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In Calabria la sinistra si divide

Nrangheta, lavoro, ambiente. Sono queste le principali sfide che dovrà affrontare il nuovo governatore della Calabria. A contendersi la presidenza della regione sono Agazio Loiero presidente uscente e candidato del centrosinistra (Partito Democratico, Federazione della sinistra, Autonomia e diritti, Slega la Calabria, Alleanza per la Calabria, Partito Socialista – Sinistra con Vendola), Giuseppe Scopelliti,attualmente sindaco di Reggio Calabria e candidato per il centrodestra (Popolo della libertà, Unione di centro, Fiamma Tricolore, Scopelliti Presidente, Libertà e autonomia – Noi Sud, Insieme per la Calabria, Socialisti Uniti – Psi) e Filippo Callipo, l’imprenditore, con una storia lunga e orgogliosa, che si è rifiutato di pagare il pizzo alla ndrangheta e che si candida alla presidenza della regione con le liste di Italia dei Valori, Bonino-Pannella e Io resto in Calabria.

Mentre Loiero a Reggio si scaglia contro Scopelliti e ribadisce: ”Vinceremo noi”, bisogna sottolineare che se nel 2005 Loiero ha vinto con un plateale distacco sul suo avversario Sergio Abramo, quest’anno la sfida si presenta più difficile, non solo perché Scopelliti è sostenuto da un’ampia coalizione, ma anche perché il centrosinistra è diviso tra Callipo e Loiero.

Il governatore uscente, come affermano i sondaggi dei primi di febbraio – realizzati dalla Ced Ricerca e Sviluppo per il quotidiano edito da Finedit Srl (Gruppo Dodaro) – il centrosinistra avrebbe la certezza di scavalcare il centrodestra solo candidando Pippo Callipo, che convince anche una sensibile percentuale di indecisi o delusi della politica.

In ogni caso, Loiero e Scopelliti restano i candidati più accredidati, ma sarà interessante osservare il consenso registrato da un candidato come Callipo, simbolo della Calabria dell’Onestà e del Coraggio, della Concretezza e della Passione: caratteristiche che compongono il suo candidate concept e che sono comunicate con coerenza nella sua campagna elettorale.

 Marina Ripoli

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Cronache lucane: De Filippo, Pagliuca…e Magdi Allam

In Basilicata si ricandida il presidente uscente, Vito De Filippo, appoggiato da Partito Democratico, Unione di centro, Alleanza per l’Italia e Italia dei Valori. Nel 2005 De Filippo è stato il Governatore più votato del Paese con il 67% dei consensi. Oggi si presenta con il pay off “L’innovazione continua” e una serie di headline e claim caratterizzati da una funzione conativa molto spiccata: “VOI. La Basilicata. Il Futuro.” oppure “Sarete più forti”, “Sarete più felici”. Una campagna, quindi, che mette al centro il destinatario (il popolo lucano) e non nasconde la tendenza del messaggio ad avere degli effetti extralinguistici sull’utente, effetti cioè che non si limitano alla pura comprensione linguistica, ma rivestono una funzione persuasiva poiché si cerca di influire sul destinatario scaturendo una reazione: “Se mi votate, sarete felici”. Non vi è quindi una logica inclusiva, ma c’è un “IO” (il governatore uscente) e un “VOI” (i lucani), lo stato e il popolo. Un rapporto dialettico che rispecchia le politiche di welfare promosse dalla sinistra lucana, politiche ritenute dagli avversari politici più vicine a forme di assistenzialismo che a modelli evoluti di welfare society.

Nei manifesti del candidato di centrodestra (Popolo della libertà, Mia, Mpa, Basilicata per Pagliuca), Nicola Pagliuca, l’opposizione è forte. “Da 5 anni in Basilicata una famiglia su tre è povera”, “Coalizione inaffidabile, 4 giunte in 5 anni”, “In Basilicata il più alto tasso di emigrazione sanitarie”. Queste sono solo tre delle headline di accusa che la coalizione destrorsa muove al centrosinistra e lo fa ponendole su di un fondo rosso, scritte con un lettering chiaro ed incisivo. La parte visual del manifesto, invece, è tutta concentrata nel simbolico strappo (da destra verso sinistra) che dà su un cielo azzurro (tipicamente pidiellino) avvertendo che “È ora di scegliere PAGLIUCA presidente”.

Anche il materiale di propaganda di De Filippo mostra uno strappo (da sinistra verso destra) che da un fondo bianco fa emergere un sottofondo rosso con lo slogan della campagna. Sarà un caso?

Dal punto di vista del programma, entrambi i candidati mettono al primo posto il lavoro, come ovviamente fa il candidato del Partito comunista dei lavoratori, Florenzo Doino, che si pone come alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra.

Un’altra candidatura né di destra né di sinistra è quella di Magdi Cristiano Allam, il deputato europeo (PPE), fondatore del Movimento “Io amo l’Italia” che si presenta con la Lista io amo la Lucania (che dà il nome anche alla campagna e al sito internet) e Io Sud. Una candidatura “Per il cambiamento”: così recitano i suoi manifesti. Il noto giornalista, che ha abbandonato la fede islamica e si è convertito al cristianesimo nel 2008, ha dichiarato di essersi candidato alla presidenza della Basilicata «perché per me la Lucania è la regione più bella e i lucani sono il popolo più genuino d’Italia». Una regione che Magdi ha quindi scelto come patria e che per questo vuole “salvare” dalla inadeguatezza della sua classe politica, tacciando la destra di connivenza con una dirigenza preoccupata esclusivamente del proprio tornaconto personale e criticando la sinistra per la sua amministrazione fallimentare. Magdi sceglie perciò la logica inclusiva del “Noi” e sceglie di aprire il suo sito con un “Vogliamoci Bene. Votiamo tutti insieme” e con la semplicità di un video elettorale fumettato per creare quel legame e quel radicamento che con questa terra in realtà non ha.

Lo scenario descritto fa prospettare un secondo mandato per De Filippo, dovuto soprattutto all’ampia coalizione che lo sostiene e che comprende anche l’Udc. Ciò non toglie che ci sarà probabilmente un buon risultato da parte del centrodestra, ma sarà più curioso conoscere il risultato di Magdi Cristiano Allam.

Marina Ripoli

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In Toscana la consulenza politica è realtà

Esplorando il sito web di Enrico Rossi (www.enricorossipresidente.it) e dando un’occhiata ai materiali di comunicazione della campagna elettorale si rimane colpiti dalla possibilità di consultare integralmente on-line la copy strategy della campagna. Una scelta innovativa e degna di nota, assolutamente in linea con il complesso delle azioni promosse sul web dal candidato alla presidenza della Regione Toscana per il centrosinistra. Di qui il nostro interesse a fare una chiacchierata con chi ha curato la campagna on-line di Enrico Rossi: Antonio Sofi, consulente politico, blogger, esperto di giornalismo e nuovi media, classe 1975.

Partiamo proprio dalla copy strategy. Com’è nata l’idea di metterla on-line?
Io girerei la domanda: perché non la mettono tutti on-line? Alla comunicazione politica farebbe un gran bene provare a uscire dai fumosi antri sacerdotali e diventare un gioco a carte scoperte. Una sfida trasparente, sulle idee e sulle strategie messe in atto per raccontare queste idee ai cittadini. E d’altronde diventerà sempre più inevitabile. Il campo da gioco in cui trova luogo la sfida politica è sempre più sotto gli occhi di tutti: anche grazie ai nuovi media. Le cortine fumogene non pagano più e rischiano di ritorcersi contro a chi le usa. Sbaglia chi crede che i cittadini non sappiano leggere azioni e comportamenti (anche comunicativi) degli attori politici. Il documento di copy strategy disponibile on-line è in sé una cosa piccola, ma anche un gesto voluto che racconta di una intenzione di condivisione e di apertura verso tutti gli interlocutori.

Veniamo ora al vostro “esperimento collaborativo di costruzione dell’agenda”: “La Toscana che voglio”. Com’è nata l’idea? Quali i feedback ricevuti ad oggi?
“La Toscana che voglio” è dichiaratamente un esperimento. Una vera e propria beta, nella logica vera delle cose di Internet. L’idea è sempre la stessa, ostinatamente riprodotta in tutte le salse: cercare di aprire, aprire, aprire. In questo caso la domanda era: qual è la Toscana che le persone vogliono? Apriamo più canali affinché lo possano dire, e affinché noi possiamo capirlo. E infatti lo abbiamo chiesto tramite il sito “La Toscana che voglio”, attraverso il profilo pubblico di Facebook che ha funzionato da “collettore” di contributi, grazie alle interviste video fatte da noi a personaggi noti oppure in giro per il territorio. I feedback sono stati molto confortanti e positivi: ci ha fatto piacere leggere di chi ha fatto un giro su “La Toscana che voglio” e vi ha trovato una boccata di aria fresca e di voce genuina. Era quello che volevamo.

Hai introdotto un tema importante: la comunicazione attraverso Facebook. Al momento, secondo il sito “Regionali su Facebook”, sviluppato da “SeoLab”, la percentuale di popolarità di Enrico Rossi sarebbe dell’84%. Un ottimo indice di popolarità, dunque, che senz’altro deriva dalla forte impronta “social” data alla campagna (le pagine Facebook ufficiali sono infatti ben 3 – Enrico Rossi Presidente, La Toscana Avanti Tutta, La Toscana che voglio – e tutte vanno nella direzione del marketing relazionale). Quanto sono utili i social network ai fini della conquista, ma anche e soprattutto del mantenimento, del consenso politico?
Non parlerei di marketing, non parlerei di conquista. Parlerei di partecipazione. Tutti gli strumenti on-line hanno cercato di attivare partecipazione, pur con tutti i limiti degli strumenti e della realizzazione – che è sempre perfettibile. E addirittura provocatoriamente non parlerei nemmeno di utilità in senso stretto. Direi che questi strumenti sono e saranno sempre più un elemento imprescindibile – e non solo di una campagna comunicativa ma dell’azione politica anche nei momenti di pace elettorale. Una campagna politica senza Internet è ormai, e sarà sempre più, come uscire di casa senza pantaloni. Il punto semmai è che spesso i social media vengono guidati con il freno a mano tirato e non riescono a decollare. Bisogna avere più coraggio, e capire che non basta avere un profilo su Facebook per saper gestire in modo integrato una campagna elettorale online.

Una domanda provocatoria: la Toscana è notoriamente una regione “rossa”, nella quale la vittoria del centrosinistra è altamente probabile. Vale la pena fare una forte comunicazione politica? Se sì, in che modo e con quali scopi? Quali sono i target della vostra comunicazione?
Beh, la verità è che gli unici risultati elettorali sicuri sono quelli confermati il giorno dopo le elezioni. E la comunicazione politica non può e non deve essere uno strumento legato univocamente alla vittoria, o alla sovversione del pronostico di partenza. Vale sempre la pena fare una forte comunicazione politica – se non si riduce l’idea di comunicazione a quella di mera propaganda. E poi c’è un discorso di “aspettative”, on-line ma non solo: ci si aspetta che, all’interno di un momento elettorale, ci si racconti, ci si confronti anche in modo aspro, si ascoltino gli altri, si apra uno spazio di dibattito e di attenzione su temi, persone, politiche.

“Io penso che il pubblicitario d’assalto che confeziona lo spot o il manifesto efficace serva, ma venga dopo – e non possa sostituire – un lavoro sui contenuti. E per fare questo il consulente deve essere a sua volta un ‘politico’, cioè deve avere una storia di passione e partecipazione politica. E’ questa la differenza tra noi e i pubblicitari, per i quali il politico è solo un prodotto da vendere (legittimamente, dal loro punto di vista)”. Quanto ti ritrovi in questa affermazione?
Mi sembra che colga un punto. Anzi il punto centrale. Le idee non sono equivalenti (anche comunicativamente) alle specifiche di un prodotto.

Qual è, infine, il tuo giudizio sull’attuale stato della professione del consulente politico in Italia?
C’è molto da fare. Per uscire da una “zona grigia” in cui prosperano professionisti che vendono gli assi nella manica e le soluzioni facili e a buon mercato. C’è molto da fare per raccontare la complessità di un lavoro che non può essere fatto nelle ultime settimane, con il treno in corsa, o con la bacchetta magica. Prima c’è la persona, le sue idee, la sua storia, i suoi contenuti: la comunicazione spesso non deve fare altro che mettere in fila queste cose e comporre una orchestra di strumenti che suoni al meglio la melodia che il candidato fischietta tra sé.

(Intervista a cura di Valentina Di Leo)

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Un “extraterrestre” a Venezia

E’ la cittadinanza che è ormai estranea alla politica o è la politica che parla un linguaggio alieno?

Secondo la campagna di comunicazione del candidato a sindaco di Venezia, Alfredo Scibilia, la politica non riesce più a comprendere le vere esigenze dei cittadini, si rivolge ad essi con soluzioni e linguaggi obsoleti… insomma i veri alieni sono proprio i veneziani. E Scibilia è l’extraterrestre! Alieno rispetto alla tradizionale classe politica e simbolo di un progetto politico innovativo nato dalla società civile veneziana (le associazioni Mestre una grande città, Venezia in Movimento e Mestre futura).

Nasce così il simpatico “occhio alieno”, personaggio simbolico scelto come portavoce della campagna, capace di comunicare i concept di cambiamento e innovazione alla base del programma di Scibilia. Non solo. La mascotte è dotata di lunghe antenne che intercettano i bisogni dei veneziani e non a caso è rappresentata con una forma concentrica (tre cerchi uno dentro l’altro). La proposta centrale di Una Grande Città, la lista civica dei cittadini per i cittadini, è il progetto di “Una Grande Città circolare” che supera il classico rapporto centro-periferia ed è orientato ad una logica di network e interconnessioni tra luoghi, idee e risorse dei territori di Venezia e Mestre.

Una Grande Città è un progetto collettivo. Ciò si evince dagli slogan, dalle foto di gruppo, dal sito internet che dà spazio a tutti i candidati e comunica una forte dimensione collaborativa. Tanta attenzione anche ai target più giovani.

Un aperitivo “operativo” per i giovani candidati in lista: “6 weekend in giro per Mestre e Venezia per parlare di politica e di futuro nella stessa lingua”. Così recita lo slogan dello Spritz Tour. Naturalmente non manca il monito: “Bevi moderatamente, vota responsabilmente!”.

Una campagna tutta orientata alla cittadinanza, una buona causa su cui orientare anche gli aiuti economici da parte dei cittadini sostenitori. Sul sito web si dà infatti grande risalto alla campagna di fund raising (“Aiutaci a vincere”, “Aiutaci a portare i cittadini al governo di Venezia”) poiché tutte le attività di Una grande Città sono finanziate da donazioni volontarie pubblicate per trasparenza sul sito internet.

La raccolta fondi è molto importante per una lista civica, in quanto non è sostenuta dai partiti. Scibilia, difatti, si propone come “terzo polo” nella sfida tra Brunetta (Pdl+Lega+Adc+Pensionati e altri) e Orsoni (Pd+Udc+Idv+Psi e altri), ovvero i candidati più accreditati di questa competizione elettorale che vede in tutto 9 candidati presidente e ben 800 aspiranti consiglieri in corsa. Sostenuti dai partiti maggiori, Brunetta e Orsoni, però, monopolizzano la comunicazione e nella fase più delicata della campagna elettorale sono da soli a confrontarsi all’Ateneo Veneto all’attenzione delle tre principali testate cittadine. Scibilia non è invitato e commenta così: “Un’occasione mancata di confronto democratico, ma noi non ci sentiamo di Serie B”.

Come extraterrestri rispetto all’attuale contesto politico, si misureranno, infatti, continuando a portare avanti le loro proposte da cittadini per i cittadini, supportati da una campagna di comunicazione  a mio parere efficace e originale.

Marina Ripoli

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Due “ex” per la bella Liguria

In Liguria la sfida corre sul filo di lana tra il governatore uscente, Claudio Burlando, e l’ex-presidente della Regione dal 2000 al 2005, Sandro Biasotti. Praticamente due ex allo scontro che si contendono la bella Liguria. Da una parte “La Liguria di tutti” per Pd, Federazione di Sinistra, Idv e Udc; e dall’altra il nuovo progetto di governo “Per la Liguria” di Biasotti per Pdl, Lega, Dc, Pli e Nuovo Psi.

Già nel 2005 la sfida si presentava difficile. Alle scorse regionali vince il centrosinistra solo per 6 punti percentuali e oggi i sondaggi prediligono ancora Burlando, ma solo per un vantaggio risicato che va dal 3 al 2%. Sfida tesissima, dunque, che vede Biasotti impegnato a recuperare terreno cercando di convincere gli indecisi, ma anche i potenziali elettori di Burlando. Mentre infatti quest’ultimo punta su una campagna di comunicazione corale, basata su testimonial e sulla descrizione di una Liguria migliorata grazie alla sua amministrazione (vd. l’articolo Il Burlando di tutti); Biasotti scieglie la semplicità e il tradizionale bianco/azzuro per l’impatto grafico del suo materiale di propaganda, ma predilige strumenti di rottura per criticare il governo di centrosinistra.

Aprendo il sito del candidato di centrodestra la prima cosa che attira l’attenzione è la fascia di moduli video in alto di colore rosso. Si tratta di una serie di video che riprendono la campagna dell’avversario e la smontano a colpi di testimonial delusi e pronti a votare l’alternativa. Biasotti, quindi, marca stretto Burlando, e per ogni slogan, ogni testimonial risponde: “La Liguria non è di tutti”.

Ma non finisce qui, oltre alla sua web tv, s’inventa Mugugno Tv . Uno spazio tutto viola e verde elettrico dove i cittadini delle principali province della Liguria possono intervenire sui temi del programma (lavoro, famiglia, sanità e turismo). Il centrodestra sembra fare molta attenzione nel non focalizzarsi solo sul comune capoluogo. Storicamente, infatti, Genova rappresenta il serbatoio dei voti del centrosinistra.

Burlando dal canto suo, propone una comunicazione forte, anche se troppo buonista, che colpisce molto l’emotività degli elettori. Buona la cura dei particolari sia per ciò che concerne copy e visual della campagna, sia per la cura vera e propria del sito. Più trascurato il sito web di Biasotti, ma il candidato di centro destra vuole differenziarsi, dando un’immagine più dura, tesa all’opposizione forte e all’attenzione ai problemi non ancora risolti.

Scontro difficile in Liguria…

 Marina Ripoli

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Umbria 2010: Energia viola per il centrosinistra

Look elettrico per Catiuscia Marini, ex europarlamentare ed ex sindaco di Todi, membro della segreteria nazionale del Pd e candidata per il centrosinistra alla Regione dopo aver vinto le primarie.

E’ il viola, il colore con cui sfida le altre due donne della competizione elettorale in Umbria: la donna forte del centro-destra umbro, Fiammetta Modena, e l’ex Pd e ora candidata Udc, Paola Binetti.

Colore inconsueto, piuttosto nuovo per una competizione elettorale. Oggi facilmente ricollegabile al popolo viola, il movimento di protesta contro Berlusconi che manifesta nelle piazze il proprio dissenso. Nonostante ciò, non vi è alcun  effetto di cannibalizzazione, anzi, in comune c’è l’energia della rivolta, “Energia nuova per l’Umbria”, così recita l’headline della campagna. Il viola è infatti il colore della volontà di essere diversi, della metamorfosi, della transizione, ma anche dell’energia, della forza legata alla vitalità del rosso e all’intimo accoglimento dell’azzurro. Anche l’acconciatura “elettrica” – ed è il particolare che colpisce di più guardando i manifesti – riflette il messaggio contenuto nel candidate concept.

Catiuscia è una donna forte, decisa, piena di risorse, ma le sue avversarie non sono da meno. Una differenza importante, però, sta nello stile più giovanile che la contraddistingue e nell’impronta più fresca della campagna rispetto al classico layout bianco/azzurro del Pdl o alla comunicazione un po’ spenta della capofila teodem.

Una campagna tesa ad una logica collettiva e collaborativa, sia nella costruzione del programma sia nei concetti che si ripetono più spesso (visione collettiva, energia, partecipazione, innovazione, valorizzazione). “Con te, con tutti”, è infatti il pay off della campagna di comunicazione.

Nel sito internet di Fiammetta Modena, stranamente, non c’è una sezione dedicata al programma, ma vi è solo l’invito a partecipare inviando le proprie proposte e “Gli errori da non ripetere”, ovvero segnalare gli errori compiuti dalla precedente amministrazione da non ripetere più.

Nella sua pagina web Catiuscia parla in prima persona: si presenta, propone, risponde. La Modena e la Binetti, invece, parlano in terza persona creando formalità e distacco.

I manifesti della Modena recitano “L’Umbria vuole cambiare”, ma la regione, da sempre rossa, consolida nei sondaggi il primato del Pd sul Pdl. Significativa la presenza ed il peso delle di liste di sinistra (Comunisti, Sinistra Ecologia e Libertà) che valgono il 10%.  Fondamentale per l’incremento dei consensi a sinistra anche la scomparsa delle liste di Sinistra Critica e Radicali, non ammesse per mancanza di firme. Il Pdl ha comunque un buon seguito,  sarà però interessante scoprire il risultato elettorale della Binetti.  

Marina Ripoli

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Ad Andria un candidato senza partiti, sostenuto dai giovani

Alle Comunali 2010 di Andria c’è una novità! Non è di destra, non è di sinistra, ma è il candidato dei giovani e della società civile. Si chiama Stefano Porziotta e rappresenta un caso emblematico per la città di Andria. Dopo circa 20 anni di amministrazione di centrosinistra e la vittoria mancata, ma più volte sfiorata, del centrodestra, si presenta alle elezioni  un candidato non schierato politicamente con a suo sostegno due liste civiche: “L’Alternativa” e “La risposta per Andria”. La prima è ispirata al nome del movimento politico-culturale L’alternativa – Percorsi popolari  che ha proposto la candidatura di Porziotta; la seconda al nome della campagna di comunicazione curata dall’agenzia pugliese TOM.  

Per comprendere a fondo le scelte strategiche di questa campagna elettorale è bene considerare lo scenario in cui queste nascono. Andria è una cittadina di circa 100 mila abitanti dove i problemi che preoccupano di più i cittadini sono la sicurezza, la criminalità, la disoccupazione e infine l’assenza di luoghi di intrattenimento giovanile. Quest’ultimo punto è un problema davvero sentito dalla cittadinanza in quanto i giovani di Andria sono costretti a recarsi nelle cittadine limitrofe della BAT per intrattenersi, indebolendo di fatto il loro senso di appartenenza alla città.

Stefano Porziotta, quindi, decide di puntare sui giovani, non solo perché sono i suoi primi sostenitori, ma anche perché vuole intercettare una problematica vissuta dai cittadini. La punta di diamante del suo programma è infatti la  “Città dei Giovani”, un vero e proprio villaggio h24 nel centro storico di Andria dedicato ai giovani, al tempo libero, all’accoglienza, all’arte. Si tratta di una tematica non toccata dal centrodestra ed è perciò un buon elemento di differenziazione rispetto all’avversario Giorgino del Pdl. Anche Liso del Pd punta sui giovani, e lo dimostra la comunicazione tutta orientata al target giovanile, resta il fatto che quest’ultimo ha dovuto aspettare le primarie per cominciare la sua campagna elettorale, iniziata in ritardo rispetto a Porziotta, già candidato un mese prima e anticipatore della strategia della campagna di ascolto di Liso.

Franco Liuzzi della Tom dichiara: “ad un candidato outsider come Stefano Porziotta, Tom ha fatto corrispondere una campagna disegnata su di lui, con un contributo cromatico forte e d’impatto, ed un orientamento complessivo all’ascolto. Il portale web, il social networking, gli eventi, sono diventate occasioni di scambio di bisogni e di prospettive in cui Porziotta si conquista l’attenzione, l’interesse e il consenso di coloro che sono stanchi dei partiti e che cercano nella società nuovi e migliori rappresentanti”. Così – continua Liuzzi – “alle mille domande, ai dubbi, alle preoccupazioni Porziotta cerca di offrire la sua risposta: una chiave di lettura e di gestione delle problematiche basata sul buon senso e sulla pluriennale esperienza di manager territoriale”.

Quindi se il nome della campagna è rappresentato dall’identificazione tra il candidato e la risposta ai problemi di Andria, il simbolo è un simpatico Balloon di colore verde o rosso che si può scaricare dal sito web, dove ne viene consigliato l’utilizzo:

  • pubblica il balloon tra le tue foto nei Social Network e invita gli amici a condividerlo;
  • sostituisci fino al 29 marzo la tua foto/profilo nei Social Network;
  • stampa, ritaglia e fissa il balloon al finestrino della tua auto o alla vetrina del tuo negozio.

Si evince un forte utilizzo dei new media, adatti sia a colpire i target più giovani sia a dare un’impronta partecipativa alle strategie di comunicazione. Da segnalare la campagna di social networking virale. Ovvero la diffusione su facebook di Chi vuol essere assessore?, un test attitudinale per formulare proposte indossando virtualmente i panni di un pubblico amministratore. Oltre all’applicazione facebook, Porziotta mette in pratica il principio della partecipazione scegliendo di scrivere un programma politico dinamico, scritto dagli andriesi. Per fare ciò è stata predisposta una sezione specifica sul sito web  “Idee in Comune”. Tra le prossime iniziative, poi, è prevista la distribuzione di shopper personalizzabili che da un lato mostreranno la campagna istituzionale “Senza partiti, solo Andria”, e dall’altra il simbolico baloon verde all’interno del quale l’elettore potrà scrivere la propria proposta da portare in giro per la città, diventando così promotore di Porziotta, ma soprattutto delle proprie idee.

teaserLa campagna è stata anche anticipata con una strategia teaser che ha domandato ai cittadini in cosa consistesse una città nuova. Ad una serie di bla bla bla bla… (le risposte degli altri), ecco intervenire la risposta concreta del nuovo candidato di cui naturalmente non appare né il nome né la foto, ma l’indirizzo del sito internet su cui scoprire di chi si tratta.

Tra gli altri punti di forza di questa campagna è da sottolineare la fotografia. Il volto del candidato, infatti, è fotografato in una posa che lascia trasparire il carattere di Porziotta, ossia quello di una persona solare e vicina alla gente. Nella comunicazione politica è molto importante mostrare il volto del candidato per aumentare l’indice di notorietà di quest’ultimo. L’unica weakness di Stefano Porziotta era infatti la popolarità. Nonostante sia molto amato dai suoi concittadini, non era molto conosciuto poiché ha lavorato lontano da Andria per ben 10 anni.

La sua foto spicca anche sul sito internet www.lamiarisposta.it, che risulta lineare, funzionale, multimedia e interattivo. Colpisce il linguaggio utilizzato… semplice, friendly…altro che politichese!

Complessivamente la campagna sembra ben strutturata, utilizza i media vicini ai giovani, il viral marketing ed è realizzata tenendo conto dello scenario e delle caratteristiche del candidato. Conferma tale giudizio il gradimento dimostrato dai numerosi contributi spontanei provenienti dalla cittadinanza.

Ad Andria gli elettori sono davvero protagonisti!

Marina Ripoli

L’analisi del candidato prima dell’inizio della campagnaswotporz

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Lombardia 2010: i programmi elettorali

Il programma elettorale, proprio perché si viene giudicati su ciò che si propone, è l’impegno del candidato, e di conseguenza della sua coalizione, nei confronti dell’elettore, il contratto che questi tre attori politici sottoscrivono al momento del voto. L’immagine delle coalizione che deve emergere dal programma, quindi, non deve essere quella di diffusore di buone novelle per accalappiare voti elettorali, ma di una costante presenza a fianco dell’elettorato, come interprete, nonché risolutore dei suoi problemi. Dal programma elettorale si capisce se un candidato vuole veramente essere interprete delle aspirazioni dei cittadini-elettori, portabandiera di progettualità, di sviluppo e di rigore economico, di rinnovamento, di certezze.
Un valido programma elettorale dovrà mirare a:

  • contenuti ed obiettivi mirati alla tipologia di elezione;
  • creazione di un rapporto con l’elettorato.

Non esiste un programma buono per tutti gli usi, in grado quindi di accontentare tutti, proprio perché alcune scelte richieste da parte degli elettori negano interessi di parte, richiedono la fine di taluni privilegi, implicano impostazioni e visione nuove. Nel programma elettorale un candidato deve mettere insieme un progetto di “casa politica” nella quale poter accogliere il proprio elettorato. Il successo di una competizione elettorale è dovuta da tante cose: il giusto messaggio, l’efficace utilizzo dei media, leader e candidati validi, tuttavia quello che non potrà mancare sarà il programma elettorale. La formazione del programma prevede come passaggi fondamentali la scelta degli obiettivi che si vogliono conseguire e quindi lo sviluppo delle idee portanti; l’osservanza di questo processo mette in grado il candidato di “mirare” il programma alle specifiche esigenze del mercato elettorale. La scelta degli obiettivi del programma è certamente uno dei problemi chiave nelle elezioni; questi obiettivi potranno essere generali e comuni, ma anche specifici, visto che la segmentazione elettorale prevede situazioni diversificate, bisogna che ad ognuna di essa vengano date risposte appropriate. I temi che invece debbono caratterizzare il programma elettorale dovranno al tempo stesso rinforzarne la sua attualità e validità e quindi assicurare alla campagna elettorale credibilità ed efficacia. Questi temi potranno essere segnalati nell’ambito di una serie di occasioni pre-elettorali, nonché più propriamente elettorali:

  • Ricerca del mercato politico-elettorale;
  • studio dei segmenti elettorali-obiettivo;
  • attualità.

Entriamo ora nel dettaglio dei programmi elettorali dei due maggiori principali candidati alla Presidenza della Regione Lombardia. La prima cosa che salta subito all’occhio appena entriamo nei rispettivi siti internet è che entrambi puntano sulla condivisione del programma elettorale, Penati: “Il programma condiviso con te”, Formigoni: “Costruiamo il programma”. Questa impostazione è sicuramente buona ma molto pericolosa; infatti un’impostazione del genere crea da una parte grande coinvolgimento e partecipazione degli elettori dall’altra anche tante aspettative e nel momento in cui i rispettivi staff non rispondessero alle proposte degli elettori o, ancora peggio, il futuro presidente non tenesse in considerazioni i tanti suggerimenti dei cittadini provocherebbe una grande delusione e una forte rabbia, creando così un malcontento difficile da risanare. In definitiva, buona l’idea ma ci vuole un’ottima organizzazione per gestirla.

PROGRAMMA ELETTORALI

Ottima la scelta di Filippo Penati e del suo staff nella scelta del merito e del metodo del suo programma elettorale. Sono 10 i punti toccati da Penati, un giusto numero, né troppo corto né troppo lungo (vi ricorderete tutti l’errata scelta fatta dall’Unione per le elezioni politiche del 2006 quando presentò un programma di 200 e più pagine). Ottima anche la scelta degli argomenti, tutti di strettissima attualità. È un programma che si riferisce non solo ai “classici” elettori di centrosinistra storicamente più sensibili a temi quali il lavoro, l’ambiente, ma anche proposte in merito al fisco per le imprese e la famiglia o l’idee in merito alla diminuzione della burocrazia. Insomma giusto cercare di rispondere al maggior numero di elettori, siano essi di centrosinistra o di centrodestra: per vincere non bastano solo i voti del proprio schieramento. Roberto Formigoni ha invece deciso di non pubblicare il suo programma elettorale sul suo sito internet (http://www.formigoni.it). Anche questa ovviamente è una decisione legittima dimostrando evidentemente che il programma elettorale non è uno strumento che possa fare la differenza in campagna elettorale. Sicuramente ci sono le sue proposte che si possono conoscere grazie alle sue dichiarazioni ufficiali, e questa sembra essere la sua strategia, soprattutto con il supporto dei nuovi strumenti comunicativi (you tube e social network), ma questo è diverso dalla stesura di un programma elettorale. Questo potrebbe essere interessante, nel senso che al posto di scrivere un programma che poi leggeranno in pochi, si utilizzano nuovi strumenti che vengono usati da molti per veicolare il messaggio. Probabilmente però sarebbe opportuno fare entrambe le cose: stipulare un programma elettorale, breve, incisivo e coerente e allo stesso tempo usare i nuovi mezzi di comunicazione per rafforzare il proprio concetto, cercando per esempio di offrire pillole e rimandando al programma per una proposta più precisa. Inoltre sempre nel suo sito internet è presente una sezione “discorsi” – in cui vengono presentate tutte le sue dichiarazioni, e citando anche le cose fatte da lui e dalla sua maggioranza: questa è una strategia che ritengo giusta in quanto è assolutamente opportuno impostare una campagna elettorale sulle cose fatte, soprattutto per un candidato che è da 15 anni alla Presidenza della Regione. Questa è una strategia comune al centrodestra infatti Silvio Berlusconi è sempre stato poco favorevole alla stesura di un programma elettorale. Non sono pochi coloro che affermano che il programma elettorale può risultare inutile per vincere, ma questo in teoria non dovrebbe giustificare la sua assenza.

Luca Checola

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