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Strategia “Ghe pensi mi”

Quanti grattacapi per il premier: Brancher, Cosentino, la manovra economica, la protesta delle Regioni, il nodo delle intercettazioni, i rapporti istituzionali con il Quirinale, i rapporti con Fini, con la Lega, la gestione del PDL, l’avanzata di un fantomatico Terzo Polo. Beh… “Meno male che Silvio c’è!”.

Ed infatti, prima che tutto potesse sfuggirgli di mano, il Presidente del Consiglio decide di intervenire!

Niente di nuovo sotto il sole, insomma… L’impeto di superomismo del Cavaliere è in linea con la sua immagine e con le sue strategie elettorali. Berlusconi, d’altronde, non è mai stato un esempio di leadership partecipativa[1], non ama delegare… Lui fa tutto da solo e il “Ghe pensi mi” del premier, come la campagna acquisti presso la squadra dei finiani[2], ne sono solo una dimostrazione. 

Questo suo intervento così imponente, in moltissimi ambiti della politica di Governo e della politica interna al PDL, implica però un indebolimento della credibilità della sua squadra, già debilitata dalle numerose inchieste giudiziarie.

Quando infatti un leader scende in campo in prima persona, invadendo ogni ambito… Viene intaccata la credibilità dei suoi collaboratori. Ciò, probabilmente, passa in secondo piano, rispetto agli interessi in campo e all’emergenza dei problemi da risolvere. Tra questi ultimi, il più grave è il continuo conflitto interno al partito del Popolo della Libertà. I rapporti con Fini, oramai, sono alle strette. Anche Letta non è riuscito a ricucire.

Lo scenario che si profila è sempre più teso e difficile. Nel frattempo Berlusconi si appresta ad azzerare ogni tipo di corrente e fondazione all’interno della formazione politica. Ne concede la sopravvivenza solo per lo svolgimento di iniziative culturali.

Di personalismi, in pratica, non ne vuol sentir parlare… basta il suo! 

Nello scorso articolo apparso in anteprima su Spinning News il 9 luglio, tenendo conto dello scollamento interno al PDL, avevo osservato che il premier avrebbe dovuto concentrarsi sul rafforzamento dell’alleanza con la Lega (in bilico fino all’attuazione del tanto agognato federalismo) e sull’opportunità di disinnescare l’eventuale formazione del Terzo Polo.

Berlusconi, infatti, non perde tempo e mette a segno un altro step della strategia del “Ghe pensi mi”, così nel corso di un party romano invita Casini ad entrare nel Governo… peccato che la Lega non sia per niente d’accordo! 

Marina Ripoli


[1] K. Lewin e R. Likert.

[2] Dei tentativi di Berlusconi di fare campagna acquisti presso la corrente finiana avrebbe parlato lo stesso presidente della camera, raccontando che il premier “li chiama uno ad uno, persino quelli che l’hanno visto solo in fotografia, e gli dice: io e te dobbiamo parlare, vienimi a trovare”.

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Guai a toccare la Nazionale!

In Italia si può criticare tutto e anche in modo molto feroce: i giudici, gli immigrati, i politici, i meridionali, i pubblici dipendenti, ecc. ma guai a toccare la nazionale di calcio.
A questo proposito ha fatto bene in termini di convenienza politica il leader della Lega Nord Umberto Bossi a pronosticare una vittoria “comprata” dell’Italia contro la Slovacchia?
Sono molte le interpretazioni che possono essere fatte delle parole di Bossi, ma probabilmente questa volta ha fatto male i conti, anche perché è difficile pensare a un Silvio Berlusconi contento per i danni diplomatici che queste affermazioni possono causare con i nostri alleati slovacchi: e allora era proprio necessario fare un’uscita del genere?
Oltre a questo, in comunicazione è molto importante ottenere una o più reazioni ai comportamenti e/o parole che vengono dette, ma è altrettanto fondamentale bilanciare tra le critiche e gli apprezzamenti, anche perché Umberto Bossi non ha affatto bisogno di attuare la linea di pensiero: bene o male, basti che se ne parli!
Nel mio piccolo onestamente potrei essere anche contento perché ancora una volta viene dimostrato lo stretto legame tra il calcio e la politica, ma in realtà potevamo anche fare a meno di questa ennesima controprova!

 Detto questo, però, è importante aggiungere che sarebbe bello se questo spirito patriottico venisse dimostrato non solo per la nazionale di calcio ma anche, e soprattutto, per problemi sociali un pochino più vitali: cercare di uscire al più presto dalla crisi economica, cercare di creare un futuro migliore per i giovani e allo stesso tempo garantire una vecchiaia dignitosa ai nostri pensionati; insomma continuiamo a tifare tutti insieme la nazionale (anche se purtroppo non a questi mondiali), ma non dimentichiamoci delle vere priorità del nostro Paese! 

Luca Checola

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Bipartitismo o sindrome dell’ostaggio?

Che fine ha fatto il progetto di superamento del confuso bipolarismo coalizionale italiano? Dopo il tempo dell’iper-frammentazione partitica e dopo l’‘impero’ delle grandi coalizioni elettorali, sembrava essere giunto “il tempo delle fusioni”.

In questi anni i maggiori partiti del sistema italiano, hanno puntato infatti ad un’autoriforma che si è ispirata al bipartitismo delle democrazie europee, con lo scopo di portare a compimento il processo di razionalizzazione dell’offerta politica in atto da oltre quindici anni (in sostanza, la storia della seconda Repubblica). Il risultato si è manifestato nella nascita di due ‘nuovi’ soggetti politici: il Partito Democratico (ottobre 2007) e il Popolo delle Libertà (marzo 2009).

Ma l’Italia è un Paese adatto al bipartitismo?

A queste elezioni Pd e Pdl ottengono insieme solo il 55,7% dei consensi. Soltanto un anno fa raggiunsero circa sei punti percentuali in più e alle politiche 2008 ottennero addirittura il 71% dei voti. Anche presi singolarmente, i due partiti rappresentativi del centrodestra e del centrosinistra manifestano una riduzione della loro “quota di mercato”:

  • il Pdl passa dal 37% del 2008 al 30% del 2010;
  • il Pd si sposta dal 33% al 26%.  

Si evince, quindi, una perdita di consenso e di popolarità a vantaggio della crescita dei partiti “ago” (Italia dei Valori, Lega Nord, Unione di Centro), ai quali sono andati parte dei tre milioni di voti persi da Pdl e Pd rispetto alle regionali 2005. Basta considerare il dato che assomma le percentuali di Idv e Lega: insieme si avvicinano al 20%!

Osservando il grafico sottostante si registra tra l’altro la particolare debolezza del Pd, che solo in 4 regioni su 7 vince unicamente grazie ai propri voti, mentre il Pdl prevale anche in regioni dove ha vinto il centrosinistra grazie alle alleanze con Udc, Federazione di Sinistra e in particolare con l’Idv. Non dimentichiamo, però, che il partito di Berlusconi ha un problema ben più grave. La forte crescita della Lega fa del Popolo delle Libertà un ostaggio… Pensate alla sindrome di Stoccolma: ci sono casi in cui si sviluppa una forma di alleanza tra vittima e carnefice, la probabilità di svilupparla aumenta proporzionalmente al grado di dipendenza del sequestrato dal sequestratore: è più facile cioè che insorga in quelle circostanze nelle quali la vittima percepisce che la propria sopravvivenza è legata al proprio aguzzino!

Marina Ripoli

* Nel Lazio sono state sommate le percentuali del PDL (11,86%) con la lista Renata Polverini Presidente (26,33%).
Fonte: mie elaborazioni su dati Ministero dell’Interno

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Sotto la camicia verde, i muscoli!

Mette in mostra i muscoli la Lega. In Piemonte e in Veneto il movimento padano conquista le poltrone dei Palazzi della Regione. Cota sorprende la Bresso (47,32%) e Zaia sbaraglia gli avversari (60,15%).

Oltre ad aver conquistato 85 parlamentari, 4 ministri, 5 sottosegretari, 355 sindaci[1], La Lega, protagonista più “antica” della Seconda Repubblica[2], conta anche 14 presidenti di provincia e 2 governatori di Regione. Regioni fondamentali nello scacchiere del Nord dove si gioca la partita del federalismo. Scacchiere più blu che rosso, che tende ad estendersi anche al centro: fortezza rossa, ma con qualche crepa!

La Lega insidia anche Emilia Romagna, Marche, Umbria e Toscana, erodendo di fatto la supremazia del centrosinistra e affiancando in modo sempre più ingombrante il Partito del popolo delle Libertà.[3] Le percentuali di consenso ottenute in queste elezioni hanno, infatti, più che raddoppiato quelle del 2005, arrivando a superare il Pdl in Veneto con un vantaggio di +10,41 punti.

Fonte: mie elaborazioni su dati Ministero dell’Interno

“La Lega è stata premiata perché è il partito delle riforme” – spiega Umberto Bossi. “Siamo il partito del cambiamento, delle cose concrete. La gente vuole queste cose e sa che noi rispettiamo le promesse. Per questo ci votano”. La Lega è difatti l’unico partito che presidia il territorio occupandosi realmente delle persone.

È anche il partito che nasce dalla percezione degli impulsi viscerali dell’“esclusione dell’altro”.  Il partito che torna alle radici, il partito del giuramento di Pontida con i raduni dei ‘cavalieri’ in costume intorno al Carroccio.

Questa è l’altra faccia della Lega, che è anche un partito istituzionalizzato al governo del Paese, ma che non tradisce mai la sua natura e le sue mission (federalismo, sicurezza, lotta contro la clandestinità).

Anche la comunicazione e il marketing elettorale di questa campagna restano fedeli all’indole leghista. Molto efficace  quella di Zaia, che oltre ad utilizzare una media strategy composita ed orientata anche ai nuovi media, grafica e colori coerenti con il suo candidate concept (ministro dell’agricoltura poco più che quarantenne), uno slogan vincente (“Prima il Veneto”), utilizza soprattutto un linguaggio molto diretto, puntando a mettere al centro della sua comunicazione (politica) l’elettore. Da segnalare la lettera del Ministro ai suoi elettori tutta in dialetto veneto nella sezione del sito web dedicata ai Post-it di Zaia.

Ma la comunicazione della Lega non si ferma alle elezioni: è permanente! Zaia e Cota prima ancora di varcare l’ingresso dei Palazzi di Regione, si scagliano – anche se poi ritrattano – contro la pillola abortiva RU486 ottenendo due risultati: 1) conquistano nuovi voti tra l’elettorato cattolico; 2) danno la prima risposta agli ecclesiastici che tanto hanno fatto perché diventassero presidenti.

E così, mentre il capogruppo del Carroccio, Roberto Cota, viene accolto nell’Aula della Camera con un lungo applauso dai banchi del centrodestra, con i deputati della Lega che sventolano le loro pochette verdi, Re Umberto gongola… ed è il caso di dire “Chi la dura, la vince!”.

Marina Ripoli


[1] Fonte Demos & Pi.

[2] Vd. Breve storia della Lega Nord.

[3] Destinati a diventare sempre più tesi i rapporti tra Lega e Pdl, che subisce anche lo sgambetto a Brunetta alle comunali di Venezia.

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Un “extraterrestre” a Venezia

E’ la cittadinanza che è ormai estranea alla politica o è la politica che parla un linguaggio alieno?

Secondo la campagna di comunicazione del candidato a sindaco di Venezia, Alfredo Scibilia, la politica non riesce più a comprendere le vere esigenze dei cittadini, si rivolge ad essi con soluzioni e linguaggi obsoleti… insomma i veri alieni sono proprio i veneziani. E Scibilia è l’extraterrestre! Alieno rispetto alla tradizionale classe politica e simbolo di un progetto politico innovativo nato dalla società civile veneziana (le associazioni Mestre una grande città, Venezia in Movimento e Mestre futura).

Nasce così il simpatico “occhio alieno”, personaggio simbolico scelto come portavoce della campagna, capace di comunicare i concept di cambiamento e innovazione alla base del programma di Scibilia. Non solo. La mascotte è dotata di lunghe antenne che intercettano i bisogni dei veneziani e non a caso è rappresentata con una forma concentrica (tre cerchi uno dentro l’altro). La proposta centrale di Una Grande Città, la lista civica dei cittadini per i cittadini, è il progetto di “Una Grande Città circolare” che supera il classico rapporto centro-periferia ed è orientato ad una logica di network e interconnessioni tra luoghi, idee e risorse dei territori di Venezia e Mestre.

Una Grande Città è un progetto collettivo. Ciò si evince dagli slogan, dalle foto di gruppo, dal sito internet che dà spazio a tutti i candidati e comunica una forte dimensione collaborativa. Tanta attenzione anche ai target più giovani.

Un aperitivo “operativo” per i giovani candidati in lista: “6 weekend in giro per Mestre e Venezia per parlare di politica e di futuro nella stessa lingua”. Così recita lo slogan dello Spritz Tour. Naturalmente non manca il monito: “Bevi moderatamente, vota responsabilmente!”.

Una campagna tutta orientata alla cittadinanza, una buona causa su cui orientare anche gli aiuti economici da parte dei cittadini sostenitori. Sul sito web si dà infatti grande risalto alla campagna di fund raising (“Aiutaci a vincere”, “Aiutaci a portare i cittadini al governo di Venezia”) poiché tutte le attività di Una grande Città sono finanziate da donazioni volontarie pubblicate per trasparenza sul sito internet.

La raccolta fondi è molto importante per una lista civica, in quanto non è sostenuta dai partiti. Scibilia, difatti, si propone come “terzo polo” nella sfida tra Brunetta (Pdl+Lega+Adc+Pensionati e altri) e Orsoni (Pd+Udc+Idv+Psi e altri), ovvero i candidati più accreditati di questa competizione elettorale che vede in tutto 9 candidati presidente e ben 800 aspiranti consiglieri in corsa. Sostenuti dai partiti maggiori, Brunetta e Orsoni, però, monopolizzano la comunicazione e nella fase più delicata della campagna elettorale sono da soli a confrontarsi all’Ateneo Veneto all’attenzione delle tre principali testate cittadine. Scibilia non è invitato e commenta così: “Un’occasione mancata di confronto democratico, ma noi non ci sentiamo di Serie B”.

Come extraterrestri rispetto all’attuale contesto politico, si misureranno, infatti, continuando a portare avanti le loro proposte da cittadini per i cittadini, supportati da una campagna di comunicazione  a mio parere efficace e originale.

Marina Ripoli

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Roberto Cota (Piemonte-Lega Nord)

Ecco a voi anche i manifesti elettorali di Roberto Cota.  Molto classico, con il suo volto e il suo nome in primo piano. Ben visibili anche i simboli dei due principali partiti che lo appoggiano (Lega Nord e PdL). Non vengono prese in considerazioni le “battaglie classiche della Lega” (immigrazione, federalismo, sicurezza), questo probabilmente in quanto per vincere non basterà solo il loro “zoccolo duro”. Un altro motivo può essere rappresentato dal fatto che il suo staff vuole far emergere il “Roberto Cota-uomo di governo”, (capogruppo Lega Nord alla Camera dei Deputati) quindi la persona.

Per quanto riguarda i colori, il verde, quello che maggiormente caratterizza il popolo leghista, è ripreso pochissimo, solo una piccola striscia in basso e il colletto del suo maglione, questo, può essere spiegato, per lo stesso motivo citato prima: per diventare Presidente della Regione Piemonte dovrà suscitare “simpatia” anche agli elettori che solitamente non votano Lega Nord. In più è risaputo che in Piemonte è, storicamente determinante il voto che si ottiene a Torino città, e nelle scorse elezioni, il centro-sinistra è riuscito ad ottenere più punti percentuali.

Luca Checola

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