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Quali novità?

Prima delle vacanze le novità in termini di comunicazione politica non mancano. Da una parte, c’è Berlusconi che sente l’urgenza di comunicare la sua distanza da Fini e dai Finiani. Dall’altra, Vendola comunica, un po’ in anticipo, la sua autocandidatura alle primarie del centrosinistra che decreteranno il prossimo candidato premier. Nel Pd, invece, si parla di innovazione nel ‘modo’ di comunicare.

Di recente, infatti, il Partito Democratico ha adottato il QR code, l’innovativo codice a barre digitale che permette di approfondire manifesti o volantini semplicemente collegandosi ad Internet con il proprio cellulare. Ovviamente, poi tanto semplice non è, perché sono ancora molti coloro che non si collegano on-line tramite il cellulare e sono ancora pochi quelli che utilizzano tale servizio con familiarità e frequenza; mentre, c’è da dire, che il Partito Democratico intende invece rivolgersi ad un elettorato molto più ampio ed eterogeneo. Proprio per questo, il nuovo strumento di comunicazione – inaugurato con entusiasmo dal Responsabile Comunicazione PD, Stefano di Traglia – è stato oggetto di aspre polemiche e giudicato troppo elitario e lontano dai suoi elettori.  

Personalmente, credo che prendere di mira il PD per aver scelto di utilizzare il QR-code sia eccessivo, soprattutto se lo si considera nell’ottica di un’innovazione incrementale, ovvero come uno strumento aggiuntivo e non sostitutivo della comunicazione tradizionale. Tale scelta, inoltre, sembra in linea con la mission delle origini del Partito Democratico, che si presentò nell’ottobre 2007 come un partito promotore e portatore di innovazione tecnologica. Ricordate i tempi di Veltroni, con la proposta dei circoli telematici e  l’introduzione di un nuovo sito trasparente e interattivo? Allora i siti web degli altri partiti erano molto indietro… il sito del Partito Democratico, invece, si propose addirittura come un vero e proprio Sistema Informativo[1].

L’utilizzo del QR code, poi, non è nuovo in Italia, lo avevamo già visto in Lombardia per le regionali 2010 sul sito di  Formigoni e sul materiale di comunicazione del candidato Udc, Enrico Marcora. Il Pd non arriva quindi primo su questa innovazione e perciò non può essere criticato per aver deciso di sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Ciò non significa, però, confondere un’innovazione tecnologica con una proposta politica, stiamo parlando di due piani diversi.

Stravolgendo McLuahn (il Maestro non me ne voglia) il mezzo non dev’essere il messaggio ‘politico’, ma può rappresentare un fattore anticipatore dell’innovazione di una forma mentis, ossia quella dell’approfondimento delle notizie politiche anche per strada dal proprio cellulare. Anche questo è un modo per avvicinarsi di più alle giovani generazioni sempre più tecnologiche e telematiche.

Marina Ripoli

 


[1] Il Partito Democratico assicura un Sistema informativo per la partecipazione basato sulle tecnologie telematiche adeguato a favorire il dibattito interno e a far circolare rapidamente tutte le informazioni necessarie a tale scopo. Il Sistema informativo per la partecipazione consente ad elettori ed iscritti, tramite l’accesso alla rete internet, di essere informati, di partecipare al dibattito interno e di fare proposte. Il Partito rende liberamente accessibili per questa via tutte le informazioni sulla sua vita interna, ivi compreso il bilancio, e sulle riunioni e le deliberazioni degli organismi dirigenti. I dirigenti e gli eletti del Partito sono tenuti a rendere pubbliche le proprie attività attraverso il Sistema informativo per la partecipazione (Statuto del Partito Democratico, art.1, comma 9).

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PD Varese: Motivazione e Comunicazione orizzontale

Comunicazione e scambio orizzontale tra circoli, utilizzo dei new media come canali preferenziali, certo… ma soprattutto, punti programmatici in grado di “bucare”. Questa settimana abbiamo incontrato per voi Stefano Tosi, segretario provinciale del PD di Varese e Consigliere regionale per il partito in Lombardia, che ha fatto il punto della situazione sulla strategia comunicativa e sulla strada percorsa del partito nel varesino, oltre che su quelle che saranno le risorse e le tematiche che il partito metterà in campo in occasione delle amministrative 2011. Obiettivo: motivare e far comunicare tra di loro gli elettori.

Il suo mandato sta scadendo: su cosa dovrà investire il futuro segretario in termini di comunicazione per aiutare il partito a livello provinciale?

Sì, siamo alla fine di questa bella esperienza durata tre anni. Credo che tutti possano riconoscermi l’impegno teso alla costruzione di un partito moderno, popolare, dal profilo profondamente riformista. Colgo, quindi, l’occasione, per ringraziare i sostenitori e gli iscritti al PD che non hanno mai fatto mancare il loro indispensabile sostegno. Al futuro segretario auguro, naturalmente, di poter avere più soddisfazioni elettorali di quelle che ho avuto io. In termini di comunicazione, gli consiglierei di investire più risorse in un sistema in grado di rilanciare efficacemente sul territorio, con gli strumenti tradizionali e quelli telematici, pochi messaggi comprensibili da parte di tutti. Sarebbe, inoltre, importante se riuscisse a mettere tutti i circoli territoriali e d’ambiente, gli amministratori locali in rete, al fine di agevolare la comunicazione e la trasmissione fra loro delle esperienze migliori. Gli raccomanderei, infine, di insistere nella comunicazione istituzionale attraverso una forte periodicità delle conferenze stampa e degli interventi presso i mass media locali.

C’è qualcosa che non ha funzionato nella scorsa tornata elettorale a livello di comunicazione politica?

Nell’ultima tornata elettorale, mi pare che, dal punto di vista della comunicazione politica, ci sia stato un netto miglioramento da parte del PD, sia a livello regionale che provinciale. Permane, tuttavia, una sproporzione di risorse tra noi e il centrodestra che, tra l’altro, in provincia di Varese, può schierare, quasi ogni giorno, i suoi maggiori leader nazionali. Malgrado lo sforzo compiuto dai singoli candidati, le risorse che il partito ha potuto mettere a disposizione per la comunicazione sono stati largamente insufficienti. Purtroppo è ampio, rispetto ai nostri competitori, il divario anche su mezzi di propaganda diffusi come la classica pubblicità sugli organi di informazione locale o sulle fiancate degli autobus di linea. In campagna elettorale non siamo riusciti a colmare il gap derivante dai dati elettorali di partenza dei partiti, pur avendo una buona performance come voti di preferenza espressi dalla nostra lista .

Quanto conta per voi l’ascolto del territorio? E come concretamente lo sviluppate?

Per noi l’ascolto del territorio è fondamentale. Lo sviluppiamo, innanzitutto, attraverso i nostri 84 circoli, le 12 Feste e le centinaia di amministratori locali. Stando con i gazebo, quasi ogni sabato e domenica, fra la gente. Per quanto mi riguarda, ho la soddisfazione di avere contribuito a creare una scuola di formazione per i giovani, puntando decisamente anche su Internet, con sito, blog e facebook.

Lei è propenso ad un tipo di campagna elettorale aggressiva – orientata alla denuncia delle inadempienze – dal punto di vista organizzativo? 

Sono convinto che un po’ di aggressività, in campagna elettorale, sia inevitabile. Ma senza esagerare! Gli elettori, infatti, non amano le risse e, ormai, sono abituati a badare al sodo, ovvero alla credibilità delle persone, alla forza della proposta politica ed all’efficacia e chiarezza di alcuni punti programmatici in grado di “bucare”. Molto spesso il nostro schieramento offre messaggi troppo complessi che sembrano lontani dalla percezione di “comunanza” richiesta dall’elettore. Da questo punto di vista, la grave crisi economica che ha colpito il nostro Paese, ha rafforzato la tendenza degli elettori del Nord a rifuggire sempre di più dalle posizioni demagogiche o troppo ideologiche per propendere invece alla ricerca del mix più affidabile di “protezione ed innovazione”.

In vista delle prossime elezioni amministrative locali (Varese, Busto e Gallarate nel 2011, ndr) quali sono le strategie di comunicazione che il PD della Provincia di Varese intende mettere in atto? Vedremo qualche elemento innovativo?

In vista delle prossime elezioni il PD saprà mettere in campo ottime squadre e una strategia di comunicazione non solo innovativa, ma anche efficace. Studi specifici, infatti, dimostrano che sono sempre di più le persone disponibili a cambiare completamente opinione tra una elezione e l’altra. Per questo, il partito deve sapersi attrezzare non solo per riconquistare i propri elettori ma soprattutto per conquistare quelli incerti e coloro che, sempre più spesso, disertano le urne. Ciò non significa scegliere solo gli slogan più efficaci, bensì decidere il messaggio e il tono da utilizzare. In particolare con le prossime misure sulla finanza locale la nostra offerta politica dovrà essere in grado di rappresentare al meglio la comunità locale, il lavoro di miglioramento dei risultati dell’utilizzo delle risorse pubbliche e lo sforzo di risolvere i temi legati all’economia. Creare coalizioni credibili, unire le primarie con la costruzione di programmi forti sono le priorità. Si utilizzeranno nella comunicazione sia i mezzi tradizionali derivanti dal contatto personale diretto che la nuova “rete” resa possibile da internet.

Intervista a cura di Daniela Bavuso

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Nichi Vendola: un’altra minaccia per il Pd?

In questi giorni Nichi Vendola ha praticamente ufficializzato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra che decreteranno il prossimo candidato premier e, da subito tutti (o quasi) nel Pd si sono scatenati con considerazioni più o meno appropriate.

Tra i tanti dubbi che Vendola ha creato, c’è una verità inconfutabile: sta dettando l’attuale agenda politica, offuscando, almeno per una volta, anche Silvio Berlusconi.

Ma per il Pd Vendola è una minaccia o, al contrario, un valore aggiunto? Se il centrosinistra riuscisse almeno per una volta a rimanere unito sarebbe sicuramente una grande opportunità, almeno per “sparigliare le carte”, ma vista la situazione attuale dell’opposizione, per ora, l’uscita allo scoperto di Vendola sta creando solo grande confusione.

Tra le tante critiche fatte a Vendola c’è quella di aver affrettato troppo i tempi; cosa questa poco importante rispetto alle tematiche e proposte poste proprio dal leader di Sinistra e Libertà. Avrebbe più senso, quindi, se anche il Pd riuscisse ad essere davvero protagonista nella costituzione dell’agenda politica, cercando per esempio di creare un “nuovo” linguaggio proprio come sta facendo Nichi Vendola. 

 

Vendola può ovviamente essere criticato per alcuni suoi punti di vista, ma è sicuramente riuscito a ritagliarsi un suo spazio, a costituire un team qualificato che lo supporta anche con proposte innovative per quello che riguarda la comunicazione politica.

La speranza, quindi, è che anche grazie a Vendola il Pd riesca finalmente a diventare un “contenitore di proposte realmente innovative”.

Luca Checola

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Parole “pesanti”

Cosa si nasconde dietro le parole, se non la cultura di una comunità?
Il bagaglio simbolico di un gruppo di individui che condividono la varietà e la complessità di un sistema di segni vocali, un proprio linguaggio?

E in politica? In una comunità di militanti, la cultura di partito ha una storia e un significato, una sorta di costellazione di ideologie, miti, credenze, rituali, linguaggi. Cosa sono, dunque, gli appellativi “Compagni”, “Amici” o “Camerati” se non le parole che costituiscono questa costellazione, simboli che evocano emozioni e spingono gli uomini ad agire. Sono gli emblemi di un vocabolario specializzato, veicoli della comunicazione interna di alcune organizzazioni politiche. Parole che hanno costruito e mantenuto socialmente eredità storiche e valutazioni culturali. Parole che, al di fuori dei propri gruppi di appartenenza e dei partiti che le utilizzano, non rappresentano lo stesso universo di significato con il quale s’identifica il militante.

E nel Partito Democratico cosa significano gli appellativi Compagni e Amici? Anche qui sono qualcosa di più di termini, parole… “significano” qualcosa di più. Altrimenti non si spenderebbero quei due o tre minuti in più, ad inizio di ogni discorso, per salutare l’uditorio con entrambi i nominativi. Non nascerebbero polemiche se l’attore Gifuni (non tesserato), quasi in un impeto liberatorio, si rivolge ad una platea di Democratici con un ‘pericoloso’ «Compagne e Compagni!».

Il punto è che questi appellativi continuano ad essere motivo di distinzione e non di fusione all’interno della formazione democratica. Sono il sintomo della difficoltà che questa formazione politica ha nel lasciare il vecchio per il nuovo; o meglio la difficoltà del trasformarsi, proiettandosi verso il futuro, ma non abbandonando i retaggi del passato.

Le difficoltà, così, diventano resistenze al cambiamento…

E oppongono resistenza coloro che sentono la necessità di riaffermare le proprie radici a dispetto delle altre parti; ma anche coloro, che appartengono al presente e non vogliono sentirsi schiacciati dal passato.

Così, mentre i militanti di cultura rossa si entusiasmano alle parole di Gifuni, gli esponenti moderati del partito prendono le distanze dall’attore e i Giovani democratici manifestano la propria estraneità alla parola “compagno” e alla Festa dell’Unità.

Certamente tali polemiche appaiono sterili agli occhi degli elettori, ovvero l’ennesimo segnale di autoreferenzialità lanciato dal PD. Ma bisogna tener conto che un partito non è solo un organismo politico, un partito è anche una comunità di persone, un gruppo organizzato di donne e di uomini che lavorano sui territori animati da scopi, valori e principi comuni. In altri termini, come in un’impresa, parliamo di cultura organizzativa, di comunicazione interna, elementi che s’incarnano ed alimentano l’identità di un gruppo. E con l’identità non si scherza!

Marina Ripoli

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PD Lodi: La fiducia si conquista con progetti validi

Questa settimana Spinning Politics ha intervistato Mauro Soldati, Segretario Provinciale del Partito Democratico di Lodi, che ci ha descritto una realtà piccola e consolidata, fondata sulla fiducia nella capacità dell’elettorato di premiare i progetti più validi, e che per vincere, punta sulle capacità e sulla qualità dei candidati nel raggiungimento degli obiettivi: vivere con semplicità e pensare con grandezza nella “bassa”.

Partiamo dalle ultime elezioni amministrative, dove Lodi si è dimostrata una delle poche eccezioni vincenti del centrosinistra lombardo; a tal proposito, quali sono stati i vostri punti di forza, quelli che vi hanno condotto alla vittoria?

La buona amministrazione è la prima cosa che viene valutata dai cittadini, tanto più nelle elezioni comunali, dove gli interventi impattano direttamente con la popolazione, e noi venivamo da un mandato molto positivo, dove risultava evidente che la città era cambiata ed era cambiata in meglio. A ciò abbiamo unito una presenza molto forte tra la gente. Non solo incontri formali, ma anche appuntamenti più semplici, quasi improvvisati, dove con più facilità le persone potevano esprimersi e i candidati fornire le loro idee.

Dalla vostra ultima campagna elettorale si evince il ruolo fondamentale delle relazioni personali sul territorio, come alimentate questo rapporto e la gestione dell’ascolto?

Più che sulle relazioni personali, in questa tornata elettorale abbiamo costruito un rapporto sugli obiettivi da perseguire e sulle capacità e qualità dei nostri candidati, il che rende più semplice una vicinanza che poi si traduce in sostegno. Di sicuro i cittadini hanno maggior capacità di valutazione e comprensione di quanto anche la politica crede. Le elezioni di Lodi ne sono un esempio concreto, con 4 mila persone che nello stesso giorno hanno ad esempio cambiato il proprio orientamento, votando centrodestra alle regionali e centrosinistra alle comunali. Un numero così consistente non può essere risolto solo con le relazioni personali, ma implica una fiducia diversa, più legata alla validità del progetto.

Quale elemento pensavate potesse minacciare il risultato positivo ottenuto alle ultime elezioni amministrative?

Una semplificazione della scelta in campo, sull’onda di temi nazionali, veicolati dai media, piuttosto che sul lavoro fatto e le esigenze concrete del territorio.

Passando ora a parlare di comunicazione politica, quanto pensa che una strategia implementata da un professionista possa influire sugli esiti di voto?

L’improvvisazione non è mai una risposta. Le professionalità sono fondamentali, ma senza l’esperienza e la conoscenza del territorio sono inutili. Di sicuro noi abbiamo bisogno di supporti, ma è altresì fondamentale un impegno diretto di militanti e gruppo dirigente, che esprime anche professionalità in merito. Siamo un partito che ha bisogno di protagonismo e ruoli diretti dei propri militanti e del gruppo dirigente, al fine di sentire nostra la sfida.

Tra le varie pratiche del marketing elettorale, quale pensa possa produrre un valore aggiunto se applicato alla vostra realtà?

La nostra realtà è ancora abbastanza vergine da questo punto di vista. Strumenti in campo ce ne sono, ma non vi è ancora una chiara strategia in merito. Di sicuro la continuità, nei messaggi, nella presenza, nelle proposte, è un elemento che richiede anche adeguati strumenti per essere realizzata, rispetto alla quale stiamo definendo la strada da seguire, anche perché il nostro obiettivo è quello della costruzione di un rapporto con i nostri concittadini, che non può ridursi al solo appuntamento elettorale.

 Intervista a cura di Daniela Bavuso

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Il PD vince in Sardegna

Tempi duri per Cappellacci! Al di là delle previsioni, il Presidente della Regione Sardegna si trova costretto ad incassare la vittoria del Partito Democratico alle amministrative concluse nell’isola il 13 e 14 giugno 2010.

Il centrosinistra, infatti, ha portato a casa ben 4 sindaci (Nuoro, Iglesias, Porto Torres e Sestu) e 6 presidenti di Provincia (Cagliari, Nuoro, Ogliastra, Sassari, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano), lasciandone solo 2 al centrodestra (Oristano e Olbia-Tempio).

Provinciali e Comunali in Sardegna: Eletti al II Turno

A breve distanza dalla sua elezione al posto di Soru, Cappellaci si troverà probabilmente a fare i conti con una verifica di giunta ed un rimpasto politico. Eppure solo un anno e mezzo fa, il Popolo delle Libertà avrebbe vinto in tutte le 8 province sarde. Forse qualcosa è accaduto e il vento è cambiato…

…Altro che vento, in Sardegna è passato un ciclone chiamato corruzione: l’affaire Bertolaso, le indagini sui lavori per il G8 della Maddalena, le accuse ad Anemone hanno fatto sì che il clima politico nella regione cambiasse sensibilmente …e i risultati elettorali lo dimostrano.

Anche se con un’affluenza bassissima e con vittorie in corner, c’è da sottolineare, infatti, che una vittoria del genere rappresenta un segnale di cambiamento rispetto ai risultati delle scorse regionali che hanno premiato il partito di maggioranza.

Il Partito Democratico si inorgoglisce, e fa bene. Ma è solo l’inizio per recuperare i consensi persi nella tornata elettorale di marzo. Gli elettori hanno scelto di dare la loro fiducia al PD, ma bisogna ripartire dalle urne deserte e recuperare i voti dispersi con progetti validi e una politica trasparente. Le sfide del centrosinistra – come detto poc’anzi – sono infatti quasi tutte vinte con pochi voti di distanza dagli schieramenti avversari.

Non dimentichiamo comunque la nota davvero positiva delle donne in politica. Valentina Sanna, Presidente regionale del Partito Democratico, saluta con soddisfazione le vittorie al femminile di queste elezioni amministrative[1].

Una nota negativa da segnalare per il partito di centrosinistra, invece, è la sconfitta a Porto Torres, che non si è consumata a vantaggio del PDL, bensì a favore di alcune liste civiche, più la Sinistra e Idv. Questo è un segnale da cogliere: il bisogno di una politica più vicina ai cittadini!

Marina Ripoli


[1] Alessandra Giudici, unica donna tra i candidati alla presidenza delle province, riconquista quella di Sassari al primo turno; Rita Murgioni è il consigliere più votato a Quartu; Rosanna Laconi e Romina Mura sono sindaci di Dolianova e Sadali. A Guspini, con Rossella Pinna, per la prima volta il sindaco è donna. È importante poi sottolineare l’elezione di Marinella Grosso al Consiglio provinciale di Carbonia Iglesias, Laura Cicilloni al Consiglio Comunale di Iglesias, Monica Spanedda al Consiglio comunale di Sassari, la capogruppo uscente Dolores Lai e la new entri proveniente dalla Cgil scuola Esmeralda Ughi, mentre in provincia viene confermata tra gli 8 eletti Alba Canu, capogruppo uscente dei Ds.

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Comunicazione permanente per il PD di Como

Campagna permanente, cross-media campaign e differenziazione dei mezzi e dei messaggi a seconda del target elettorale: sono questi gli ingredienti di una buona comunicazione politica secondo Luca Corvi, segretario provinciale del PD di Como, che questa settimana abbiamo intervistato per voi. Una realtà di non poco conto, complessa ed oltremodo dinamica quella di Como, all’interno della quale cresce l’esigenza di valorizzare il rapporto dialettico con l’elettorato.

Partendo dalle ultime elezioni regionali, come giudica il risultato ottenuto dal PD in provincia di Como?

Il risultato delle regionali in provincia di Como può essere considerato come positivo per due aspetti: il primo é l’inversione di tendenza che siamo riusciti ad attuare, passando dal 16 per cento in provincia al 19 recuperando quasi tre punti percentuali; e seconda cosa é stata l’elezione con più di dodicimila preferenze di Gaffuri che poi é diventato anche il capogruppo PD in Regione. Dobbiamo però ammettere che queste due piccole soddisfazioni non sono assolutamente sufficienti se vogliamo davvero puntare a diventare una forza di governo credibile e riconoscibile, c’è ancora moltissimo da lavorare e la comunicazione é uno dei primi campi in cui é necessario investire.

Parlando di comunicazione politica, quali sono stati gli elementi più significativi della vostra campagna elettorale?

Nella nostra campagna elettorale abbiamo, per motivi sopratutto di risorse, puntato sull’utilizzo dei mezzi classici. Questi si sono combinati con la presenza sul territorio di tutti i candidati che si sono presentati come squadra unita e coesa, come espressione di un unico partito e portatori degli stessi ideali democratici, sottolineando ognuno le sue caratteristiche e le sue peculiarità.

Qual è la posizione del Pd della provincia di Como in merito all’utilizzo dei new media in campagna elettorale?

I nuovi mezzi di comunicazione, peraltro già molto utilizzati dal PD provinciale, hanno certamente il pregio di raggiungere velocemente molte persone, di viaggiare e di comunicare in tempo reale, superando le intrinseche lentezze dei mezzi classici: la stampa, i manifesti, i volantini. Hanno però anche il difetto di riferirsi a target con caratteristiche ancora non molto diffuse: l’utilizzo del computer è in fatti oggi appannaggio soprattutto di giovani o di meno giovani che però utilizzano il computer per lavoro. Assai più difficile è raggiungere altri tipi di target non informatizzati. Questa segmentazione crea anche un problema di linguaggio che occorre diversificare e rendere comprensibile e appetibile per tutti i possibili fruitori.

Una efficace strategia di comunicazione permanente, non solo legata alla campagna elettorale. Deve considerare ogni mezzo a disposizione e analizzare il linguaggio adatto per ogni target, per ogni mezzo e per ogni messaggio.

È risaputo che il marketing politico è un’attività poco sviluppata in Italia, a differenza di quello che invece accade negli altri Paesi Europei e Occidentali in generale; in merito a questo, che ruolo hanno i coordinamenti politici a livello locale nello sviluppo di questa attività?

Il marketing politico incontra difficoltà ad affermarsi spesso per le ritrosie degli stessi personaggi politici. La questione della comunicazione politica risente di una tradizione da “1° repubblica” e i candidati faticano a considerare che le regole della comunicazione commerciale non siano così lontane da quelle efficaci per la comunicazione politica. I pubblicitari più radicali affermano che ciò che fa vendere uno yogurt funziona anche per far votare un candidato. Volendo essere più moderati crediamo che le basi siano le stesse e che vadano opportunamente calibrate per la comunicazione politica in cui si pubblicizza un pensiero, un contenuto, invece di un prodotto. In questo i coordinamenti politici locali devono svolgere un compito educativo importante. Essenziale è soprattutto che si possa considerare una campagna elettorale concentrata in un lasso di tempo relativamente circoscritto ma che non ci si dimentichi che la comunicazione politica deve continuare senza interruzioni durante tutto l’anno. Sarà necessario quindi calibrare i messaggi e i mezzi a partire da oggi per evitare un eccessivo e spesso incomprensibile sovraffollamento di messaggi degli ultimi giorni. Così come la vita di un partito e l’elaborazione politica non devono fermarsi, così il comunicare non deve conoscere soste e intervalli.

Un’ultima domanda…in vista della prossima tornata elettorale (elezioni cittadine e provinciali 2012 ndr.) quale elemento potrebbe costituire l’innovazione rispetto al passato in ambito di comunicazione politica?

A livello di comunicazione politica la prima innovazione dovrebbe essere quella di un maggior investimento sui nuovi mezzi di comunicazione come internet e social network, inoltre come dicevamo, é importante guardare a questo aspetto delle future campagne elettorali come centrale e professionale e non come residuale. Inoltre dal punto di vista dei messaggi vogliamo puntare a far emergere le maggiori contraddizioni dell’avversario politico.

Intervista a cura di Daniela Bavuso

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Pd: comunicazione e costituzione

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Il Partito Democratico organizza e promuove in questi giorni il tesseramento dei suoi sostenitori. Lo fa sul sito internet con una sezione apposita iscrivitialpd.it, in cui il Segretario Pier Luigi Bersani invita i cittadini a costruire l’alternativa; e lo fa con una campagna di comunicazione caratterizzata da affissioni su tutto il territorio nazionale e banner pubblicitari sul web.

 Alla base della campagna di tesseramento c’è un buon concept: si sceglie di puntare sulla difesa della Costituzione e dei diritti dei cittadini: lavoro, salute, cultura, ecc. L’obiettivo è creare una vera e propria identificazione tra i principi costituzionali e quelli sostenuti dal Pd. Ciò vuole essere trasmesso attraverso lo slogan efficace “Democratici per costituzione”, una copy strategy che riprende gli articoli costituzionali (“Il Partito Democratico è fondato sul Lavoro”) e dalla grafica bianco/rossa della “D” del logo di partito.

Come si evince dai manifesti qui riportati, non viene scelta una sintesi tra immagini e parole, bensì si sceglie una soluzione tipografica. Si ricorre, difatti, all’utilizzo del lettering del simbolo del Pd (la “D” di “Democratico”), la s’ingrandisce fino a ricoprire tutto lo spazio dell’affissione e si riempie il centro vuoto della lettera con il testo del messaggio. I colori del logo sono invertiti e il bianco della “D” viene ingrigito per creare maggior contrasto con il piccolo banner in basso a destra contenente logo del partito e finalità del manifesto, ovvero il tesseramento.

Nonostante l’idea sia valida e il concept efficace, nel complesso il manifesto risulta poco incisivo e di scarso impatto visivo. Mentre il messaggio sembra più adeguato e fruibile sul web, non si può dire la stessa cosa per le affissioni. Abbiamo ripetuto più volte quale sia la funzione dei manifesti e sappiamo che per essere letti  devono innanzitutto catturare l’attenzione; inoltre, devono essere leggibili – e comprensibili – nel minor tempo possibile. Qui il testo del messaggio ha un significato importante, ma non viene trasmesso al meglio: il bastonato bianco utilizzato è troppo sottile e si perde nel rosso dello sfondo. Il testo a volte è troppo lungo e poco ‘musicale’ (“Il Partito Democratico tutela la salute come fondamentale diritto”). L’elemento più interessante e più incisivo del messaggio – ma sul quale non si punta abbastanza – è invece quello che prima abbiamo chiamato slogan, ma che in realtà è la firma dell’articolo e il pay off del manifesto: “Democratici per costituzione”. È scritto con lo stesso font del testo, ma più piccolo… Peccato!

Perché non si è puntato su quest’ultimo elemento? Perché si è scelta una linea così asettica e poco orientata alla emotività? Ovviamente ciò che si vuole trasmettere ai potenziali tesserati è una visone del partito seria e razionale, incentrata sui principi e sui valori costituzionali al fine di incarnare un’alternativa al partito di governo. Si trasmettono quindi con chiarezza i cavalli di battaglia del Pd (Lavoro, Ricerca, Salute, Ambiente, Pari Opportunità, Patrimonio storico) e l’approccio ai problemi (difesa dei diritti e della Costituzione): da ciò si evince la volontà di comunicare un’identità ben precisa – e questo è un bene – ma proprio il modo di comunicarla la fa apparire ancora sbiadita.

Peccato… una buona idea, ma nessuno slancio energico, ciò che invece servirebbe al Pd!

Marina Ripoli

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Bipartitismo o sindrome dell’ostaggio?

Che fine ha fatto il progetto di superamento del confuso bipolarismo coalizionale italiano? Dopo il tempo dell’iper-frammentazione partitica e dopo l’‘impero’ delle grandi coalizioni elettorali, sembrava essere giunto “il tempo delle fusioni”.

In questi anni i maggiori partiti del sistema italiano, hanno puntato infatti ad un’autoriforma che si è ispirata al bipartitismo delle democrazie europee, con lo scopo di portare a compimento il processo di razionalizzazione dell’offerta politica in atto da oltre quindici anni (in sostanza, la storia della seconda Repubblica). Il risultato si è manifestato nella nascita di due ‘nuovi’ soggetti politici: il Partito Democratico (ottobre 2007) e il Popolo delle Libertà (marzo 2009).

Ma l’Italia è un Paese adatto al bipartitismo?

A queste elezioni Pd e Pdl ottengono insieme solo il 55,7% dei consensi. Soltanto un anno fa raggiunsero circa sei punti percentuali in più e alle politiche 2008 ottennero addirittura il 71% dei voti. Anche presi singolarmente, i due partiti rappresentativi del centrodestra e del centrosinistra manifestano una riduzione della loro “quota di mercato”:

  • il Pdl passa dal 37% del 2008 al 30% del 2010;
  • il Pd si sposta dal 33% al 26%.  

Si evince, quindi, una perdita di consenso e di popolarità a vantaggio della crescita dei partiti “ago” (Italia dei Valori, Lega Nord, Unione di Centro), ai quali sono andati parte dei tre milioni di voti persi da Pdl e Pd rispetto alle regionali 2005. Basta considerare il dato che assomma le percentuali di Idv e Lega: insieme si avvicinano al 20%!

Osservando il grafico sottostante si registra tra l’altro la particolare debolezza del Pd, che solo in 4 regioni su 7 vince unicamente grazie ai propri voti, mentre il Pdl prevale anche in regioni dove ha vinto il centrosinistra grazie alle alleanze con Udc, Federazione di Sinistra e in particolare con l’Idv. Non dimentichiamo, però, che il partito di Berlusconi ha un problema ben più grave. La forte crescita della Lega fa del Popolo delle Libertà un ostaggio… Pensate alla sindrome di Stoccolma: ci sono casi in cui si sviluppa una forma di alleanza tra vittima e carnefice, la probabilità di svilupparla aumenta proporzionalmente al grado di dipendenza del sequestrato dal sequestratore: è più facile cioè che insorga in quelle circostanze nelle quali la vittima percepisce che la propria sopravvivenza è legata al proprio aguzzino!

Marina Ripoli

* Nel Lazio sono state sommate le percentuali del PDL (11,86%) con la lista Renata Polverini Presidente (26,33%).
Fonte: mie elaborazioni su dati Ministero dell’Interno

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Cronache lucane: De Filippo, Pagliuca…e Magdi Allam

In Basilicata si ricandida il presidente uscente, Vito De Filippo, appoggiato da Partito Democratico, Unione di centro, Alleanza per l’Italia e Italia dei Valori. Nel 2005 De Filippo è stato il Governatore più votato del Paese con il 67% dei consensi. Oggi si presenta con il pay off “L’innovazione continua” e una serie di headline e claim caratterizzati da una funzione conativa molto spiccata: “VOI. La Basilicata. Il Futuro.” oppure “Sarete più forti”, “Sarete più felici”. Una campagna, quindi, che mette al centro il destinatario (il popolo lucano) e non nasconde la tendenza del messaggio ad avere degli effetti extralinguistici sull’utente, effetti cioè che non si limitano alla pura comprensione linguistica, ma rivestono una funzione persuasiva poiché si cerca di influire sul destinatario scaturendo una reazione: “Se mi votate, sarete felici”. Non vi è quindi una logica inclusiva, ma c’è un “IO” (il governatore uscente) e un “VOI” (i lucani), lo stato e il popolo. Un rapporto dialettico che rispecchia le politiche di welfare promosse dalla sinistra lucana, politiche ritenute dagli avversari politici più vicine a forme di assistenzialismo che a modelli evoluti di welfare society.

Nei manifesti del candidato di centrodestra (Popolo della libertà, Mia, Mpa, Basilicata per Pagliuca), Nicola Pagliuca, l’opposizione è forte. “Da 5 anni in Basilicata una famiglia su tre è povera”, “Coalizione inaffidabile, 4 giunte in 5 anni”, “In Basilicata il più alto tasso di emigrazione sanitarie”. Queste sono solo tre delle headline di accusa che la coalizione destrorsa muove al centrosinistra e lo fa ponendole su di un fondo rosso, scritte con un lettering chiaro ed incisivo. La parte visual del manifesto, invece, è tutta concentrata nel simbolico strappo (da destra verso sinistra) che dà su un cielo azzurro (tipicamente pidiellino) avvertendo che “È ora di scegliere PAGLIUCA presidente”.

Anche il materiale di propaganda di De Filippo mostra uno strappo (da sinistra verso destra) che da un fondo bianco fa emergere un sottofondo rosso con lo slogan della campagna. Sarà un caso?

Dal punto di vista del programma, entrambi i candidati mettono al primo posto il lavoro, come ovviamente fa il candidato del Partito comunista dei lavoratori, Florenzo Doino, che si pone come alternativa sia al centrodestra che al centrosinistra.

Un’altra candidatura né di destra né di sinistra è quella di Magdi Cristiano Allam, il deputato europeo (PPE), fondatore del Movimento “Io amo l’Italia” che si presenta con la Lista io amo la Lucania (che dà il nome anche alla campagna e al sito internet) e Io Sud. Una candidatura “Per il cambiamento”: così recitano i suoi manifesti. Il noto giornalista, che ha abbandonato la fede islamica e si è convertito al cristianesimo nel 2008, ha dichiarato di essersi candidato alla presidenza della Basilicata «perché per me la Lucania è la regione più bella e i lucani sono il popolo più genuino d’Italia». Una regione che Magdi ha quindi scelto come patria e che per questo vuole “salvare” dalla inadeguatezza della sua classe politica, tacciando la destra di connivenza con una dirigenza preoccupata esclusivamente del proprio tornaconto personale e criticando la sinistra per la sua amministrazione fallimentare. Magdi sceglie perciò la logica inclusiva del “Noi” e sceglie di aprire il suo sito con un “Vogliamoci Bene. Votiamo tutti insieme” e con la semplicità di un video elettorale fumettato per creare quel legame e quel radicamento che con questa terra in realtà non ha.

Lo scenario descritto fa prospettare un secondo mandato per De Filippo, dovuto soprattutto all’ampia coalizione che lo sostiene e che comprende anche l’Udc. Ciò non toglie che ci sarà probabilmente un buon risultato da parte del centrodestra, ma sarà più curioso conoscere il risultato di Magdi Cristiano Allam.

Marina Ripoli

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