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Quando i candidati “ci mettono la faccia”

Cosa c’è di peggio per gli elettori se non quell’ondata smisurata di manifesti e di foto sfocate, sorrisi finti e pose statiche? Beh, ci sarebbero le “liste pasticcio”, ma ironie a parte, se ragioniamo in termini di comunicazione politica la rappresentazione del volto del candidato, e quindi l’importanza della fotografia nella costruzione dell’immagine del politico, è spesso trascurata.

Anche se nel post Obama sono emersi tentativi d’innovazione in questo campo (vd. ad esempio i mosaici di foto di Formigoni o di icone di Vendola), è sotto gli occhi di tutti la poca professionalità che spesso si nasconde dietro la scelta della foto che dovrà rappresentare il candidato per tutta la campagna elettorale. Gli errori che si evidenziano non sono solo da attribuire alla bassa qualità della fotografia, ma anche alla poca coerenza tra slogan e ritratto. In quest’ultimo caso, infatti, vi può essere sia una sfasatura, in termini di significato, tra il messaggio comunicato dallo slogan e quello trasmesso dalla foto, sia un effetto disarmonico nel layout complessivo del manifesto.

In un manifesto pubblicitario, difatti, esistono due categorie di segni: il testo e il visual. Generalmente, nello spazio dell’affissione, l’immagine riveste la funzione di vera coprotagonista dell’headline. E, a meno che non si punti su una comunicazione di tipo ironico, è importante che lo slogan entri in relazione di accordo, e non di contrasto, con la parte visual del messaggio.

In comunicazione politica è la “faccia” del candidato, il visual più accreditato. Nell’outdoor e nel media advertising diffondere l’immagine del volto del candidato è fondamentale per influenzare l’effetto mnemonico e aumentare l’indice di notorietà del politico. L’elettore vuole sapere chi c’è dietro un nome; sa che è difficile al giorno d’oggi avere un contatto diretto con i candidati, e quindi vuole almeno conoscerne il volto, scorgere nelle fattezze di un viso, di uno sguardo, di una postura, se si tratta di una persona di cui potersi fidare. La valutazione dell’elettore si basa, quindi, anche su un piano emotivo-simbolico e, oltre ai programmi e alle promesse, ciò che trasmette il volto del candidato contribuisce alla maturazione della scelta di voto.

Nella campagna UDC, ad esempio, è stato dato molto peso all’immagine dei candidati, anche in termini di qualità della fotografia, di coerenza della posa rispetto all’headline, di pulizia dell’immagine e attenzione ai dettagli. Saverio Scattarelli, il giovane fotografo pugliese che, tra Roma, Bari e Milano, ha scattato le foto dei candidati dell’Unione di Centro, ha dichiarato che le parole d’ordine sono state semplicità e spontaneità. Scattarelli, parla di scatti naturali, non ritoccati, nessuna posa finta, nessun ricorso al trucco. Tutti i candidati presidenti sono stati fotografati seguendo delle linee guida comuni. Tutte le foto ad esempio, hanno la stessa uniformità dell’illuminazione. Ciò fa sì che ci sia coerenza anche con la campagna nazionale.
Scattarelli sottolinea che è stato importante rendere partecipi i candidati nella scelta della foto. Essi, infatti, non solo hanno scelto l’abbigliamento da indossare (tra un cambio sportivo e uno elegante), ma hanno potuto anche scegliere la foto per la loro campagna. «L’obiettivo è stato quello di catturare le loro espressioni reali» e quale miglior giudice di loro stessi?
«Adriana Poli Bortone ha scelto la sua foto commentando che in questo ritratto riconosce il suo vero atteggiamento di sfida», importante in una competizione difficile come quella pugliese.

Interessante anche la fotografia di Gianni Troilo per la campagna PD curata da Proforma, sia per la buona qualità che per l’“effetto sgomento”! La foto migliore? Quella di Bersani! Sorriso accennato, sguardo laterale tipico della comunicazione seduttiva.
Si tratta del primissimo piano del mezzo busto comparso nella sua campagna di comunicazione per le primarie di ottobre 2009.

Da segnalare anche la scelta delle angolazioni, che se nel cinema sono funzione di un significato narrativo e concettuale, nella comunicazione politica sono l’espressione e il completamento del messaggio principale. 

Emblematica la foto dal basso verso l’alto che ritrae Vasco Errani candidato per la terza volta presidente della Regione Emilia Romagna. Come per le inquadrature di Orson Welles in Quarto Potere, questo tipo di angolazione è utilizzata per rappresentare potere e grandezza.
Diversamente dal “Citizen Kane romagnolo”, Stefano Porziotta, uno dei candidati sindaco di Andria si fa fotografare con la testa inclinata, lo sguardo sorridente, l’abbigliamento sportivo e dall’alto verso il basso. Tecnica, quest’ultima, per nulla consueta nelle strategie di comunicazione politica. L’obiettivo è ovviamente rappresentare un candidato scelto “dal basso” espressione delle esigenze dei cittadini.

Ma attenzione, c’è anche chi crede, in sintonia con una certa strategia di comunicazione politica, che una foto non sia sufficiente ad attrarre l’attenzione degli elettori, soprattutto se si tratta di target giovanissimi e difficili da avvicinare alla politica. E’ il caso della 21enne candidata tra le fila PD per le regionali in Campania, Rosaria Esposito. A comunicare il suo messaggio è il suo alter ego fumettato, una simpatica caricatura sorridente ed incisiva declinata in 8 diverse vignette in cui la candidata comunica, in modo pungente e sarcastico, la sua opinione sulle tematiche della campagna (donne in politica, nucleare, camorra, rinnovamento generazionale). Il visual spiritoso, in sintonia con l’headline “Solo per chi ha voglia di cambiare”, è la creative idea di questa campagna fresca, innovativa e particolarmente orientata al web.

Marina Ripoli

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Ad Andria un candidato senza partiti, sostenuto dai giovani

Alle Comunali 2010 di Andria c’è una novità! Non è di destra, non è di sinistra, ma è il candidato dei giovani e della società civile. Si chiama Stefano Porziotta e rappresenta un caso emblematico per la città di Andria. Dopo circa 20 anni di amministrazione di centrosinistra e la vittoria mancata, ma più volte sfiorata, del centrodestra, si presenta alle elezioni  un candidato non schierato politicamente con a suo sostegno due liste civiche: “L’Alternativa” e “La risposta per Andria”. La prima è ispirata al nome del movimento politico-culturale L’alternativa – Percorsi popolari  che ha proposto la candidatura di Porziotta; la seconda al nome della campagna di comunicazione curata dall’agenzia pugliese TOM.  

Per comprendere a fondo le scelte strategiche di questa campagna elettorale è bene considerare lo scenario in cui queste nascono. Andria è una cittadina di circa 100 mila abitanti dove i problemi che preoccupano di più i cittadini sono la sicurezza, la criminalità, la disoccupazione e infine l’assenza di luoghi di intrattenimento giovanile. Quest’ultimo punto è un problema davvero sentito dalla cittadinanza in quanto i giovani di Andria sono costretti a recarsi nelle cittadine limitrofe della BAT per intrattenersi, indebolendo di fatto il loro senso di appartenenza alla città.

Stefano Porziotta, quindi, decide di puntare sui giovani, non solo perché sono i suoi primi sostenitori, ma anche perché vuole intercettare una problematica vissuta dai cittadini. La punta di diamante del suo programma è infatti la  “Città dei Giovani”, un vero e proprio villaggio h24 nel centro storico di Andria dedicato ai giovani, al tempo libero, all’accoglienza, all’arte. Si tratta di una tematica non toccata dal centrodestra ed è perciò un buon elemento di differenziazione rispetto all’avversario Giorgino del Pdl. Anche Liso del Pd punta sui giovani, e lo dimostra la comunicazione tutta orientata al target giovanile, resta il fatto che quest’ultimo ha dovuto aspettare le primarie per cominciare la sua campagna elettorale, iniziata in ritardo rispetto a Porziotta, già candidato un mese prima e anticipatore della strategia della campagna di ascolto di Liso.

Franco Liuzzi della Tom dichiara: “ad un candidato outsider come Stefano Porziotta, Tom ha fatto corrispondere una campagna disegnata su di lui, con un contributo cromatico forte e d’impatto, ed un orientamento complessivo all’ascolto. Il portale web, il social networking, gli eventi, sono diventate occasioni di scambio di bisogni e di prospettive in cui Porziotta si conquista l’attenzione, l’interesse e il consenso di coloro che sono stanchi dei partiti e che cercano nella società nuovi e migliori rappresentanti”. Così – continua Liuzzi – “alle mille domande, ai dubbi, alle preoccupazioni Porziotta cerca di offrire la sua risposta: una chiave di lettura e di gestione delle problematiche basata sul buon senso e sulla pluriennale esperienza di manager territoriale”.

Quindi se il nome della campagna è rappresentato dall’identificazione tra il candidato e la risposta ai problemi di Andria, il simbolo è un simpatico Balloon di colore verde o rosso che si può scaricare dal sito web, dove ne viene consigliato l’utilizzo:

  • pubblica il balloon tra le tue foto nei Social Network e invita gli amici a condividerlo;
  • sostituisci fino al 29 marzo la tua foto/profilo nei Social Network;
  • stampa, ritaglia e fissa il balloon al finestrino della tua auto o alla vetrina del tuo negozio.

Si evince un forte utilizzo dei new media, adatti sia a colpire i target più giovani sia a dare un’impronta partecipativa alle strategie di comunicazione. Da segnalare la campagna di social networking virale. Ovvero la diffusione su facebook di Chi vuol essere assessore?, un test attitudinale per formulare proposte indossando virtualmente i panni di un pubblico amministratore. Oltre all’applicazione facebook, Porziotta mette in pratica il principio della partecipazione scegliendo di scrivere un programma politico dinamico, scritto dagli andriesi. Per fare ciò è stata predisposta una sezione specifica sul sito web  “Idee in Comune”. Tra le prossime iniziative, poi, è prevista la distribuzione di shopper personalizzabili che da un lato mostreranno la campagna istituzionale “Senza partiti, solo Andria”, e dall’altra il simbolico baloon verde all’interno del quale l’elettore potrà scrivere la propria proposta da portare in giro per la città, diventando così promotore di Porziotta, ma soprattutto delle proprie idee.

teaserLa campagna è stata anche anticipata con una strategia teaser che ha domandato ai cittadini in cosa consistesse una città nuova. Ad una serie di bla bla bla bla… (le risposte degli altri), ecco intervenire la risposta concreta del nuovo candidato di cui naturalmente non appare né il nome né la foto, ma l’indirizzo del sito internet su cui scoprire di chi si tratta.

Tra gli altri punti di forza di questa campagna è da sottolineare la fotografia. Il volto del candidato, infatti, è fotografato in una posa che lascia trasparire il carattere di Porziotta, ossia quello di una persona solare e vicina alla gente. Nella comunicazione politica è molto importante mostrare il volto del candidato per aumentare l’indice di notorietà di quest’ultimo. L’unica weakness di Stefano Porziotta era infatti la popolarità. Nonostante sia molto amato dai suoi concittadini, non era molto conosciuto poiché ha lavorato lontano da Andria per ben 10 anni.

La sua foto spicca anche sul sito internet www.lamiarisposta.it, che risulta lineare, funzionale, multimedia e interattivo. Colpisce il linguaggio utilizzato… semplice, friendly…altro che politichese!

Complessivamente la campagna sembra ben strutturata, utilizza i media vicini ai giovani, il viral marketing ed è realizzata tenendo conto dello scenario e delle caratteristiche del candidato. Conferma tale giudizio il gradimento dimostrato dai numerosi contributi spontanei provenienti dalla cittadinanza.

Ad Andria gli elettori sono davvero protagonisti!

Marina Ripoli

L’analisi del candidato prima dell’inizio della campagnaswotporz

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Ad Andria gli elettori diventano finalmente protagonisti

La campagna elettorale di Liso, candidato sindaco con il centrosinistra per la città di Andria, si caratterizza sicuramente per la grande originalità e creatività. Il suo staff, viste le difficili condizioni in cui si svolge il confronto, hanno dovuto studiare qualcosa che colpisce gli elettori. Una difficoltà è stata partire dopo rispetto agli avversati ma è giusto cercare di far in modo che tutto diventi un’opportunità da sfruttare positivamente. In questo senso, ritengo assolutamente appropriato puntare su una strategia di rottura e soprattutto accattivante, come quella di Liso. Mi piacciono molto infatti i suoi manifesti (si intuisce una ispirazione dal “ciclone” Vendola). Penso che il colore rosso, scelto per ricordare lo schieramento di appartenenza sia assolutamente opportuno. Oltre a questo, a me personalmente piacciono molto i manifesti elettorali che puntano o sul candidato o sullo slogan o ancora su una specifica iniziativa (soprattutto in una competizione locale in cui la persona, inteso come il candidato, può fare la differenza anche se il suo schieramento è in minoranza nella città), cercando quindi di smarcarsi dai partiti che oggi più che mai sono in una fase di assoluta difficoltà. Anche il loro “modo di fare”: se fossi sindaco, mi piace molto perché hanno trovato un sistema originale per far partecipare i loro cittadini e renderli così protagonisti della campagna elettorale. Questo però ha anche delle controindicazioni e cioè che deve prevedere la presenza di un forte staff che “governi” l’immensa mole di proposte, cercando non solo di ascoltarle ma soprattutto di farle sentire davvero protagoniste, ma da come si può constatare fin ora, questo viene opportunamente fatto, anche perché “la partecipazione non è a parole (come dicono tutti in campagna) ma è fattiva”. Ancora, ottimi i tanti strumenti che mettono a disposizioni sempre per rendere il cittadino parte assolutamente attiva: scrivere provocatoriamente sui manifesti, poi hanno le cartoline, gli sms, le mail, le video idee da caricare sul sito. Mi permetto solo di fare un inciso, secondo me infatti, si dovrebbe in parallelo a questo, pubblicizzare quello che il candidato propone, ovviamente cercando di tenere in considerazioni le indicazioni dell’elettorale: i cittadini, soprattutto in questa particolare fase storica, vogliono risposte e rassicurazioni! Molto buono lo slogan scelto dal candidato: le tue idee saranno i nostri fatti. Fatti sentire; si poteva anche parlare al plurale per dare il senso delle tante persone che seguono queste iniziative e quindi: le vostre idee saranno i nostri fatti. Fatevi sentire. Giusto rimarcare il termine “fatti”, è quello che la gente vuole! Trovo inoltre molto interessante, sicuramente il pezzo forte, la loro fase B della campagna (veramente molto originale e bella). Penso che l’idea dei pannelli sia davvero molto geniale e che ravviva la comunicazione politica che purtroppo in Italia cercano sempre di “ridicolizzarla”. Ottimi ancora i manifesti con 13 biciclette montate su pannello e 4 veri pannelli solari. Giustissimo inoltre che gli oggetti siano accompagnati dai messaggi pervenuti tramite mail e sms. Ovviamente guidati, ma che servono a non perdere mai di vista l’oggetto della campagna e cioè la partecipazione. Molto bello anche il sito internet, (www.lisosindaco.it) curato, molto completo che riprende, giustamente, l’impostazione della campagna elettorale. L’unico dubbio è che una campagna del genere riesce difficilmente a “parlare” anche quegli elettori anziani, meno istruiti e soprattutto stufi della politica, ma, come preannunciato dal candidato Losi, per questa categoria di elettori ci sarà una specifica strategia, dove vedrà protagonista proprio il candidato sindaco. Detto questo, in conclusione, la strategia in questione mi piace davvero molto perché è inedita e dà una grande speranza a chi ama questa professione e crede che gli strumenti di marketing politico possano fare la differenza; ovviamente accompagnati anche da altri importanti fattori. È indispensabile a questo punto continuare a seguire la sfida di Andria!  Luca Checola

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