme differenti e appaiono diverse alle orecchie di chi le ascolta e agli occhi di chi le legge.

Il termine “Federalismo” ad esempio… per tutti si associa alle parole lega, padania, nord, sud. Ma poi assume connotazioni soggettive, differenti a seconda dei destinatari. C’è chi ascoltando questa parola sente: autonomia, potere, liberazione (dal Sud)… e chi al contrario si sente investito da significati negativi: separazione, squilibrio, sperequazione, marginalizzazione… e altri attributi che suonano come etichette non solo geografiche: meridionali, terroni…

Ci sono altri termini poi… quelli che un giorno sono di destra e un altro sono di sinistra, e viceversa. Quelli che se la crisi politica incombe diventano le leve di una strategia comunicativa di successo: tagli, lotta all’evasione, manovra, riforme. Ah, le Riforme… quelle che si faranno e quelle di cui si parla, si parla, ma non si faranno mai. Parole latrici di concetti come: innovazione, modernità, trasformazione… parole che attecchiscono, si imprimono nella memoria, ma che per il momento sono solo parole…

Ah, la potenza delle parole… universi semantici che richiamano identità, speranze, simpatie… promesse… sì ogni parola è una promessa, un impegno! Ma in politica si sa, le promesse oscillano tra la persuasione e la demagogia. Così, le promesse che sono alla base della fiducia che gli elettori ripongono nei candidati, poi non sempre sono mantenute.

Ecco che le parole s’infrangono, appaiono d’improvviso scatole portatrici di false buone intenzioni. I programmi – addensati di parole – sono dimenticati. I discorsi trasformati. I messaggi cancellati, poi ripresi, riciclati. Le parole svuotate si riempiono nuovamente con le richieste indispensabili, i bisogni necessari di chi deve per forza attaccarsi alle parole… perché di contenuti manco a parlarne!

Marina Ripoli

1 Commento

Archiviato in comunicazione politica, newsletter, riflessioni politiche

Primarie sì, primarie no!

Quanto è importante per un partito coinvolgere gli elettori nelle sue decisioni?
Questa è la domanda alla quale ho cercato di dare risposta in questo articolo.

Si sente spesso dire che la politica dovrebbe essere “partecipazione” e più i partiti riescono a coinvolgere i cittadini più avranno un buon risultato elettorale.

Questa è forse la filosofia alla quale si è ispirato il centro-sinistra dal 2005, anno in cui si sono sviluppate le primarie in Italia.

Negli anni questo strumento democratico ha avuto sicuramente un buon risultato, portando al voto un numero vero o presunto sempre sopra qualsiasi ottimistica previsione. Il problema però è che proprio dalla nascita delle primarie il centro-sinistra ha perso sempre voti alle varie elezioni che si sono succedute negli anni. A parte il 2006 infatti, il centro-sinistra ha registrato sonore sconfitte: politiche 2008, regionali 2010 e in mezzo la città di Roma, le Regioni Sardegna e Abruzzo, solo per fare alcuni importanti esempi. Inoltre bisogna aggiungere che anche laddove è riuscita a vincere (politiche 2006) la vittoria è stata molto risicata e assolutamente inferiore rispetto alle aspettative.

Il centro-destra invece non ha mai deciso di utilizzare questo strumento, anche perché c’è un leader molto forte che non ha bisogno di ulteriore legittimazione. Davanti ad una situazione del genere ci si potrebbe chiedere se questo strumento serva davvero e se soprattutto in termini elettorali sia efficace.

Il tema delle primarie si collega evidentemente a quello della partecipazione e ancora una volta sembra che il centro-destra abbia capito di più del centro-sinistra quanto valore attribuire a questo ambito. Il Pd soprattutto con Walter Veltroni ha scommesso molto sui i tanti volontari disposti a contribuire alla creazione e sviluppo del partito ma probabilmente non hanno saputo “sfruttare” efficacemente questo patrimonio, con il risultato di una doppia grave sconfitta: perdita delle recenti elezioni e, cosa ancora più grave, una disaffezione del proprio elettorato.

Il centro-destra invece crede sì nella partecipazione ma probabilmente gli dà un valore limitato.

È opportuno quindi capire se e quanto la partecipazione, quindi anche lo strumento delle primarie, sia utile, e cosa ancora più importante, quale sia la sua migliore gestione .

Un altro quesito che mi sorge è se è giusto o meno investire sulla partecipazione quando abbiamo tanti politici ben pagati soprattutto per prendere le decisioni (scegliere il candidato, i vari segretari, politiche migliori da attuare, ecc.). Il problema semmai sembra essere quello di preparare e selezionare la miglior classe politica possibile che si faccia carico di tutte queste importanti e delicate scelte.

Luca Checola

Lascia un commento

Archiviato in newsletter, paRTITI POLITICI, riflessioni politiche

Il bisogno di “politici di professione”

In un periodo storico come quello attuale in cui sembra esserci all’orizzonte una “nuova tangentopoli” mi sembra assolutamente opportuno riflettere sull’importanza suprema della politica e quindi della sua classe dirigente.

Per cercare di sviluppare al meglio questo tema mi sono riletto lo straordinario libro di Max Weber: “La scienza come professione. La politica come professione”. Grazie soprattutto alla lettura di questo manuale, mi sono convinto ancora di più dell’importanza della formazione per creare una nuova classe politica che ovviamente abbia già di per sé una convinzione sana e assoluta a svolgere questa vera e propria missione.

Innanzitutto penso sia opportuno precisare alcune tematiche che ritengo essere fondamentali: oggi, più che mai, per fare politica abbiamo assoluto bisogno di quelli che Weber chiama “politici di professione”. Bisogna avere il coraggio di usare della definizione e ovviamente sottolineare chiaramente il motivo di tale necessità.

Oggi in Italia, secondo il mio modesto parere, abbiamo bisogno di persone che vivono “per la politica”. Per Weber sono quelle persone che non cercano di trarre dalla politica una fonte durevole di guadagno. Weber afferma che per comportarsi in tal modo ci debbono essere tutta una serie di presupposti: queste “…persone debbono essere in condizioni normali, economicamente indipendente rispetto ai proventi che la politica può procurargli. Ciò significa, assai semplicemente, che egli deve essere facoltoso o trovarsi in una condizione personale che gli procuri sufficienti entrate”.

È evidente che questo oggi in Italia accade poco, purtroppo infatti molti politici fanno politica per motivi completamente diversi, quelli cioè di “guadagnare” dalla politica. Detto questo ovviamente non si deve fare l’errore di entrare nel populismo più becero e quindi affermare che “sono tutti uguali…”. Per fortuna anche in Italia non è così, e abbiamo importanti esempi sia a sinistra sia al centro sia a destra di persone che si dedicano alla politica nella maniera pura e reale, ma purtroppo ci sono anche esempi che si scontrano molto con le teorie di Weber.

Per fare politica ci vuole passione, ma anche quello che Weber chiama “l’autorità del dono di grazia straordinario e personale (carisma). Oltre a queste e altre attitudini, ci vuole senza dubbio il potere in forza della “legalità”, in forza della fede nella validità di una norma legale e della “competenza” oggettiva fondata su regole razionalmente statuite, vale a dire in forza della disposizione all’obbedienza nell’adempimento di doveri confermi a una regola: un potere così come lo esercitano il moderno “servitore dello stato” e tutti quei detentori di potere che sotto questo aspetto gli somigliano” (Max Weber, La scienza come professione. La politica come professione). Sembra tutto molto assurdo e assolutamente distante da quello che soprattutto in questo periodo vediamo nel mondo politico italiano (e non solo) ma non si può credere che una classe politica si formi dall’oggi al domani, ci vuole tempo, sacrifici e caparbietà… e soprattutto tanto studio e lavoro. In merito a questo e concludo, penso sia assolutamente necessario che anche in Italia nascano sempre più scuole di formazione politica che possano davvero insegnare queste fondamentali teorie per affrontare la politica in maniera davvero diversa ed eticamente (quasi) perfetta. Purtroppo quando si parla di formazione e di politica si pensa a mondi inutili, sbagliati, che servono solo per perdere tempo… ma l’unica vera strada per creare davvero una classe politica esemplare sembra essere solo questa.

Luca Checola

Lascia un commento

Archiviato in newsletter

Uk: Arriva la carica dei quarantenni!

Al numero 10 di Downing Street arriva la carica dei quarantenni.

Dopo l’incertezza dovuta ai risultati delle consultazioni del 6 maggio e i difficili colloqui dei giorni scorsi, Cameron e Clegg si mostrano pronti a sostituire l’uscente Gordon Brown, che si dimette anche da leader del suo partito. I due giovani uomini, rampanti e ben pettinati, sono adesso ufficialmente il Primo Ministro e il Vice Primo Ministro del Regno Unito. I soli 58 seggi conquistati dai Liberaldemocratici sono stati preziosi per trasformare una delusione nella vittoria morale di Clegg. I Lib Dems, infatti, ottengono di poter ricoprire, oltre alla vice premiership, ben quattro incarichi all’interno del nuovo gabinetto, il referendum sulla riforma elettorale in senso proporzionale, la decisione sulla data in cui indire le elezioni (scelta che spetterebbe al premier).

Ci si chiede, però, come lavorerà questo governo di coalizione con a capo i ‘gemelli diversi’ delle elezioni inglesi 2010. Si prospettano cinque anni difficili tra trattative e mediazioni, posizioni politiche molto distanti tra loro, per non parlare dell’instabilità del governo dovuta ad una maggioranza non proprio ampia (solo 364 seggi). Tutto ciò fa pensare ad una legislatura breve e al ritorno alle urne… ma è ancora presto per dirlo.

La sinistra britannica, intanto, è in fermento per l’affermazione della nuova leadership. Il ruolo che prima era stato di Blair e poi di Brown, è ambito da molti giovani rampolli laburisti, tra cui l’ex ministro degli esteri Miliband. Una pausa dal potere, in ogni caso, servirà al Labour per rinnovarsi e tornare competitivo, mentre le basi poco solide del nuovo governo pluripartitico disegnano lo scenario favorevole per un ritorno al governo.

 Marina Ripoli

Lascia un commento

Archiviato in esteri, newsletter, paRTITI POLITICI, riflessioni politiche

L’Amore vince sempre sull’Odio

 

“L’Amore vince sempre sull’Odio”… cosa vi ricorda?

Arcigay, in collaborazione con Arci, Rete degli Studenti Medi, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno, Associazione radicale Certi Diritti, Rete Lenford, Dì Gay Project, 3D e GayLib, propone in occasione della Giornata Mondiale contro l’Omofobia (17 maggio) una campagna di affissioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della discriminazione nei confronti degli omosessuali.

In maniera acuta ed ironica, la campagna sfrutta lo slogan berlusconiano tanto in voga in questi mesi sia per descrivere i sentimenti buoni e forti che sono alla base delle unioni omosessuali (battaglia sociale), sia per attirare l’attenzione del Governo sull’argomento – chiedendo nella baseline a conclusione dei manifesti – “Una legge contro l’omofobia subito!” (battaglia politica).

I testimonial della campagna sono due coppie di lunga data (Agata Ruscica e Angela Barbagallo, insieme da 27 anni e Bruno Di Febbo e Orlando Dello Russo, di Pineto, insieme da 45 anni). Le loro foto trasmettono armonia e serenità, puntando a normalizzare un comportamento sociale ritenuto da molti trasgressivo e fuori dalle regole. La scelta di presentare delle coppie consolidate è di rottura… irrompono nell’immaginario comune creando nuove immagini per rappresentare l’omosessualità, di solito raffigurate con coppie più giovani. Mettere in mostra le rughe, e quindi la saggezza e il tempo, dà vigore alla campagna che vuole trasmettere un messaggio pacifico e d’amore da opporre alla violenza e all’odio dell’omofobia.

La campagna, che prevede anche depliant di approfondimento, a mio parere raggiunge gli obiettivi prefissati: 1) sensibilizzare la società per combattere culturalmente l’omofobia attraverso il visual suggestivo; 2) assolvere alla funzione di protesta e di richiesta nei confronti del Governo attraverso una copy strategy evocativa che parla la stessa lingua del partito di maggioranza.

Complimenti agli ideatori!

Marina Ripoli

1 Commento

Archiviato in newsletter

Unconventional soap!

In Lituania il bisogno di etica, onestà e responsabilità della classe politica passa attraverso le toilettes dei Comuni e dei palazzi istituzionali. La corruzione, insomma, si laverebbe via con un colpo di sapone raffigurante una banconota.

 Un avviso apposto accanto al lavandino recita:

“Tieni le mani pulite. Non dare o prendere una tangente”.

Un gesto simbolico per creare consapevolezza! Speriamo che funzioni!

Marina Ripoli

Notizia scoperta grazie alla newsletter di TOM – Agenzia di Comunicazione

Lascia un commento

Archiviato in comunicazione politica, esteri

Uk: I dibattiti televisivi

I sondaggi altalenanti hanno premiato chi di volta in volta è uscito vincente dai dibatti televisivi. Gli elettori britannici hanno assistito a ben tre incontri – i primi della storia in UK – che hanno visto soccombere in tutti i casi lo stanco Gordon Brown, premier uscente e autore di qualche gaffe dalla quale non si torna indietro. Brown si mostra forse più forte sui contenuti, ma dal puto di vista della forma risulta poco comunicativo e non avvezzo all’utilizzo dei mezzi di comunicazione. Diversamente, Nick Clegg sa come comportarsi in Tv! Il giovane leader Lib Dem vince infatti il primo match televisivo infervorando molti elettori indecisi. Con abilità si è inserito nella discussione tra i leader dei primi due partiti britannici e ha sfruttato la situazione per mostrare al pubblico quanto questi rappresentino la vecchia politica: “Questi due signori al mio fianco vi ripeteranno di qui in avanti, fino alla noia, che bisogna votare laburista o conservatore, in quanto all’infuori non c’è alternativa. Ma naturalmente non è vero e voi non dovete dargli retta!”.  

Un vero e proprio fenomeno mediatico, che è stato annunciato da tutti i tabloid e le testate giornalistiche internazionali, ma che è stato ridimensionato già nel secondo round della sfida televisiva grazie alla buona performance di Cameron.

Ma quanto contano i dibattiti televisivi? Il target di riferimento è piuttosto maturo, se vediamo le percentuali dei telespettatori che hanno seguito il match più seguito, ovvero il primo, notiamo che il 47% aveva più di 55 anni. I giovani, invece, non guardano la tv. C’è quindi una grande parte degli elettori che non assiste a questi confronti televisivi e non vengono perciò influenzati da essi. Ciò, però, non è rilevante in quanto in media solo il 24% dei giovani tra i 18 e i 24 anni va a votare. E solo il 37% dei votanti alle scorse elezioni apparteneva a questo target.

Marina Ripoli

Lascia un commento

Archiviato in Eventi, mass media, newsletter