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Le parole della Politica

Quanto contano le parole nella conquista del consenso politico? Cosa evocano? Riescono da sole a tener stretti i voti degli elettori?

Ci sono parole che riecheggiano all’infinito dalle stanze della politica alla carta grigia della stampa, dai salotti delle tv ai comizi nelle strade. Federalismo, Crisi, Giustizia, Libertà, Europa, Lavoro, Immigrati, Decreti, Evasione, Maggioranza e poi Riforme, riforme, riforme… come nuvole di Tag ci rimbalzano davanti agli occhi sempre più grandi, ci riempiono la testa, ci confondono…s’ingarbugliano all’infinito e creano dentro di noi credenze, convinzioni… formamo i nostri giudizi, i nostri voti: e alla fine scegliamo!

E allora corrono – e si rincorrono – i partiti, i politici per accaparrarsi le parole migliori, quelle più forti quelle più “sexi”. Le scrivono nei loro nomi, le gridano sui loro blog, nelle case della gente… si percepiscono distinte nel pastone dei tg, emergono sulle altre nelle pagine dei giornali. Alcune sono tirate come molle da una parte e dall’altra, prendono forme differenti e appaiono diverse alle orecchie di chi le ascolta e agli occhi di chi le legge.

Il termine “Federalismo” ad esempio… per tutti si associa alle parole lega, padania, nord, sud. Ma poi assume connotazioni soggettive, differenti a seconda dei destinatari. C’è chi ascoltando questa parola sente: autonomia, potere, liberazione (dal Sud)… e chi al contrario si sente investito da significati negativi: separazione, squilibrio, sperequazione, marginalizzazione… e altri attributi che suonano come etichette non solo geografiche: meridionali, terroni…

Ci sono altri termini poi… quelli che un giorno sono di destra e un altro sono di sinistra, e viceversa. Quelli che se la crisi politica incombe diventano le leve di una strategia comunicativa di successo: tagli, lotta all’evasione, manovra, riforme. Ah, le Riforme… quelle che si faranno e quelle di cui si parla, si parla, ma non si faranno mai. Parole latrici di concetti come: innovazione, modernità, trasformazione… parole che attecchiscono, si imprimono nella memoria, ma che per il momento sono solo parole…

Ah, la potenza delle parole… universi semantici che richiamano identità, speranze, simpatie… promesse… sì ogni parola è una promessa, un impegno! Ma in politica si sa, le promesse oscillano tra la persuasione e la demagogia. Così, le promesse che sono alla base della fiducia che gli elettori ripongono nei candidati, poi non sempre sono mantenute.

Ecco che le parole s’infrangono, appaiono d’improvviso scatole portatrici di false buone intenzioni. I programmi – addensati di parole – sono dimenticati. I discorsi trasformati. I messaggi cancellati, poi ripresi, riciclati. Le parole svuotate si riempiono nuovamente con le richieste indispensabili, i bisogni necessari di chi deve per forza attaccarsi alle parole… perché di contenuti manco a parlarne!

Marina Ripoli

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