Archivi tag: calcio

Le vere “miniere d’oro” di Milano

Il marketing territoriale è solo una delle possibili vie che i policy-maker territoriali possono intraprendere per attuare lo sviluppo del territorio in chiave economica. Utilizzando le tecniche proprie del marketing management alla pianificazione territoriale, ci si pone, tra gli altri, l’obiettivo di attrarre nuove imprese, attività economiche, residenti, turisti, lavoratori sul territorio e/o di valorizzare l’insieme delle risorse (economiche, finanziarie, umane ed ambientali) possedute, ponendo come parametro di valutazione la soddisfazione dei clienti dell’“impresa-territorio”: stakeholder e target market.

Il calcio rappresenta sicuramente una delle maggiori “miniere d’oro” che i vari enti locali possono sfruttare. Nel caso specifico, Inter e Milan non sono solamente delle semplici squadre di calcio. Al contrario, sono attori ben organizzati che si muovono alla perfezione nei complessi scenari geoeconomici del mondo globale. Le due squadre milanesi, più di altre squadre italiane, sono infatti il paradigma perfetto della globalizzazione. Le voci che suffragano questa tesi sono molte: la forte presenza di calciatori stranieri nelle proprie rose, che sfiora il parossismo nel caso dell’Inter. La rete di osservatori tecnici sparsi in giro per il mondo. Più di tutto però, la presenza commerciale del loro brand nei vari mercati mondiali, una dimensione che ormai orienta in modo determinante anche le strategie tecnico-calcistiche delle due squadre, soprattutto alla voce acquisti.

Questo viene inoltre confermato da quanto le società hanno a cuore i risultati sportivi in campo internazionale. Il palcoscenico europeo crea evidentemente dei benefici significati anche e soprattutto per la città di Milano.

Solo per citare alcuni dati, lo stadio Meazza di San Siro vale circa 30 miliardi di euro come ritorno di immagine internazionale per Milano. Complessivamente, l’indotto turistico (tra ricettività, ristorazione, shopping, trasporti) generato dai grandi eventi sportivi di carattere internazionale, quali le partite di Champions League a Milano e il Gran Premio d’Italia a Monza, è di oltre 124 milioni di Euro e vale circa 830 imprese per quasi 1.600 posti di lavoro. Solo la Champions League, se le due squadre milanesi fossero arrivate fino alla fine della competizione senza incontrarsi prima, avrebbe generato un indotto turistico stimato in circa 95 milioni di euro, con circa 630 imprese per oltre 1.200 posti di lavoro. La sola partita di Champions League Inter–Barcellona, che si è giocata il 16 settembre 2009 a Milano, è valsa per il capoluogo lombardo oltre 9 milioni di euro di indotto turistico. Questo è quanto risulta da una stima dell’Ufficio studi della Camera di commercio di Monza e Brianza a partire da Anholt Brand Index, dati Autodromo, Registro Imprese, Istat, Censis, Isnart, Istituto Tagliacarne, Provincia di Milano.

Luca Checola

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Guai a toccare la Nazionale!

In Italia si può criticare tutto e anche in modo molto feroce: i giudici, gli immigrati, i politici, i meridionali, i pubblici dipendenti, ecc. ma guai a toccare la nazionale di calcio.
A questo proposito ha fatto bene in termini di convenienza politica il leader della Lega Nord Umberto Bossi a pronosticare una vittoria “comprata” dell’Italia contro la Slovacchia?
Sono molte le interpretazioni che possono essere fatte delle parole di Bossi, ma probabilmente questa volta ha fatto male i conti, anche perché è difficile pensare a un Silvio Berlusconi contento per i danni diplomatici che queste affermazioni possono causare con i nostri alleati slovacchi: e allora era proprio necessario fare un’uscita del genere?
Oltre a questo, in comunicazione è molto importante ottenere una o più reazioni ai comportamenti e/o parole che vengono dette, ma è altrettanto fondamentale bilanciare tra le critiche e gli apprezzamenti, anche perché Umberto Bossi non ha affatto bisogno di attuare la linea di pensiero: bene o male, basti che se ne parli!
Nel mio piccolo onestamente potrei essere anche contento perché ancora una volta viene dimostrato lo stretto legame tra il calcio e la politica, ma in realtà potevamo anche fare a meno di questa ennesima controprova!

 Detto questo, però, è importante aggiungere che sarebbe bello se questo spirito patriottico venisse dimostrato non solo per la nazionale di calcio ma anche, e soprattutto, per problemi sociali un pochino più vitali: cercare di uscire al più presto dalla crisi economica, cercare di creare un futuro migliore per i giovani e allo stesso tempo garantire una vecchiaia dignitosa ai nostri pensionati; insomma continuiamo a tifare tutti insieme la nazionale (anche se purtroppo non a questi mondiali), ma non dimentichiamoci delle vere priorità del nostro Paese! 

Luca Checola

Lascia un commento

Archiviato in newsletter

La Nazionale italiana lo specchio di un Paese

La delusione per la brutta figura di una Nazionale che lascia il Mondiale, sconfitta sul campo e fuori, è cocente. E’ cocente tanto più che ho avuto come l’impressione che questa nostra rappresentativa di azzurri fosse lo specchio che riflette in tutto il declino di un Paese che va a pezzi. Una squadra che magari non aveva grandi campioni in campo (non sempre è possibile averne), ma incapace di reagire  edi trovare gli stimoli per buttare il pallone avanti. Una Nazionale senza cuore e senza attributi. E l’Italia intera è un po’ così, senza cuore e senza capacità di risollevarsi. Piegata su se stessa, spesso per colpa dalle caste politiche e non. La Nazionale di calcio è apparsa immediatamente apatica, come apatico è stato tutto il carrozzone mediatico che ha seguito questa competizione. Nessuno credeva che gli azzurri ripetessero il successo di quattro anni fa, tanto più che la Rai, nonostante il tanto sbandierato digitale terrestre e numerosi nuovi canali attivati, del torneo ha deciso di trasmettere una sola partita al giorno. Chi è dotato di satellitare e può ricevere in chiaro i canali stranieri scoprirà che la Germania e la Svizzera i mondiali li stanno trasmettendo per intero. Il nostro servizio Pubblico televisivo, invece, preferisce evidentemente mandare in onda, sul digitale, Canzonissima del 1974. Faccio queste considerazioni per il fatto che, sempre più spesso, ho la sensazione sgradevole che certe scelte, operate da coloro i quali detengono una quota parte di potere decisionale, non vadano per nulla incontro alle esigenze e alle aspettative degli italiani. Un modo di agire che non vale solo per i dirigenti Rai, ma per molti altri settori che dovrebbero preoccuparsi della vita economica, sociale, culturale e lavorativa degli italiani. La Nazionale di Calcio ha fatto lo stesso. I suoi giocatori sono arrivati nel Sudafrica di Nelson Mandela abbacchiati e stanchi per il lungo campionato. Poco convinti e senza stimoli. Sono scesi dall’aereo e, trovando l’inverno africano che non è il nostro inverno, ma sotto l’equatore è comunque un’altra stagione rispetto alla nostra, si sono guardati in faccia l’un l’altro domandandosi: “ma chi ce l’ha fatto fare?” Anche loro, a fronte di una raggiunta agiatezza che non è una certo una colpa, hanno dimenticato le aspettative di milioni di italiani che fanno sempre più fatica a sbarcare il lunario e ad avere un minimo di garanzie per il futuro. Aspettative che sarebbero state assolte semplicemente se qualcuno dei giocatori azzurri avesse deciso di correre dietro a quella palla per tentare di buttarla dentro. Così non è stato…così non sarà per molto tempo, e ahimè temo che si tratti di una regola che non riguarda soltanto il calcio.

Ivan Bavuso

Lascia un commento

Archiviato in riflessioni politiche