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UDC Cremona: Comunicazione locale!

Questa settimana Spinning Politics ha incontrato per voi Giuseppe Trespidi, Segretario Provinciale per L’UDC di Cremona, che ci ha spiegato quanto puntare l’attenzione sui bisogni della cittadinanza e su un’informazione concentrata a cogliere gli aspetti della vita locale, mirare su una comunicazione orientata a trasmettere messaggi chiari e diretti può garantire un buon livello di contatto col territorio.

Qual è la situazione dal punto di vista identitario dell’Udc in provincia di Cremona?

L’UDC in provincia di Cremona si caratterizza come partito di centro che pone al centro della sua azione l’uomo e la famiglia. Siamo un partito che ritiene che le politiche famigliari non si fanno solo a Roma ma che anche nel nostro territorio è possibile progettarle e realizzarle. Un esempio solo per tutti: in comune a Cremona siamo riusciti a fa passare all’unanimità un ordine del giorno relativo all’introduzione del quoziente famigliare sulle tariffe da applicare ai servizi erogati dal Comune. Siamo un partito che se si deve alleare lo fa con le forze politiche del centro destra, su degli obiettivi precisi, ma che non teme la competizione solitaria.

Quali effetti ha questo sulla vostra immagine percepita?

Non abbiamo sondato la percezione che gli elettori ed i cittadini hanno di noi. Quello che vogliamo trasmettere è un’immagine di partito moderato che ha come riferimento i valori della dottrina sociale della chiesa, che si vuol cimentare con la soluzione dei problemi e non con la sola enunciazione, che vuol dare una prospettiva ai cittadini del territorio, che non ha timore a dire apertamente come la pensa.

Qual è il rapporto tra il suo partito e i mezzi di comunicazione tradizionali, ad esempio con la stampa locale? Come lo alimentate?

Il rapporto con i quotidiani è senz’altro ottimo perché è abbastanza frequente e bidirezionale. In prevalenza ci affidiamo ai comunicati stampa ma ci sono anche le interviste. Il rapporto è discreto anche con le TV locali, anche se meno frequente rispetto ai quotidiani ed ai settimanali.

Tra la presenza di molti leader d’opinione sul territorio e l’utilizzo dei social network, quale secondo lei ha più importanza ai fini della mobilitazione?

La mobilitazione dipende molto da ciò che proponi ai cittadini. Quello che constato è che molto dipende dal rapporto che hanno i nostri responsabili e i nostri militanti sul territorio. Soprattutto laddove siamo presenti è più facile comunicare con i cittadini. Invece laddove non ci siamo proviamo ad utilizzare i mezzi che la tecnologia moderna mette a disposizione: sms, mail, facebook, comunicati stampa, ecc. Anche con questi mezzi si può raggiungere un buon numero di cittadini, però la mobilitazione riesci ad ottenerla in modo soddisfacente solo se oltre ad un buon motivo hai anche un messaggio chiaro e diretto.

Come si pone l’Udc locale rispetto alla linea del partito a livello nazionale in termini di comunicazione politica?

La nostra comunicazione riguarda prevalentemente la politica ed i fatti locali. Raramente ci siamo riferiti alla politica nazionale perché su quella poco si incide con comunicati stampa. Sulla linea politica nazionale si incide quando vengono riuniti gli organi nazionali del partito o con prese di posizione da parte degli organi provinciali del partito.

Credo molto in una attività comunicativa interna al partito, attraverso gli organi che democraticamente si è dato piuttosto che ad una comunicazione fatta attraverso i media.

 

Intervista a cura di Daniela Bavuso

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Sarti di Estremo Centro (UDC Nazionale)

   

 

 

 

Di grande impatto i manifesti UDC. Questa sì che è comunicazione!

Il messaggio è semplice e immediato, sono le immagini a conquistare lo sguardo e le headline rafforzano la main promise. Un messaggio deciso, detto ad alta voce (carattere maiuscolo), poche parole, due esclamazioni che affrontano la forte frammentazione che vive il Paese sia a livello politico che sociale (“Basta strappi. Ricuciamo l’Italia”, “Basta divisioni. Insieme ricuciamo l’Italia”). Il testo è ben studiato. Parole semplici, di facile comprensione, ma che piacciono anche ai target più alti; linguaggio retorico, metonimie (es. bandiera=Italia) e una forte comunicatività. 5 i concetti chiave:

1. Patria: I colori e la bandiera Italiana stessa sono presenti in entrambi i manifesti. C’è un forte richiamo all’unità nazionale e al valore della patria.

2. Famiglia: Le tre mani del secondo manifesto sono quelle di un padre, di una madre e di un bambino. Ecco quindi che emerge il target principale dell’UDC: le Famiglie.

3. Unione: L’unione della famiglia, l’atto di ricucire, di rimettere insieme, il messaggio che utilizza il NOI, “Insieme ricuciamo l’Italia” è una strategia inclusiva vincente, inoltre non dimentichiamo il nome del partito “Unione” di Centro.

4. Conservazione: Non costruire ex novo, ma Ri-cucire, ri-unire l’Italia. E poi la scelta del filo di lana rimanda a qualcosa di antico, di familiare. Si punta verso un elettorato conservatore… famiglie e anziani, magari nostalgici DC.

5. Partito: Il simbolo UDC. Accattivante, “nuovo di zecca”.   Piuttosto grande rispetto alle consuete dimensioni di un logo all’interno di un manifesto. Ma si comprende anche dal posizionamento all’interno dei manifesti che si lavora sulla corporate image. Ossia è il Partito il protagonista con il suo leader (Casini) e le sue origini (scudo crociato). È al “centro” della bandiera italiana, al “centro” del sistema partitico… e “accanto” alle famiglie!

Di forte impatto anche l’imperfezione delle cuciture, che a mio parere è una scelta interessante. Evidenzia, infatti, la difficoltà di tale missione. Ma la bandiera è già ricucita… quindi sull’elettore provoca la sensazione che qualcosa già si sta facendo e che insieme si potrà fare meglio.

Voto 9!

Marina Ripoli

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