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Buone vacanze a Tutti!

Cari lettori,

Spinning Politics va in vacanza! Il Blog riprenderà le sue pubblicazioni a settembre con tante novità! La prima è che ci trasformeremo in una testata giornalistica e presto potrete venirci a trovare sul nuovo dominio http://www.spinningpolitics.it/. La seconda è che il Tandem si evolverà in una vera e propria redazione e ci saranno, quindi, nuove penne, nuove rubriche, tanti contenuti interessanti.

Con l’autunno, insomma, si chiuderà un ciclo e inizierà un nuovo viaggio. 

Per chi ci conosce solo da poco, il Blog è venuto alla luce a Gennaio 2010 dall’idea di Marina Ripoli e Luca Checola, ed è nato con lo scopo di diffondere articoli di approfondimento sulla comunicazione e la consulenza politica. Chi ci segue dal principio, lo ricorda bene, abbiamo iniziato con un percorso di analisi e critica di tutti gli aspetti legati alle campagne elettorali delle Elezioni Regionali 2010. Gli articoli pubblicati hanno infatti analizzato caratteristiche ed efficacia degli slogan elettorali, dei manifesti politici, dei programmi elettorali, dell’utilizzo del web, del look dei candidati e di tutte le modalità di comunicazione adottate per attirare il consenso degli elettori.

In questi mesi il nostro entusiasmo è stato condiviso da tante persone. In pochi mesi, infatti, abbiamo visto crescere una rete di professionisti e cultori della materia, ragazze e ragazzi interessati a discutere in modo professionale delle innovazioni nel campo del marketing politico. Intorno al Blog e al nostro gruppo su facebook si è creata una piattaforma di discussione, un network per spin doctor emergenti e un luogo nuovo per far conoscere un profilo professionale poco diffuso in Italia.

Grazie al contributo di tutti, oggi stiamo lavorando per far crescere questa realtà. Spinning Politics diventerà una Rivista on-line e ciò lo dobbiamo a tutti voi. Non ci resta, quindi, che ringraziarvi e augurarvi buone vacanze o, come dicono i velisti… BUON VENTO!

Mi raccomando, iniziate a dare un’occhiata al nuovo sito… È partito il countdown!    

Marina e Luca

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Media politica: dal silenzio dei talk all’abbandono del web

Avevate sentito la mancanza dei nostri talk show politici? Ebbene, dopo le elezioni regionali sono ritornati più forti di prima. Annozero torna con ben 5 milioni 159 mila spettatori (21,88%), Ballarò con il caso Visco-Speciale raccoglie 3 milioni 840 mila spettatori (16,55%).

Le “trasmissioni pollaio”, oramai nuovi arbitri della comunicazione politica, sono state infatti interrotte per ben 4 settimane. Un mese di silenzio per i programmi televisivi di approfondimento legato al varo del regolamento sulla par condicio da parte della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Insomma, niente Porta a Porta, niente Ballarò, niente Annozero, messi in quarantena pur di non correre il rischio di influenzare la campagna elettorale per le Regionali.

Ma la squadra di Santoro si ribella… s’inventa Raiperunanotte e raccoglie dieci milioni di contatti per il sito creato apposta per la manifestazione; più di 3 milioni e mezzo di spettatori medi in tv e ascolti televisivi intorno al 13% con uno spostamento del pubblico di Sky pari al 6%; oltre 300 mila connessioni simultanee sul web ai siti che seguivano l’evento in diretta. Neanche Mentana si arrende al silenzio televisivo e lancia una rubrica sul sito del Corriere, Mentana Condicio. Niente faccia a faccia in Tv? Bene… perché non sul web?

Santoro analizza il significato della sua manifestazione a Bologna e afferma: «Il pubblico esiste e continua a esistere anche quando un programma viene spento. Ieri gli abbonati si sono costituiti in soggetti che vogliono scegliere cosa vedere». Soggetti elettori lontani dalle sezioni, dai circoli di partito, che leggono poco i giornali e desiderano informarsi attraverso i media. D’altronde, già nel lontano 1901, Gabriel Tarde parlava della trasformazione delle folle – intese come soggetti politici – in pubblici[1]. Il sociologo e filosofo francese affermava ciò osservando le trasformazioni verificatesi con l’avvento dei mezzi di comunicazione.  Anticipava, quindi, molti dei saggi e degli studi sulla comunicazione mediata e, quindi, sulla comunicazione politica degli anni successivi.

La scelta di porre un veto sull’informazione libera televisiva durante queste ultime elezioni, ha palesato ancor di più l’importanza che hanno i media oggi, la loro centralità nell’arena politica come sede di svolgimento di molti fatti della vita pubblica e internazionale, come percorso privilegiato per ottenere visibilità pubblica e notorietà; ma anche come fonte di definizione e di diffusione dei significati della realtà sociale e quindi come strumento di influenza e di innovazione nella società. Ciò di cui non si è tenuto conto è che anche il web e i new media in generale rivestono un ruolo centrale crescente nella comunicazione politica. Tale funzione è stata poi ulteriormente potenziata con il regolamento sulla par condicio di queste elezioni, creando difatti uno spazio non regolamentato… libero, ma che lascia fuori dall’informazione i target meno avvezzi all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Così, piazze televisive, piazze sul web… sono in effetti i nuovi luoghi della politica; le percentuali di ascolti, di contatti, i linguaggi dei social network e dei blog… sono le nuove frontiere della comunicazione politica. Anche Berlusconi, che ha sempre presidiato il regno televisivo, sbarca su Facebook riconoscendone di fatto forza e potenzialità.

Certamente in Italia siamo lontani dal dibattito digitale del Regno Unito, Democracy UK on Facebook. La maggior parte dei politici italiani utilizzano i social network come mezzo di propaganda e lo dimostra il tasso di abbandono registrato su Facebook e Twitter. Molti politici, infatti, hanno finto un interesse per questi nuovi mezzi di comunicazione, accostandosi ad essi con approcci top-down, ovvero utilizzandoli solo per informare i propri “followers” e non per relazionarsi con loro, per ottenere dei feedback utili alla definizione delle proprie politiche. Il web e i social network sono strumenti orizzontali e non espressione di una visione gerarchica, dove i cittadini/utenti assistono passivi ai twitts propagandistici dei politici di riferimento. Lo ha capito Vendola, ma anche Enrico Rossi con le pagine d’ascolto Le fabbriche di Nichi” e “la Toscana che voglio”[2]… non lo ha capito per niente Cota che ha lasciato – senza alcuna moderazione – la sua pagina facebook in preda a orde di commenti scaturiti dalla sua dichiarazione sulla pillola abortiva… ma gli esempi negativi sono numerosi. Sono pochi, invece, gli esempi di chi ha continuato ad avere un rapporto con i sostenitori del web. È il caso di Vincenzo De Luca che, dopo la sconfitta, dimostra – con la comunicazione –di voler continuare il suo impegno anche dopo le elezioni. Pubblica foto, messaggi ad hoc per ogni provincia, chiede aiuto al popolo del web per continuare ad accrescere la rete che li unisce e per avere maggior sostegno nelle battaglie che li attenderanno.  

Naturalmente non è il politico che scrive direttamente sul suo “wall”. A gestire web e social network ci dovrebbero essere persone incaricate che si occupano della comunicazione e della moderazione seguendo linee guida ben congeniate. Ci dovrebbero essere staff e strategie di comunicazione adeguate ex ante, in itinere ed ex post. Tutto questo è ancora raro e al silenzio dei talk show televisivi durante le elezioni si è aggiunto quello dei politici sul web dopo il voto.

Marina Ripoli


[1] Gabriel Tarde enunciava tale teoria nel suo libro L’opinion et la foule (1901).
[2] Per approfondire leggi l’intervista di Spinning News allo spin doctor di Enrico Rossi.

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Galà della politicà 2010

Lecce (salento) – Quale candidato ha comunicato meglio? Chi ha realizzato la campagna elettorale più efficace? Chi ha vinto le elezioni della comunicazione?

Presso la cattedra di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università degli studi Roma Tre, è attivo un Centro di documentazione e studio della comunicazione politica, curato dal prof. Gianpiero Gamaleri e dal dott. Edoardo Novelli.

Anche per la campagna elettorale delle recenti elezioni regionali, come già per le elezioni regionali 2005 e politiche 2006, oltre alla raccolta del materiale elettorale il centro ha promosso il Galà della Politicà.

La giuria: Una giuria nazionale composta da docenti universitari nel campo della comunicazione politica e della lingua italiana delle università di Roma, Torino, Milano, Perugia, e Napoli, assieme a rappresentanti delle categorie professionali del mondo della pubblicità, quali l’Art Directors Club, ha giudicato le campagne realizzate dai principali candidati alla presidenza delle 13 regioni.

I criteri tenuti in considerazione per la votazione sono stati: l’originalità, l’efficacia e la professionalità delle campagne.

Sette le categorie in concorso: Migliore Manifesto Istituzionale, Migliore Manifesto Istituzionale, Migliore Slogan, Migliore Slogan, Migliore Campagna tematica, Migliore Spot, Migliore Spot.

Le operazioni di voto: I giurati hanno votato le migliori campagne nei giorni di domenica 28 e lunedì 29 marzo, contestualmente alle elezioni regionali, collegandosi al sito internet http://www.galadellapolitica.ilcannocchiale.it dove è stato inserito ed è consultabile tutto il materiale raccolto.

1 CATEGORIA MANIFESTO ISTITUZIONALE
Primo classificato Nichi Vendola
PugliaSecondo classificato Vincenzo De Luca – Campania

2 CATEGORIA MANIFESTO ISTITUZIONALE
Primo classificato Filippo Penati – Lombardia
Secondo classificato Renata Polverini – Lazio

3 CATEGORIA CAMPAGNA TEMATICA
Primo classificato Nichi Vendola – Puglia
Secondo classificato Claudio Burlando – Liguria

4 CATEGORIA SLOGAN
“TI PUOI FIDARE” – Primo classificato Emma Bonino – Lazio
“LA POESIA E’ NEI FATTI” – Secondo classificato Nichi Vendola – Puglia

5 CATEGORIA SLOGAN
“IL CORAGGIO DI CAMBIARE” – Primo classificato Monica Faenzi – Toscana
“ORGOGLIOSAMENTE TERRONA” – Secondo classificato Adriana Poli Bortone – Puglia

6 CATEGORIA SPOT
Primo classificato “La Puglia dal medico” Nichi Vendola – Puglia
Secondo classificato “Prima il Veneto” Luca Zaia – Veneto

7 CATEGORIA SPOT
Primo classificato “Rivoluzione meridionale” Adriana Poli Bortone – Puglia
Secondo classificato ex aequo “Io resto in Calabria” Pippo Callipo – Calabria
Secondo classificato ex aequo “Il futuro è adesso” Renata Polverini – Lazio

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In Calabria la sinistra si divide

Nrangheta, lavoro, ambiente. Sono queste le principali sfide che dovrà affrontare il nuovo governatore della Calabria. A contendersi la presidenza della regione sono Agazio Loiero presidente uscente e candidato del centrosinistra (Partito Democratico, Federazione della sinistra, Autonomia e diritti, Slega la Calabria, Alleanza per la Calabria, Partito Socialista – Sinistra con Vendola), Giuseppe Scopelliti,attualmente sindaco di Reggio Calabria e candidato per il centrodestra (Popolo della libertà, Unione di centro, Fiamma Tricolore, Scopelliti Presidente, Libertà e autonomia – Noi Sud, Insieme per la Calabria, Socialisti Uniti – Psi) e Filippo Callipo, l’imprenditore, con una storia lunga e orgogliosa, che si è rifiutato di pagare il pizzo alla ndrangheta e che si candida alla presidenza della regione con le liste di Italia dei Valori, Bonino-Pannella e Io resto in Calabria.

Mentre Loiero a Reggio si scaglia contro Scopelliti e ribadisce: ”Vinceremo noi”, bisogna sottolineare che se nel 2005 Loiero ha vinto con un plateale distacco sul suo avversario Sergio Abramo, quest’anno la sfida si presenta più difficile, non solo perché Scopelliti è sostenuto da un’ampia coalizione, ma anche perché il centrosinistra è diviso tra Callipo e Loiero.

Il governatore uscente, come affermano i sondaggi dei primi di febbraio – realizzati dalla Ced Ricerca e Sviluppo per il quotidiano edito da Finedit Srl (Gruppo Dodaro) – il centrosinistra avrebbe la certezza di scavalcare il centrodestra solo candidando Pippo Callipo, che convince anche una sensibile percentuale di indecisi o delusi della politica.

In ogni caso, Loiero e Scopelliti restano i candidati più accredidati, ma sarà interessante osservare il consenso registrato da un candidato come Callipo, simbolo della Calabria dell’Onestà e del Coraggio, della Concretezza e della Passione: caratteristiche che compongono il suo candidate concept e che sono comunicate con coerenza nella sua campagna elettorale.

 Marina Ripoli

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Cronache lucane: De Filippo, Pagliuca…e Magdi Allam

In Basilicata si ricandida il presidente uscente, Vito De Filippo, appoggiato da Partito Democratico, Unione di centro, Alleanza per l’Italia e Italia dei Valori. Nel 2005 De Filippo è stato il Governatore più votato del Paese con il 67% dei consensi. Oggi si presenta con il pay off “L’innovazione continua” e una serie di headline e claim caratterizzati da una funzione conativa molto spiccata: “VOI. La Basilicata. Il Futuro.” oppure “Sarete più forti”, “Sarete più felici”. Una campagna, quindi, che mette al centro il destinatario (il popolo lucano) e non nasconde la tendenza del messaggio ad avere degli effetti extralinguistici sull’utente, effetti cioè che non si limitano alla pura comprensione linguistica, ma rivestono una funzione persuasiva poiché si cerca di influire sul destinatario scaturendo una reazione: “Se mi votate, sarete felici”. Non vi è quindi una logica inclusiva, ma c’è un “IO” (il governatore uscente) e un “VOI” (i lucani), lo stato e il popolo. Un rapporto dialettico che rispecchia le politiche di welfare promosse dalla sinistra lucana, politiche ritenute dagli avversari politici più vicine a forme di assistenzialismo che a modelli evoluti di welfare society.

Nei manifesti del candidato di centrodestra (Popolo della libertà, Mia, Mpa, Basilicata per Pagliuca), Nicola Pagliuca, l’opposizione è forte. “Da 5 anni in Basilicata una famiglia su tre è povera”, “Coalizione inaffidabile, 4 giunte in 5 anni”, “In Basilicata il più alto tasso di emigrazione sanitarie”. Queste sono solo tre delle headline di accusa che la coalizione destrorsa muove al centrosinistra e lo fa ponendole su di un fondo rosso, scritte con un lettering chiaro ed incisivo. La parte visual del manifesto, invece, è tutta concentrata nel simbolico strappo (da destra verso sinistra) che dà su un cielo azzurro (tipicamente pidiellino) avvertendo che “È ora di scegliere PAGLIUCA presidente”.

Anche il materiale di propaganda di De Filippo mostra uno strappo (da sinistra verso destra) che da un fondo bianco fa emergere un sottofondo rosso con lo slogan della campagna. Sarà un caso?

Dal punto di vista del programma, entrambi i candidati mettono al primo posto il lavoro, come ovviamente fa il candidato del Partito comunista dei lavoratori, Florenzo Doino, che si pone come alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra.

Un’altra candidatura né di destra né di sinistra è quella di Magdi Cristiano Allam, il deputato europeo (PPE), fondatore del Movimento “Io amo l’Italia” che si presenta con la Lista io amo la Lucania (che dà il nome anche alla campagna e al sito internet) e Io Sud. Una candidatura “Per il cambiamento”: così recitano i suoi manifesti. Il noto giornalista, che ha abbandonato la fede islamica e si è convertito al cristianesimo nel 2008, ha dichiarato di essersi candidato alla presidenza della Basilicata «perché per me la Lucania è la regione più bella e i lucani sono il popolo più genuino d’Italia». Una regione che Magdi ha quindi scelto come patria e che per questo vuole “salvare” dalla inadeguatezza della sua classe politica, tacciando la destra di connivenza con una dirigenza preoccupata esclusivamente del proprio tornaconto personale e criticando la sinistra per la sua amministrazione fallimentare. Magdi sceglie perciò la logica inclusiva del “Noi” e sceglie di aprire il suo sito con un “Vogliamoci Bene. Votiamo tutti insieme” e con la semplicità di un video elettorale fumettato per creare quel legame e quel radicamento che con questa terra in realtà non ha.

Lo scenario descritto fa prospettare un secondo mandato per De Filippo, dovuto soprattutto all’ampia coalizione che lo sostiene e che comprende anche l’Udc. Ciò non toglie che ci sarà probabilmente un buon risultato da parte del centrodestra, ma sarà più curioso conoscere il risultato di Magdi Cristiano Allam.

Marina Ripoli

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In Toscana la consulenza politica è realtà

Esplorando il sito web di Enrico Rossi (www.enricorossipresidente.it) e dando un’occhiata ai materiali di comunicazione della campagna elettorale si rimane colpiti dalla possibilità di consultare integralmente on-line la copy strategy della campagna. Una scelta innovativa e degna di nota, assolutamente in linea con il complesso delle azioni promosse sul web dal candidato alla presidenza della Regione Toscana per il centrosinistra. Di qui il nostro interesse a fare una chiacchierata con chi ha curato la campagna on-line di Enrico Rossi: Antonio Sofi, consulente politico, blogger, esperto di giornalismo e nuovi media, classe 1975.

Partiamo proprio dalla copy strategy. Com’è nata l’idea di metterla on-line?
Io girerei la domanda: perché non la mettono tutti on-line? Alla comunicazione politica farebbe un gran bene provare a uscire dai fumosi antri sacerdotali e diventare un gioco a carte scoperte. Una sfida trasparente, sulle idee e sulle strategie messe in atto per raccontare queste idee ai cittadini. E d’altronde diventerà sempre più inevitabile. Il campo da gioco in cui trova luogo la sfida politica è sempre più sotto gli occhi di tutti: anche grazie ai nuovi media. Le cortine fumogene non pagano più e rischiano di ritorcersi contro a chi le usa. Sbaglia chi crede che i cittadini non sappiano leggere azioni e comportamenti (anche comunicativi) degli attori politici. Il documento di copy strategy disponibile on-line è in sé una cosa piccola, ma anche un gesto voluto che racconta di una intenzione di condivisione e di apertura verso tutti gli interlocutori.

Veniamo ora al vostro “esperimento collaborativo di costruzione dell’agenda”: “La Toscana che voglio”. Com’è nata l’idea? Quali i feedback ricevuti ad oggi?
“La Toscana che voglio” è dichiaratamente un esperimento. Una vera e propria beta, nella logica vera delle cose di Internet. L’idea è sempre la stessa, ostinatamente riprodotta in tutte le salse: cercare di aprire, aprire, aprire. In questo caso la domanda era: qual è la Toscana che le persone vogliono? Apriamo più canali affinché lo possano dire, e affinché noi possiamo capirlo. E infatti lo abbiamo chiesto tramite il sito “La Toscana che voglio”, attraverso il profilo pubblico di Facebook che ha funzionato da “collettore” di contributi, grazie alle interviste video fatte da noi a personaggi noti oppure in giro per il territorio. I feedback sono stati molto confortanti e positivi: ci ha fatto piacere leggere di chi ha fatto un giro su “La Toscana che voglio” e vi ha trovato una boccata di aria fresca e di voce genuina. Era quello che volevamo.

Hai introdotto un tema importante: la comunicazione attraverso Facebook. Al momento, secondo il sito “Regionali su Facebook”, sviluppato da “SeoLab”, la percentuale di popolarità di Enrico Rossi sarebbe dell’84%. Un ottimo indice di popolarità, dunque, che senz’altro deriva dalla forte impronta “social” data alla campagna (le pagine Facebook ufficiali sono infatti ben 3 – Enrico Rossi Presidente, La Toscana Avanti Tutta, La Toscana che voglio – e tutte vanno nella direzione del marketing relazionale). Quanto sono utili i social network ai fini della conquista, ma anche e soprattutto del mantenimento, del consenso politico?
Non parlerei di marketing, non parlerei di conquista. Parlerei di partecipazione. Tutti gli strumenti on-line hanno cercato di attivare partecipazione, pur con tutti i limiti degli strumenti e della realizzazione – che è sempre perfettibile. E addirittura provocatoriamente non parlerei nemmeno di utilità in senso stretto. Direi che questi strumenti sono e saranno sempre più un elemento imprescindibile – e non solo di una campagna comunicativa ma dell’azione politica anche nei momenti di pace elettorale. Una campagna politica senza Internet è ormai, e sarà sempre più, come uscire di casa senza pantaloni. Il punto semmai è che spesso i social media vengono guidati con il freno a mano tirato e non riescono a decollare. Bisogna avere più coraggio, e capire che non basta avere un profilo su Facebook per saper gestire in modo integrato una campagna elettorale online.

Una domanda provocatoria: la Toscana è notoriamente una regione “rossa”, nella quale la vittoria del centrosinistra è altamente probabile. Vale la pena fare una forte comunicazione politica? Se sì, in che modo e con quali scopi? Quali sono i target della vostra comunicazione?
Beh, la verità è che gli unici risultati elettorali sicuri sono quelli confermati il giorno dopo le elezioni. E la comunicazione politica non può e non deve essere uno strumento legato univocamente alla vittoria, o alla sovversione del pronostico di partenza. Vale sempre la pena fare una forte comunicazione politica – se non si riduce l’idea di comunicazione a quella di mera propaganda. E poi c’è un discorso di “aspettative”, on-line ma non solo: ci si aspetta che, all’interno di un momento elettorale, ci si racconti, ci si confronti anche in modo aspro, si ascoltino gli altri, si apra uno spazio di dibattito e di attenzione su temi, persone, politiche.

“Io penso che il pubblicitario d’assalto che confeziona lo spot o il manifesto efficace serva, ma venga dopo – e non possa sostituire – un lavoro sui contenuti. E per fare questo il consulente deve essere a sua volta un ‘politico’, cioè deve avere una storia di passione e partecipazione politica. E’ questa la differenza tra noi e i pubblicitari, per i quali il politico è solo un prodotto da vendere (legittimamente, dal loro punto di vista)”. Quanto ti ritrovi in questa affermazione?
Mi sembra che colga un punto. Anzi il punto centrale. Le idee non sono equivalenti (anche comunicativamente) alle specifiche di un prodotto.

Qual è, infine, il tuo giudizio sull’attuale stato della professione del consulente politico in Italia?
C’è molto da fare. Per uscire da una “zona grigia” in cui prosperano professionisti che vendono gli assi nella manica e le soluzioni facili e a buon mercato. C’è molto da fare per raccontare la complessità di un lavoro che non può essere fatto nelle ultime settimane, con il treno in corsa, o con la bacchetta magica. Prima c’è la persona, le sue idee, la sua storia, i suoi contenuti: la comunicazione spesso non deve fare altro che mettere in fila queste cose e comporre una orchestra di strumenti che suoni al meglio la melodia che il candidato fischietta tra sé.

(Intervista a cura di Valentina Di Leo)

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Un “extraterrestre” a Venezia

E’ la cittadinanza che è ormai estranea alla politica o è la politica che parla un linguaggio alieno?

Secondo la campagna di comunicazione del candidato a sindaco di Venezia, Alfredo Scibilia, la politica non riesce più a comprendere le vere esigenze dei cittadini, si rivolge ad essi con soluzioni e linguaggi obsoleti… insomma i veri alieni sono proprio i veneziani. E Scibilia è l’extraterrestre! Alieno rispetto alla tradizionale classe politica e simbolo di un progetto politico innovativo nato dalla società civile veneziana (le associazioni Mestre una grande città, Venezia in Movimento e Mestre futura).

Nasce così il simpatico “occhio alieno”, personaggio simbolico scelto come portavoce della campagna, capace di comunicare i concept di cambiamento e innovazione alla base del programma di Scibilia. Non solo. La mascotte è dotata di lunghe antenne che intercettano i bisogni dei veneziani e non a caso è rappresentata con una forma concentrica (tre cerchi uno dentro l’altro). La proposta centrale di Una Grande Città, la lista civica dei cittadini per i cittadini, è il progetto di “Una Grande Città circolare” che supera il classico rapporto centro-periferia ed è orientato ad una logica di network e interconnessioni tra luoghi, idee e risorse dei territori di Venezia e Mestre.

Una Grande Città è un progetto collettivo. Ciò si evince dagli slogan, dalle foto di gruppo, dal sito internet che dà spazio a tutti i candidati e comunica una forte dimensione collaborativa. Tanta attenzione anche ai target più giovani.

Un aperitivo “operativo” per i giovani candidati in lista: “6 weekend in giro per Mestre e Venezia per parlare di politica e di futuro nella stessa lingua”. Così recita lo slogan dello Spritz Tour. Naturalmente non manca il monito: “Bevi moderatamente, vota responsabilmente!”.

Una campagna tutta orientata alla cittadinanza, una buona causa su cui orientare anche gli aiuti economici da parte dei cittadini sostenitori. Sul sito web si dà infatti grande risalto alla campagna di fund raising (“Aiutaci a vincere”, “Aiutaci a portare i cittadini al governo di Venezia”) poiché tutte le attività di Una grande Città sono finanziate da donazioni volontarie pubblicate per trasparenza sul sito internet.

La raccolta fondi è molto importante per una lista civica, in quanto non è sostenuta dai partiti. Scibilia, difatti, si propone come “terzo polo” nella sfida tra Brunetta (Pdl+Lega+Adc+Pensionati e altri) e Orsoni (Pd+Udc+Idv+Psi e altri), ovvero i candidati più accreditati di questa competizione elettorale che vede in tutto 9 candidati presidente e ben 800 aspiranti consiglieri in corsa. Sostenuti dai partiti maggiori, Brunetta e Orsoni, però, monopolizzano la comunicazione e nella fase più delicata della campagna elettorale sono da soli a confrontarsi all’Ateneo Veneto all’attenzione delle tre principali testate cittadine. Scibilia non è invitato e commenta così: “Un’occasione mancata di confronto democratico, ma noi non ci sentiamo di Serie B”.

Come extraterrestri rispetto all’attuale contesto politico, si misureranno, infatti, continuando a portare avanti le loro proposte da cittadini per i cittadini, supportati da una campagna di comunicazione  a mio parere efficace e originale.

Marina Ripoli

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