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Pd: comunicazione e costituzione

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Il Partito Democratico organizza e promuove in questi giorni il tesseramento dei suoi sostenitori. Lo fa sul sito internet con una sezione apposita iscrivitialpd.it, in cui il Segretario Pier Luigi Bersani invita i cittadini a costruire l’alternativa; e lo fa con una campagna di comunicazione caratterizzata da affissioni su tutto il territorio nazionale e banner pubblicitari sul web.

 Alla base della campagna di tesseramento c’è un buon concept: si sceglie di puntare sulla difesa della Costituzione e dei diritti dei cittadini: lavoro, salute, cultura, ecc. L’obiettivo è creare una vera e propria identificazione tra i principi costituzionali e quelli sostenuti dal Pd. Ciò vuole essere trasmesso attraverso lo slogan efficace “Democratici per costituzione”, una copy strategy che riprende gli articoli costituzionali (“Il Partito Democratico è fondato sul Lavoro”) e dalla grafica bianco/rossa della “D” del logo di partito.

Come si evince dai manifesti qui riportati, non viene scelta una sintesi tra immagini e parole, bensì si sceglie una soluzione tipografica. Si ricorre, difatti, all’utilizzo del lettering del simbolo del Pd (la “D” di “Democratico”), la s’ingrandisce fino a ricoprire tutto lo spazio dell’affissione e si riempie il centro vuoto della lettera con il testo del messaggio. I colori del logo sono invertiti e il bianco della “D” viene ingrigito per creare maggior contrasto con il piccolo banner in basso a destra contenente logo del partito e finalità del manifesto, ovvero il tesseramento.

Nonostante l’idea sia valida e il concept efficace, nel complesso il manifesto risulta poco incisivo e di scarso impatto visivo. Mentre il messaggio sembra più adeguato e fruibile sul web, non si può dire la stessa cosa per le affissioni. Abbiamo ripetuto più volte quale sia la funzione dei manifesti e sappiamo che per essere letti  devono innanzitutto catturare l’attenzione; inoltre, devono essere leggibili – e comprensibili – nel minor tempo possibile. Qui il testo del messaggio ha un significato importante, ma non viene trasmesso al meglio: il bastonato bianco utilizzato è troppo sottile e si perde nel rosso dello sfondo. Il testo a volte è troppo lungo e poco ‘musicale’ (“Il Partito Democratico tutela la salute come fondamentale diritto”). L’elemento più interessante e più incisivo del messaggio – ma sul quale non si punta abbastanza – è invece quello che prima abbiamo chiamato slogan, ma che in realtà è la firma dell’articolo e il pay off del manifesto: “Democratici per costituzione”. È scritto con lo stesso font del testo, ma più piccolo… Peccato!

Perché non si è puntato su quest’ultimo elemento? Perché si è scelta una linea così asettica e poco orientata alla emotività? Ovviamente ciò che si vuole trasmettere ai potenziali tesserati è una visone del partito seria e razionale, incentrata sui principi e sui valori costituzionali al fine di incarnare un’alternativa al partito di governo. Si trasmettono quindi con chiarezza i cavalli di battaglia del Pd (Lavoro, Ricerca, Salute, Ambiente, Pari Opportunità, Patrimonio storico) e l’approccio ai problemi (difesa dei diritti e della Costituzione): da ciò si evince la volontà di comunicare un’identità ben precisa – e questo è un bene – ma proprio il modo di comunicarla la fa apparire ancora sbiadita.

Peccato… una buona idea, ma nessuno slancio energico, ciò che invece servirebbe al Pd!

Marina Ripoli

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Manifesti per Alemanno

Passeggiando per le strade di Roma in questi giorni è impossibile non restare colpiti dai numerosi manifesti che celebrano il biennio di Alemanno al Campidoglio (28 aprile 2008 / 28 aprile 2010).

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Colpiscono sui muri e negli spazi pubblicitari le lunghe serie di affissioni che riproducono il ritratto del sindaco di Roma mentre compie il gesto di rimboccarsi le maniche della camicia. Il visual piuttosto incisivo scelto per l’occasione è accompagnato da uno slogan altrettanto forte: “Roma all’attacco”. Questi due elementi si impongono prepotentemente alla vista dei passanti non solo per l’impatto visivo, ma anche per la componente espressiva del messaggio.

A caratterizzare ulteriormente il manifesto – oltre ai colori carichi e intensi della foto e alla postura significativa del soggetto – segnaliamo: il lettering bianco dal font bastonato e maiuscolo che si staglia su un fondo rosso romanista; la fascia tricolore che incornicia dal basso il visual e lo slogan; il logo (in basso a destra) con tanto di Lupa de Il Popolo di Roma; il pay off in corsivo in fondo al manifesto: “La forza dell’identità”.

Ad attirare l’attenzione è il codice semantico utilizzato, a metà tra il gergo calcistico e la terminologia fascista. Le parole “attacco”, “identità”, “forza”, “popolo” rimandano, appunto, ad un universo di principi e valori che si riferiscono al vocabolario dei partiti di destra italiani. Il Popolo di Roma è infatti coerente alla formazione in cui s’inscrive, trattandosi di un movimento popolare e militante del Popolo della Libertà che si riconosce nella Destra Sociale e nei Circoli della Nuova ltalia, guidato tra l’altro dall’ex-ultrà Giuliano Castellino, al quale probabilmente dobbiamo il sapore calcistico degli slogan.

Il movimento è nello specifico sostenitore di Gianni Alemanno ed ecco perché ha promosso questa campagna celebrativa nei confronti del Sindaco. Una campagna di propaganda se si tiene conto della reale percezione dei romani, che al contrario segnalano un peggioramento della città negli ultimi due anni. L’immagine del sindaco che si rimbocca le maniche, dunque, non è proprio ciò che si delinea nella mente dei cittadini; e l’invasione dei manifesti – tra l’altro abusivi – non produce un effetto positivo sull’elettorato.

Marina Ripoli

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Galà della politicà 2010

Lecce (salento) – Quale candidato ha comunicato meglio? Chi ha realizzato la campagna elettorale più efficace? Chi ha vinto le elezioni della comunicazione?

Presso la cattedra di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università degli studi Roma Tre, è attivo un Centro di documentazione e studio della comunicazione politica, curato dal prof. Gianpiero Gamaleri e dal dott. Edoardo Novelli.

Anche per la campagna elettorale delle recenti elezioni regionali, come già per le elezioni regionali 2005 e politiche 2006, oltre alla raccolta del materiale elettorale il centro ha promosso il Galà della Politicà.

La giuria: Una giuria nazionale composta da docenti universitari nel campo della comunicazione politica e della lingua italiana delle università di Roma, Torino, Milano, Perugia, e Napoli, assieme a rappresentanti delle categorie professionali del mondo della pubblicità, quali l’Art Directors Club, ha giudicato le campagne realizzate dai principali candidati alla presidenza delle 13 regioni.

I criteri tenuti in considerazione per la votazione sono stati: l’originalità, l’efficacia e la professionalità delle campagne.

Sette le categorie in concorso: Migliore Manifesto Istituzionale, Migliore Manifesto Istituzionale, Migliore Slogan, Migliore Slogan, Migliore Campagna tematica, Migliore Spot, Migliore Spot.

Le operazioni di voto: I giurati hanno votato le migliori campagne nei giorni di domenica 28 e lunedì 29 marzo, contestualmente alle elezioni regionali, collegandosi al sito internet http://www.galadellapolitica.ilcannocchiale.it dove è stato inserito ed è consultabile tutto il materiale raccolto.

1 CATEGORIA MANIFESTO ISTITUZIONALE
Primo classificato Nichi Vendola
PugliaSecondo classificato Vincenzo De Luca – Campania

2 CATEGORIA MANIFESTO ISTITUZIONALE
Primo classificato Filippo Penati – Lombardia
Secondo classificato Renata Polverini – Lazio

3 CATEGORIA CAMPAGNA TEMATICA
Primo classificato Nichi Vendola – Puglia
Secondo classificato Claudio Burlando – Liguria

4 CATEGORIA SLOGAN
“TI PUOI FIDARE” – Primo classificato Emma Bonino – Lazio
“LA POESIA E’ NEI FATTI” – Secondo classificato Nichi Vendola – Puglia

5 CATEGORIA SLOGAN
“IL CORAGGIO DI CAMBIARE” – Primo classificato Monica Faenzi – Toscana
“ORGOGLIOSAMENTE TERRONA” – Secondo classificato Adriana Poli Bortone – Puglia

6 CATEGORIA SPOT
Primo classificato “La Puglia dal medico” Nichi Vendola – Puglia
Secondo classificato “Prima il Veneto” Luca Zaia – Veneto

7 CATEGORIA SPOT
Primo classificato “Rivoluzione meridionale” Adriana Poli Bortone – Puglia
Secondo classificato ex aequo “Io resto in Calabria” Pippo Callipo – Calabria
Secondo classificato ex aequo “Il futuro è adesso” Renata Polverini – Lazio

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La Calabria va utilizzata diversamente

Interessante la campagna sociale di sensibilizzazione sul diritto di voto in Calabria. Un revolver sospeso nel vuoto, il grilletto a forma di Calabria. La baseline: “La Calabria va utilizzata diversamente”. E un sottotitolo (tratto per la prima frase dall’opera di Gracco Babeuf, giornalista francese del ‘700): “Se i giusti non si oppongono, sono già colpevoli. Votate l’uomo, non il partito”.

La campagna sociale è ideata dai consulenti di immagine e comunicazione Vircillo&Succurro ed è ospitata dalla Concessionaria mezzi pubblicitaria Pubbliemme Group che ha sposato il progetto in occasione del voto per le regionali del 28/29 marzo.

Lo scopo della campagna è quello di sensibilizzare i cittadini calabresi ad abbandonare l’abitudine a votare senza informarsi. Cosa ne pensate?

Marina Ripoli

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In Calabria la sinistra si divide

Nrangheta, lavoro, ambiente. Sono queste le principali sfide che dovrà affrontare il nuovo governatore della Calabria. A contendersi la presidenza della regione sono Agazio Loiero presidente uscente e candidato del centrosinistra (Partito Democratico, Federazione della sinistra, Autonomia e diritti, Slega la Calabria, Alleanza per la Calabria, Partito Socialista – Sinistra con Vendola), Giuseppe Scopelliti,attualmente sindaco di Reggio Calabria e candidato per il centrodestra (Popolo della libertà, Unione di centro, Fiamma Tricolore, Scopelliti Presidente, Libertà e autonomia – Noi Sud, Insieme per la Calabria, Socialisti Uniti – Psi) e Filippo Callipo, l’imprenditore, con una storia lunga e orgogliosa, che si è rifiutato di pagare il pizzo alla ndrangheta e che si candida alla presidenza della regione con le liste di Italia dei Valori, Bonino-Pannella e Io resto in Calabria.

Mentre Loiero a Reggio si scaglia contro Scopelliti e ribadisce: ”Vinceremo noi”, bisogna sottolineare che se nel 2005 Loiero ha vinto con un plateale distacco sul suo avversario Sergio Abramo, quest’anno la sfida si presenta più difficile, non solo perché Scopelliti è sostenuto da un’ampia coalizione, ma anche perché il centrosinistra è diviso tra Callipo e Loiero.

Il governatore uscente, come affermano i sondaggi dei primi di febbraio – realizzati dalla Ced Ricerca e Sviluppo per il quotidiano edito da Finedit Srl (Gruppo Dodaro) – il centrosinistra avrebbe la certezza di scavalcare il centrodestra solo candidando Pippo Callipo, che convince anche una sensibile percentuale di indecisi o delusi della politica.

In ogni caso, Loiero e Scopelliti restano i candidati più accredidati, ma sarà interessante osservare il consenso registrato da un candidato come Callipo, simbolo della Calabria dell’Onestà e del Coraggio, della Concretezza e della Passione: caratteristiche che compongono il suo candidate concept e che sono comunicate con coerenza nella sua campagna elettorale.

 Marina Ripoli

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Cronache lucane: De Filippo, Pagliuca…e Magdi Allam

In Basilicata si ricandida il presidente uscente, Vito De Filippo, appoggiato da Partito Democratico, Unione di centro, Alleanza per l’Italia e Italia dei Valori. Nel 2005 De Filippo è stato il Governatore più votato del Paese con il 67% dei consensi. Oggi si presenta con il pay off “L’innovazione continua” e una serie di headline e claim caratterizzati da una funzione conativa molto spiccata: “VOI. La Basilicata. Il Futuro.” oppure “Sarete più forti”, “Sarete più felici”. Una campagna, quindi, che mette al centro il destinatario (il popolo lucano) e non nasconde la tendenza del messaggio ad avere degli effetti extralinguistici sull’utente, effetti cioè che non si limitano alla pura comprensione linguistica, ma rivestono una funzione persuasiva poiché si cerca di influire sul destinatario scaturendo una reazione: “Se mi votate, sarete felici”. Non vi è quindi una logica inclusiva, ma c’è un “IO” (il governatore uscente) e un “VOI” (i lucani), lo stato e il popolo. Un rapporto dialettico che rispecchia le politiche di welfare promosse dalla sinistra lucana, politiche ritenute dagli avversari politici più vicine a forme di assistenzialismo che a modelli evoluti di welfare society.

Nei manifesti del candidato di centrodestra (Popolo della libertà, Mia, Mpa, Basilicata per Pagliuca), Nicola Pagliuca, l’opposizione è forte. “Da 5 anni in Basilicata una famiglia su tre è povera”, “Coalizione inaffidabile, 4 giunte in 5 anni”, “In Basilicata il più alto tasso di emigrazione sanitarie”. Queste sono solo tre delle headline di accusa che la coalizione destrorsa muove al centrosinistra e lo fa ponendole su di un fondo rosso, scritte con un lettering chiaro ed incisivo. La parte visual del manifesto, invece, è tutta concentrata nel simbolico strappo (da destra verso sinistra) che dà su un cielo azzurro (tipicamente pidiellino) avvertendo che “È ora di scegliere PAGLIUCA presidente”.

Anche il materiale di propaganda di De Filippo mostra uno strappo (da sinistra verso destra) che da un fondo bianco fa emergere un sottofondo rosso con lo slogan della campagna. Sarà un caso?

Dal punto di vista del programma, entrambi i candidati mettono al primo posto il lavoro, come ovviamente fa il candidato del Partito comunista dei lavoratori, Florenzo Doino, che si pone come alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra.

Un’altra candidatura né di destra né di sinistra è quella di Magdi Cristiano Allam, il deputato europeo (PPE), fondatore del Movimento “Io amo l’Italia” che si presenta con la Lista io amo la Lucania (che dà il nome anche alla campagna e al sito internet) e Io Sud. Una candidatura “Per il cambiamento”: così recitano i suoi manifesti. Il noto giornalista, che ha abbandonato la fede islamica e si è convertito al cristianesimo nel 2008, ha dichiarato di essersi candidato alla presidenza della Basilicata «perché per me la Lucania è la regione più bella e i lucani sono il popolo più genuino d’Italia». Una regione che Magdi ha quindi scelto come patria e che per questo vuole “salvare” dalla inadeguatezza della sua classe politica, tacciando la destra di connivenza con una dirigenza preoccupata esclusivamente del proprio tornaconto personale e criticando la sinistra per la sua amministrazione fallimentare. Magdi sceglie perciò la logica inclusiva del “Noi” e sceglie di aprire il suo sito con un “Vogliamoci Bene. Votiamo tutti insieme” e con la semplicità di un video elettorale fumettato per creare quel legame e quel radicamento che con questa terra in realtà non ha.

Lo scenario descritto fa prospettare un secondo mandato per De Filippo, dovuto soprattutto all’ampia coalizione che lo sostiene e che comprende anche l’Udc. Ciò non toglie che ci sarà probabilmente un buon risultato da parte del centrodestra, ma sarà più curioso conoscere il risultato di Magdi Cristiano Allam.

Marina Ripoli

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In Toscana la consulenza politica è realtà

Esplorando il sito web di Enrico Rossi (www.enricorossipresidente.it) e dando un’occhiata ai materiali di comunicazione della campagna elettorale si rimane colpiti dalla possibilità di consultare integralmente on-line la copy strategy della campagna. Una scelta innovativa e degna di nota, assolutamente in linea con il complesso delle azioni promosse sul web dal candidato alla presidenza della Regione Toscana per il centrosinistra. Di qui il nostro interesse a fare una chiacchierata con chi ha curato la campagna on-line di Enrico Rossi: Antonio Sofi, consulente politico, blogger, esperto di giornalismo e nuovi media, classe 1975.

Partiamo proprio dalla copy strategy. Com’è nata l’idea di metterla on-line?
Io girerei la domanda: perché non la mettono tutti on-line? Alla comunicazione politica farebbe un gran bene provare a uscire dai fumosi antri sacerdotali e diventare un gioco a carte scoperte. Una sfida trasparente, sulle idee e sulle strategie messe in atto per raccontare queste idee ai cittadini. E d’altronde diventerà sempre più inevitabile. Il campo da gioco in cui trova luogo la sfida politica è sempre più sotto gli occhi di tutti: anche grazie ai nuovi media. Le cortine fumogene non pagano più e rischiano di ritorcersi contro a chi le usa. Sbaglia chi crede che i cittadini non sappiano leggere azioni e comportamenti (anche comunicativi) degli attori politici. Il documento di copy strategy disponibile on-line è in sé una cosa piccola, ma anche un gesto voluto che racconta di una intenzione di condivisione e di apertura verso tutti gli interlocutori.

Veniamo ora al vostro “esperimento collaborativo di costruzione dell’agenda”: “La Toscana che voglio”. Com’è nata l’idea? Quali i feedback ricevuti ad oggi?
“La Toscana che voglio” è dichiaratamente un esperimento. Una vera e propria beta, nella logica vera delle cose di Internet. L’idea è sempre la stessa, ostinatamente riprodotta in tutte le salse: cercare di aprire, aprire, aprire. In questo caso la domanda era: qual è la Toscana che le persone vogliono? Apriamo più canali affinché lo possano dire, e affinché noi possiamo capirlo. E infatti lo abbiamo chiesto tramite il sito “La Toscana che voglio”, attraverso il profilo pubblico di Facebook che ha funzionato da “collettore” di contributi, grazie alle interviste video fatte da noi a personaggi noti oppure in giro per il territorio. I feedback sono stati molto confortanti e positivi: ci ha fatto piacere leggere di chi ha fatto un giro su “La Toscana che voglio” e vi ha trovato una boccata di aria fresca e di voce genuina. Era quello che volevamo.

Hai introdotto un tema importante: la comunicazione attraverso Facebook. Al momento, secondo il sito “Regionali su Facebook”, sviluppato da “SeoLab”, la percentuale di popolarità di Enrico Rossi sarebbe dell’84%. Un ottimo indice di popolarità, dunque, che senz’altro deriva dalla forte impronta “social” data alla campagna (le pagine Facebook ufficiali sono infatti ben 3 – Enrico Rossi Presidente, La Toscana Avanti Tutta, La Toscana che voglio – e tutte vanno nella direzione del marketing relazionale). Quanto sono utili i social network ai fini della conquista, ma anche e soprattutto del mantenimento, del consenso politico?
Non parlerei di marketing, non parlerei di conquista. Parlerei di partecipazione. Tutti gli strumenti on-line hanno cercato di attivare partecipazione, pur con tutti i limiti degli strumenti e della realizzazione – che è sempre perfettibile. E addirittura provocatoriamente non parlerei nemmeno di utilità in senso stretto. Direi che questi strumenti sono e saranno sempre più un elemento imprescindibile – e non solo di una campagna comunicativa ma dell’azione politica anche nei momenti di pace elettorale. Una campagna politica senza Internet è ormai, e sarà sempre più, come uscire di casa senza pantaloni. Il punto semmai è che spesso i social media vengono guidati con il freno a mano tirato e non riescono a decollare. Bisogna avere più coraggio, e capire che non basta avere un profilo su Facebook per saper gestire in modo integrato una campagna elettorale online.

Una domanda provocatoria: la Toscana è notoriamente una regione “rossa”, nella quale la vittoria del centrosinistra è altamente probabile. Vale la pena fare una forte comunicazione politica? Se sì, in che modo e con quali scopi? Quali sono i target della vostra comunicazione?
Beh, la verità è che gli unici risultati elettorali sicuri sono quelli confermati il giorno dopo le elezioni. E la comunicazione politica non può e non deve essere uno strumento legato univocamente alla vittoria, o alla sovversione del pronostico di partenza. Vale sempre la pena fare una forte comunicazione politica – se non si riduce l’idea di comunicazione a quella di mera propaganda. E poi c’è un discorso di “aspettative”, on-line ma non solo: ci si aspetta che, all’interno di un momento elettorale, ci si racconti, ci si confronti anche in modo aspro, si ascoltino gli altri, si apra uno spazio di dibattito e di attenzione su temi, persone, politiche.

“Io penso che il pubblicitario d’assalto che confeziona lo spot o il manifesto efficace serva, ma venga dopo – e non possa sostituire – un lavoro sui contenuti. E per fare questo il consulente deve essere a sua volta un ‘politico’, cioè deve avere una storia di passione e partecipazione politica. E’ questa la differenza tra noi e i pubblicitari, per i quali il politico è solo un prodotto da vendere (legittimamente, dal loro punto di vista)”. Quanto ti ritrovi in questa affermazione?
Mi sembra che colga un punto. Anzi il punto centrale. Le idee non sono equivalenti (anche comunicativamente) alle specifiche di un prodotto.

Qual è, infine, il tuo giudizio sull’attuale stato della professione del consulente politico in Italia?
C’è molto da fare. Per uscire da una “zona grigia” in cui prosperano professionisti che vendono gli assi nella manica e le soluzioni facili e a buon mercato. C’è molto da fare per raccontare la complessità di un lavoro che non può essere fatto nelle ultime settimane, con il treno in corsa, o con la bacchetta magica. Prima c’è la persona, le sue idee, la sua storia, i suoi contenuti: la comunicazione spesso non deve fare altro che mettere in fila queste cose e comporre una orchestra di strumenti che suoni al meglio la melodia che il candidato fischietta tra sé.

(Intervista a cura di Valentina Di Leo)

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Un “extraterrestre” a Venezia

E’ la cittadinanza che è ormai estranea alla politica o è la politica che parla un linguaggio alieno?

Secondo la campagna di comunicazione del candidato a sindaco di Venezia, Alfredo Scibilia, la politica non riesce più a comprendere le vere esigenze dei cittadini, si rivolge ad essi con soluzioni e linguaggi obsoleti… insomma i veri alieni sono proprio i veneziani. E Scibilia è l’extraterrestre! Alieno rispetto alla tradizionale classe politica e simbolo di un progetto politico innovativo nato dalla società civile veneziana (le associazioni Mestre una grande città, Venezia in Movimento e Mestre futura).

Nasce così il simpatico “occhio alieno”, personaggio simbolico scelto come portavoce della campagna, capace di comunicare i concept di cambiamento e innovazione alla base del programma di Scibilia. Non solo. La mascotte è dotata di lunghe antenne che intercettano i bisogni dei veneziani e non a caso è rappresentata con una forma concentrica (tre cerchi uno dentro l’altro). La proposta centrale di Una Grande Città, la lista civica dei cittadini per i cittadini, è il progetto di “Una Grande Città circolare” che supera il classico rapporto centro-periferia ed è orientato ad una logica di network e interconnessioni tra luoghi, idee e risorse dei territori di Venezia e Mestre.

Una Grande Città è un progetto collettivo. Ciò si evince dagli slogan, dalle foto di gruppo, dal sito internet che dà spazio a tutti i candidati e comunica una forte dimensione collaborativa. Tanta attenzione anche ai target più giovani.

Un aperitivo “operativo” per i giovani candidati in lista: “6 weekend in giro per Mestre e Venezia per parlare di politica e di futuro nella stessa lingua”. Così recita lo slogan dello Spritz Tour. Naturalmente non manca il monito: “Bevi moderatamente, vota responsabilmente!”.

Una campagna tutta orientata alla cittadinanza, una buona causa su cui orientare anche gli aiuti economici da parte dei cittadini sostenitori. Sul sito web si dà infatti grande risalto alla campagna di fund raising (“Aiutaci a vincere”, “Aiutaci a portare i cittadini al governo di Venezia”) poiché tutte le attività di Una grande Città sono finanziate da donazioni volontarie pubblicate per trasparenza sul sito internet.

La raccolta fondi è molto importante per una lista civica, in quanto non è sostenuta dai partiti. Scibilia, difatti, si propone come “terzo polo” nella sfida tra Brunetta (Pdl+Lega+Adc+Pensionati e altri) e Orsoni (Pd+Udc+Idv+Psi e altri), ovvero i candidati più accreditati di questa competizione elettorale che vede in tutto 9 candidati presidente e ben 800 aspiranti consiglieri in corsa. Sostenuti dai partiti maggiori, Brunetta e Orsoni, però, monopolizzano la comunicazione e nella fase più delicata della campagna elettorale sono da soli a confrontarsi all’Ateneo Veneto all’attenzione delle tre principali testate cittadine. Scibilia non è invitato e commenta così: “Un’occasione mancata di confronto democratico, ma noi non ci sentiamo di Serie B”.

Come extraterrestri rispetto all’attuale contesto politico, si misureranno, infatti, continuando a portare avanti le loro proposte da cittadini per i cittadini, supportati da una campagna di comunicazione  a mio parere efficace e originale.

Marina Ripoli

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Due “ex” per la bella Liguria

In Liguria la sfida corre sul filo di lana tra il governatore uscente, Claudio Burlando, e l’ex-presidente della Regione dal 2000 al 2005, Sandro Biasotti. Praticamente due ex allo scontro che si contendono la bella Liguria. Da una parte “La Liguria di tutti” per Pd, Federazione di Sinistra, Idv e Udc; e dall’altra il nuovo progetto di governo “Per la Liguria” di Biasotti per Pdl, Lega, Dc, Pli e Nuovo Psi.

Già nel 2005 la sfida si presentava difficile. Alle scorse regionali vince il centrosinistra solo per 6 punti percentuali e oggi i sondaggi prediligono ancora Burlando, ma solo per un vantaggio risicato che va dal 3 al 2%. Sfida tesissima, dunque, che vede Biasotti impegnato a recuperare terreno cercando di convincere gli indecisi, ma anche i potenziali elettori di Burlando. Mentre infatti quest’ultimo punta su una campagna di comunicazione corale, basata su testimonial e sulla descrizione di una Liguria migliorata grazie alla sua amministrazione (vd. l’articolo Il Burlando di tutti); Biasotti scieglie la semplicità e il tradizionale bianco/azzuro per l’impatto grafico del suo materiale di propaganda, ma predilige strumenti di rottura per criticare il governo di centrosinistra.

Aprendo il sito del candidato di centrodestra la prima cosa che attira l’attenzione è la fascia di moduli video in alto di colore rosso. Si tratta di una serie di video che riprendono la campagna dell’avversario e la smontano a colpi di testimonial delusi e pronti a votare l’alternativa. Biasotti, quindi, marca stretto Burlando, e per ogni slogan, ogni testimonial risponde: “La Liguria non è di tutti”.

Ma non finisce qui, oltre alla sua web tv, s’inventa Mugugno Tv . Uno spazio tutto viola e verde elettrico dove i cittadini delle principali province della Liguria possono intervenire sui temi del programma (lavoro, famiglia, sanità e turismo). Il centrodestra sembra fare molta attenzione nel non focalizzarsi solo sul comune capoluogo. Storicamente, infatti, Genova rappresenta il serbatoio dei voti del centrosinistra.

Burlando dal canto suo, propone una comunicazione forte, anche se troppo buonista, che colpisce molto l’emotività degli elettori. Buona la cura dei particolari sia per ciò che concerne copy e visual della campagna, sia per la cura vera e propria del sito. Più trascurato il sito web di Biasotti, ma il candidato di centro destra vuole differenziarsi, dando un’immagine più dura, tesa all’opposizione forte e all’attenzione ai problemi non ancora risolti.

Scontro difficile in Liguria…

 Marina Ripoli

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Umbria 2010: Energia viola per il centrosinistra

Look elettrico per Catiuscia Marini, ex europarlamentare ed ex sindaco di Todi, membro della segreteria nazionale del Pd e candidata per il centrosinistra alla Regione dopo aver vinto le primarie.

E’ il viola, il colore con cui sfida le altre due donne della competizione elettorale in Umbria: la donna forte del centro-destra umbro, Fiammetta Modena, e l’ex Pd e ora candidata Udc, Paola Binetti.

Colore inconsueto, piuttosto nuovo per una competizione elettorale. Oggi facilmente ricollegabile al popolo viola, il movimento di protesta contro Berlusconi che manifesta nelle piazze il proprio dissenso. Nonostante ciò, non vi è alcun  effetto di cannibalizzazione, anzi, in comune c’è l’energia della rivolta, “Energia nuova per l’Umbria”, così recita l’headline della campagna. Il viola è infatti il colore della volontà di essere diversi, della metamorfosi, della transizione, ma anche dell’energia, della forza legata alla vitalità del rosso e all’intimo accoglimento dell’azzurro. Anche l’acconciatura “elettrica” – ed è il particolare che colpisce di più guardando i manifesti – riflette il messaggio contenuto nel candidate concept.

Catiuscia è una donna forte, decisa, piena di risorse, ma le sue avversarie non sono da meno. Una differenza importante, però, sta nello stile più giovanile che la contraddistingue e nell’impronta più fresca della campagna rispetto al classico layout bianco/azzurro del Pdl o alla comunicazione un po’ spenta della capofila teodem.

Una campagna tesa ad una logica collettiva e collaborativa, sia nella costruzione del programma sia nei concetti che si ripetono più spesso (visione collettiva, energia, partecipazione, innovazione, valorizzazione). “Con te, con tutti”, è infatti il pay off della campagna di comunicazione.

Nel sito internet di Fiammetta Modena, stranamente, non c’è una sezione dedicata al programma, ma vi è solo l’invito a partecipare inviando le proprie proposte e “Gli errori da non ripetere”, ovvero segnalare gli errori compiuti dalla precedente amministrazione da non ripetere più.

Nella sua pagina web Catiuscia parla in prima persona: si presenta, propone, risponde. La Modena e la Binetti, invece, parlano in terza persona creando formalità e distacco.

I manifesti della Modena recitano “L’Umbria vuole cambiare”, ma la regione, da sempre rossa, consolida nei sondaggi il primato del Pd sul Pdl. Significativa la presenza ed il peso delle di liste di sinistra (Comunisti, Sinistra Ecologia e Libertà) che valgono il 10%.  Fondamentale per l’incremento dei consensi a sinistra anche la scomparsa delle liste di Sinistra Critica e Radicali, non ammesse per mancanza di firme. Il Pdl ha comunque un buon seguito,  sarà però interessante scoprire il risultato elettorale della Binetti.  

Marina Ripoli

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