Archivi del mese: giugno 2010

Ottimismo, realismo o pessimismo?

È ormai da diverse settimane che mi dedico alla grave situazione economica mondiale. In questo articolo inoltre mi sono voluto concentrare sulla comunicazione da utilizzare in una situazione del genere.

È meglio come dice il premier italiano Silvio Berlusconi e tutto il centro-destra continuare a divulgare comunque vada ottimismo, cercare di essere invece più realisti o ancora essere assolutamente pessimisti per cercare di guadagnare una manciata di voti?

Come si sa è difficile comportarsi in modo etico in politica, anche se andrebbe assolutamente fatto, quindi cerco di capire quale può essere l’atteggiamento migliore per guadagnare, laddove fosse possibile, o almeno non perdere troppo.

Ovviamente per prima cosa è opportuno capire da che parte ci si colloca: se infatti partiamo dalla situazione del Governo è evidente che non si può assumere un atteggiamento pessimista, genererebbe solo tanta confusione nei cittadini e malumore proprio nei confronti di chi verrebbe visto come colpevole. Allo stesso modo però un comportamento troppo ottimista penso che alla lunga possa dimostrarsi poco produttivo, soprattutto in una situazione davvero pericolosa. Le parole e quindi le rassicurazioni sono molto importanti ma se i cittadini poi vedono invece con i proprio occhi una situazione diversa può indispettire molto. Penso quindi che l’atteggiamento può produttivo sia senza dubbio cercare di essere il più possibile veritieri, sottolineando che la crisi è internazionale e quindi che proprio il governo non ha nessun tipo di responsabilità. Si cercherà quindi di spiegare che sarà necessario un sacrificio da parte di tutti per cercare di limitare i danni e che si inizierà da chi è più benestante: insomma bisognerà convincere tutti (o quasi) i cittadini che ci vorrà davvero una grande unità nazionale. Questo atteggiamento penso possa risultare positivo per due importanti motivi:

  1. Si possono ottenere grandi sacrifici dai cittadini con pochi malumori;
  2. se si arriverà al 2013 con una situazione migliore di quella attuale il governo avrà in termini elettorali enormi benefici.

Per quel che concerne l’opposizione, penso sia opportuno che si concentrino più sul comunicare i loro vari progetti, idee, proposte per uscire il prima possibile e con pochi danni dalla crisi rispetto invece che commentare la gravità della crisi stessa.

Inoltre penso sia importante dimostrare la massima collaborazione possibile nei confronti della maggioranza, così da risultare ai cittadini partiti seri che non cercano di “approfittarne” ma soltanto di studiare le salutazioni migliori per il bene di tutti. Certo che il ruolo della minoranza è anche quello di opporsi alle iniziative della maggioranza che si ritengono essere sbagliate, ma in una situazione come questa la priorità è uscire dalla crisi, cercando evidentemente di dimostrare che il merito non è solo del governo.

Detto tutto questo penso che la cosa più importante è che la classe politica italiana cerchi di mettere in campo le iniziative che davvero si pensano essere le migliori per risolvere una situazione davvero difficile.

Luca Checola

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Tradizione e rinnovamento per l’UDC di Monza e Brianza

Un mix tra il legame con la tradizione dei militanti – che sul territorio sono gli unici ad avere il polso della situazione – e la necessità di formare un nuovo gruppo dirigente preparato alle sfide della comunicazione moderna. Questa è la realtà dell’UDC nella giovane provincia di Monza e Brianza secondo la descrizione del suo segretario politico, Vincenzo Tortorici, che Spinning Politics ha intervistato per voi dopo il recente convegno di Todi.

 

L’UDC di Monza e Brianza come può cavalcare l’onda per essere un partito in espansione all’interno di una realtà provinciale giovane ed aumentare visibilità e consenso?

Sia nella campagna elettorale nazionale che in quelle amministrative, sul territorio abbiamo aperto alla società civile, alle aggregazioni politiche di liste civiche, ad associazioni culturali, ad entità locali, a gruppi di giovani, tutti intenzionati ad agire per il bene comune nel vero senso della parola. La partecipazione di tutti questi gruppi per noi è stata significativa, e il Partito ha ricevuto un po’ di freschezza e novità utili.

 

La campagna elettorale dell’UDC a livello nazionale è stata giudicata da molti professionisti un ottimo esempio di comunicazione strategica. Come ritenete di potere applicare a livello locale la strategia nazionale?

Come ho detto poc’anzi la strategia nazionale è stata da noi applicata anche sul territorio, e ancora di più verrà applicata da ora in avanti, nella formazione del nuovo soggetto politico che si costruendo dopo il convegno di Todi della scorsa settimana, in cui sono state gettate le basi per aprire il nuovo che avanza a formazioni moderate, che vogliano con noi lavorare nell’ottica di creare un gruppo dirigente altrettanto nuovo che sappia affrontare le sfide che anche in politica si presentano all’orizzonte.

 

Parlando di consulenti politici, quanto pensa che la loro professionalità possa generare un valore aggiunto alle campagne elettorali a livello nazionale e locale?

Tutte le nuove competenze professionali possono essere valutate e prese in considerazione, ma la competenza dei consulenti non può certo superare il valore di tutti quei nostri militanti, che sul territorio hanno il polso della situazione, sono conosciuti e hanno il filo diretto con i cittadini, nostri elettori oppure no. Le nostre radici che arrivano da lontano, i nostri valori su cui si fonda il nostro modo di fare politica per la gente, non può fare a meno di che opera e lavora sul territorio da decenni.

 

L’UDC è un partito che cerca di interpretare le tendenze sociali. In termini di comunicazione qual è il vostro approccio alle nuove realtà sociali e quanto crede nell’utilizzo dei new media per interpretare l’opinione, mobilitare e spostare il consenso?

Il futuro di ogni settore, di ogni attività è certamente nei nuovi modi di fare informazione e di aggregare la gente. I new media non possono che essere un aiuto nella mobilitazione delle persone, nel cercare di fare comprendere le varie opinioni, e quindi è certamente un modo più che ottimo di creare consenso. Fino ad ora abbiamo avuto poche possibilità di utilizzare questi strumenti, ma anche da noi, si sta muovendo qualcosa e quindi presto potremo avere a disposizione qualche mezzo in più per fare sentire la nostra voce.

 

Quali sono gli obbiettivi nel breve- medio periodo in termini elettorali?

Le rispondo con le parole di Lorenzo Cesa segretario nazionale dell’UDC, che al convegno di Todi diceva tra l’altro “ il nostro è un Paese che con la fine della prima Repubblica, con la fine delle ideologie, ha pensato di fare a meno della politica. L’onda peraltro non ha riguardato solo l’Italia, ma un po’ tutto il mondo, con l’economia e la finanza che spesso hanno ridotto in un angolo la politica. Solo ora ci accorgiamo che un Paese che rifiuta la politica è un Paese senza guida, che se ne va alla deriva. Mai come oggi l’Italia ha bisogno di politica vera, di una guida che metta al centro l’interesse generale del Paese, che sappia ricondurre ad unità le infinite pulsioni e tensioni che provengono da una società civile complessa e variegata come la nostra. Questo ci chiedono i piccoli imprenditori, le famiglie, i cassintegrati, i giovani, il 36,5% di italiani che alle ultime elezioni regionali non è andato a votare.” Nell’ottica della costituzione del nuovo Partito il nostro impegno, sigillato anche nell’ultimo direttivo di Monza e Brianza, va nella direzione di dimostrare come l’UDC e la Costituente del nuovo soggetto politico, sono strumenti per fare precipitare la crisi del bipolarismo, per creare un Partito pronto a difendere l’unità nazionale in qualsiasi momento essa tornasse ad essere minacciata.

Intervista a cura di Daniela Bavuso

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Evasioni…

«L’evasione fiscale è macelleria sociale!», ha tuonato il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nelle sue Considerazioni Finali all’assemblea ordinaria dei partecipanti di via Nazionale. In un discorso costellato da parole come Crisi, Collasso, Catastrofe, Criminalità, Relazioni corruttive, Draghi si getta sul tema dell’evasione con un linguaggio simil sindacale che è piaciuto anche a Cisl e Cgil. Il Governatore definisce il suo linguaggio rozzo ma efficace, e critica gli evasori/macellai, senza i quali avremmo il rapporto debito-Pil tra i più bassi d´Europa.

Di evasione si continua a parlare a Ballarò, dove 4 milioni e 115 mila spettatori hanno assistito ad un blitz in diretta del Cavaliere, chiamato in causa dal vicedirettore di «Repubblica» Massimo Giannini che lo accusava di aver sempre giustificato e incentivato l’evasione fiscale. Il premier nella sua telefonata afferma: «È una menzogna che io abbia fornito qualunque forma di giustificazione morale ai fenomeni di evasione fiscale». E poi: «Non ho mai evaso le tasse, né io né le mie aziende».

Anche nel 2000 si parlava di evasione fiscale e Berlusconi, allora leader dell’opposizione, dichiarava: «Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina… Non volete che non ci si ingegni? E’ legittima difesa…».

Nel 2004, Berlusconi in veste di presidente del Consiglio dichiarava alla stampa: «Le tasse sono giuste se arrivano al 33%, se vanno oltre il 50 allora è morale evaderle» e nel 2008: «Se io lavoro, faccio tanti sacrifici… Se lo Stato poi mi chiede il 33% di quello che ho guadagnato sento che è una richiesta corretta in cambio dei servizi che lo Stato mi dà. Ma se mi chiede il 50% sento che è una richiesta scorretta e mi sento moralmente autorizzato ad evadere, per quanto posso, questa richiesta dello Stato…».

Insomma di evasione non c’è solo quella fiscale da macelleria. Si evade con le parole, si evade dalle repliche (la telefonata del Premier si conclude subito dopo le sue affermazioni), si evade dai propri cavalli di battaglia elettorali, si evade dal passato, si evade e basta…

Marina Ripoli

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Un salto nel futuro

Il 2013 è forse ancora troppo lontano, ma probabilmente si dovrebbe già pensare tra le altre cose anche a chi saranno i prossimi candidati per le elezioni politiche.

Certo la situazione attuale ci distrae da questi pensieri ma i partiti politici lungimiranti dovrebbero già impegnarsi sull’individuazione del proprio leader.

Io in questo articolo ho provato a proiettarmi nel 2013 e indicare così i possibili candidati.

Certo questo non è assolutamente un lavoro facile, in questo momento sarebbe già difficile capire quale sarà la composizione dei due schieramenti, la legge elettorale con la quale si andrà al voto, la situazione del Paese, soprattutto quella economica, ma siccome ho trovato questa iniziativa interessante, ci provo.

Per quanto riguarda il centro-destra penso sia davvero difficile che Silvio Berlusconi lasci lo scettro anche perché trovare un sostituto all’altezza è molto arduo. Questo viene confermato dalla stretta alleanza proprio tra l’attuale premier italiano e la Lega Nord. Oltre a questo, la stragrande maggioranza di Alleanza Nazionale (esclusa evidentemente la corrente finiana) è super legata allo stesso Berlusconi.

Detto questo Berlusconi dovrebbe comunque capire le reali intenzioni di Giulio Tremonti, super ministro che gode della fiducia incondizionata di Bossi e i suoi. Per quanto riguarda invece proprio la Lega sembra davvero difficile che nel 2013 possa candidare un proprio uomo; anche se questo partito si sta facendo apprezzare anche in alcune regioni del centro-Italia, sembra davvero molto difficile che possa avere la fiducia della maggioranza degli italiani.

Personalmente la speranza è che ci sia un volto nuovo per il centro-destra, questo non per un mio pregiudizio verso Silvio Berlusconi, ma solamente perché penso che dopo quattro candidature sia arrivata l’ora di passare la mano.

Per quanto riguarda invece il centro-sinistra la situazione sembra essere più complicata e forse questo è anche più interessante. La premessa è che ancora non è chiaro se ci saranno o meno le primarie per scegliere il candidato e già sciogliere questo enigma sarebbe una grande vittoria!

Oggi comunque la figura più accreditata è quella dell’attuale segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani, ma non c’è ancora nulla di ufficiale.

Oltre a Bersani c’è sicuramente Niki Vendola che dopo la riconferma alla regione Puglia ha aumentato di molto i suoi sostenitori. Quest’ultimo però dovrà capire se il centro-sinistra farà o meno l’alleanza con l’Udc: in quel caso penso sia davvero difficile che il partito di Casini possa accettare la candidatura di Vendola.

Un altro nome papabile è quella di Enrico Letta. In questo caso proprio il partito di Casini sembra apprezzare molto questo nome.

Questi sono solo alcuni dei politici che potrebbero ambire ad essere i prossimi candidati alle elezioni politiche del 2013.

Onestamente quello che mi auguro è che alla fine chiunque sarà il candidato possa risultare il vero leader apprezzato dalla stragrande maggioranza degli italiani e soprattutto che riesca a dare un vero e (quasi) obbligato cambio di marcia.

Luca Checola

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Comunicazione permanente per il PD di Como

Campagna permanente, cross-media campaign e differenziazione dei mezzi e dei messaggi a seconda del target elettorale: sono questi gli ingredienti di una buona comunicazione politica secondo Luca Corvi, segretario provinciale del PD di Como, che questa settimana abbiamo intervistato per voi. Una realtà di non poco conto, complessa ed oltremodo dinamica quella di Como, all’interno della quale cresce l’esigenza di valorizzare il rapporto dialettico con l’elettorato.

Partendo dalle ultime elezioni regionali, come giudica il risultato ottenuto dal PD in provincia di Como?

Il risultato delle regionali in provincia di Como può essere considerato come positivo per due aspetti: il primo é l’inversione di tendenza che siamo riusciti ad attuare, passando dal 16 per cento in provincia al 19 recuperando quasi tre punti percentuali; e seconda cosa é stata l’elezione con più di dodicimila preferenze di Gaffuri che poi é diventato anche il capogruppo PD in Regione. Dobbiamo però ammettere che queste due piccole soddisfazioni non sono assolutamente sufficienti se vogliamo davvero puntare a diventare una forza di governo credibile e riconoscibile, c’è ancora moltissimo da lavorare e la comunicazione é uno dei primi campi in cui é necessario investire.

Parlando di comunicazione politica, quali sono stati gli elementi più significativi della vostra campagna elettorale?

Nella nostra campagna elettorale abbiamo, per motivi sopratutto di risorse, puntato sull’utilizzo dei mezzi classici. Questi si sono combinati con la presenza sul territorio di tutti i candidati che si sono presentati come squadra unita e coesa, come espressione di un unico partito e portatori degli stessi ideali democratici, sottolineando ognuno le sue caratteristiche e le sue peculiarità.

Qual è la posizione del Pd della provincia di Como in merito all’utilizzo dei new media in campagna elettorale?

I nuovi mezzi di comunicazione, peraltro già molto utilizzati dal PD provinciale, hanno certamente il pregio di raggiungere velocemente molte persone, di viaggiare e di comunicare in tempo reale, superando le intrinseche lentezze dei mezzi classici: la stampa, i manifesti, i volantini. Hanno però anche il difetto di riferirsi a target con caratteristiche ancora non molto diffuse: l’utilizzo del computer è in fatti oggi appannaggio soprattutto di giovani o di meno giovani che però utilizzano il computer per lavoro. Assai più difficile è raggiungere altri tipi di target non informatizzati. Questa segmentazione crea anche un problema di linguaggio che occorre diversificare e rendere comprensibile e appetibile per tutti i possibili fruitori.

Una efficace strategia di comunicazione permanente, non solo legata alla campagna elettorale. Deve considerare ogni mezzo a disposizione e analizzare il linguaggio adatto per ogni target, per ogni mezzo e per ogni messaggio.

È risaputo che il marketing politico è un’attività poco sviluppata in Italia, a differenza di quello che invece accade negli altri Paesi Europei e Occidentali in generale; in merito a questo, che ruolo hanno i coordinamenti politici a livello locale nello sviluppo di questa attività?

Il marketing politico incontra difficoltà ad affermarsi spesso per le ritrosie degli stessi personaggi politici. La questione della comunicazione politica risente di una tradizione da “1° repubblica” e i candidati faticano a considerare che le regole della comunicazione commerciale non siano così lontane da quelle efficaci per la comunicazione politica. I pubblicitari più radicali affermano che ciò che fa vendere uno yogurt funziona anche per far votare un candidato. Volendo essere più moderati crediamo che le basi siano le stesse e che vadano opportunamente calibrate per la comunicazione politica in cui si pubblicizza un pensiero, un contenuto, invece di un prodotto. In questo i coordinamenti politici locali devono svolgere un compito educativo importante. Essenziale è soprattutto che si possa considerare una campagna elettorale concentrata in un lasso di tempo relativamente circoscritto ma che non ci si dimentichi che la comunicazione politica deve continuare senza interruzioni durante tutto l’anno. Sarà necessario quindi calibrare i messaggi e i mezzi a partire da oggi per evitare un eccessivo e spesso incomprensibile sovraffollamento di messaggi degli ultimi giorni. Così come la vita di un partito e l’elaborazione politica non devono fermarsi, così il comunicare non deve conoscere soste e intervalli.

Un’ultima domanda…in vista della prossima tornata elettorale (elezioni cittadine e provinciali 2012 ndr.) quale elemento potrebbe costituire l’innovazione rispetto al passato in ambito di comunicazione politica?

A livello di comunicazione politica la prima innovazione dovrebbe essere quella di un maggior investimento sui nuovi mezzi di comunicazione come internet e social network, inoltre come dicevamo, é importante guardare a questo aspetto delle future campagne elettorali come centrale e professionale e non come residuale. Inoltre dal punto di vista dei messaggi vogliamo puntare a far emergere le maggiori contraddizioni dell’avversario politico.

Intervista a cura di Daniela Bavuso

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“Uniti almeno nella crisi”

È ormai da quasi un paio d’anni che continuiamo a sentir parlare di crisi economica mondiale, ma probabilmente oggi siamo davvero arrivati al punto decisivo. In questi giorni è stato approvato il testo definitivo del decreto legge della manovra economica decisa dal Governo Berlusconi e come era prevedibile non è affatto “robetta da poco”. Senza entrare troppo nel merito della questione tecnica, penso sia opportuno segnalare che anche questa volta, purtroppo, la politica italiana ha perso una grandissima opportunità per dimostrare la tanto proclamata “unità nazionale”.

Il Capo dello Stato richiama spesso i politici ad affrontare tematiche importanti con la massima condivisione possibile ma purtroppo anche questa volta non è stato ascoltato.

Non penso che in questo articolo sia giusto affermare che ha ragione e chi torto, ma è invece opportuno segnalare che si è perso una ulteriore grande possibilità.

La crisi è davvero importante e deve essere in queste situazioni che devono emergere tutte le nostre caratteristiche migliori, anche perché se si perde anche questa volta a farne le spese è tutto il Paese.

Abbiamo la fortuna di avere davvero persone competenti sia a sinistra, sia al centro sia a destra, che con difficoltà cercano di prendere la decisione migliore, ma queste forze devono unirsi perché almeno questa volta la priorità deve essere quella di uscire dalla crisi con meno danni possibile.

È assolutamente normale che in un Paese le forze e quindi gli interessi siano molti ed eterogenei ma in un situazione come questa sarebbe già molto importante osservare i politici italiani prendessero le decisioni il più possibile condivise.

Oltre a questi aspetti, sarebbe altrettanto importante se almeno per un attimo i politici si togliessero di dosso l’ossessione dei voti, così da  prendere decisioni anche impopolari ma essenziali per il Paese.

In uno degli ultimi miei articoli mi sono proprio soffermato sulla necessità di avere anche in Italia “politici di professione”: ecco questa può davvero essere la situazione ideale per dimostrare agli elettori italiani e ai cittadini europei che i politici “non sono tutti uguali”.

Altro aspetto importante penso sia decidere a chi iniziare a chiedere dei sacrifici. In una situazione come questa è evidente che tutti debbano fare la propria parte, ma probabilmente sarebbe davvero un gesto di grande serietà e anche di opportunità politica, se i politici decidessero davvero di contribuire in prima persona al recupero di risorse economiche.

A volte quando accadono avvenimenti così eclatanti non è detto che tutto debba essere negativo. Per la classe politica infatti potrebbe essere l’occasione per riacquistare la fiducia dei propri elettori. Certo rinunciare a una parte del proprio stipendio non è mai facile, soprattutto quando ci si è fatta l’abitudine ma nella vita a volte bisogna dimostrare davvero di essere uomini, soprattutto quando vengono ricoperte cariche di altissima importanza.

Luca Checola

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